PRIMO PIANO - L’avvicinamento sino-russo modifica gli equilibri nel Pacifico

L’avvicinamento politico-diplomatico tra Russia e Cina che si è registrato negli ultimi anni – i rapporti tra i due paesi sono nel momento migliore dai tempi di Gorbachev – e che riguarda soprattutto aspetti militari e approvvigionamenti energetici, potrebbe, oltre che rivoluzionare gli equilibri internazionali, anche aprire la strada ad un nuovo possibile accomodamento tra le potenze del Pacifico. Con il conseguente contenimento del ruolo degli Usa nella regione, dominante fino all’ascesa cinese dell’ultimo decennio. Il ruolo del Giappone rivestirebbe in questo scenario un’importanza fondamentale: da bastione americano dell’anti-comunismo nell’Estremo Oriente si troverebbe progressivamente a fare da ago della bilancia negli equilibri dell’area. Se, in altre parole, il paese del Sol Levante continuasse a ricercare una migliore coesistenza con Pechino e Mosca (visti i progressi che le relazioni tra Tokyo e questi due paesi hanno registrato negli ultimi anni), si potrebbero creare in futuro le premesse per un diverso assetto di poteri nel Pacifico, non necessariamente compatibile con gli interessi statunitensi.

Il successo delle formule di cooperazione multilaterale (come la Sco e l’Apec), nell’accrescere l’influenza cinese in Asia, non fa che acuire questa tendenza in fieri. Alcune decisioni giapponesi (come la scelta sostanziale di riarmarsi, modificando la Costituzione voluta dagli Stati Uniti dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale o il riavvicinamento con Pechino) e la stessa gestione della crisi coreana, pur non essendo eventi che costituiscono degli spartiacque, sono segnali di come il sistema americano nell’area stia rapidamente mutando. Certamente Tokio rimane uno dei migliori alleati degli Usa, uno di quei pivotal states sui quali si poggia la supremazia di Washington nel mondo, ma ciò non implica che il Giappone non stia tentando di ritagliarsi un maggiore spazio di manovra diplomatico, soprattutto nei rapporti con la Cina, divenuto importantissimo mercato di sbocco.

Ma le potenzialità che il secondo grande avversario americano nella Seconda Guerra Mondiale potrebbe sfruttare tramite un riavvicinamento con Mosca sono forse ancora superiori. Garantirsi rapporti costruttivi con una potenza che sta riaffermando le proprie vocazioni geopolitiche, è certamente un atout in più per la politica giapponese, spesso costretta a muoversi tra spazi angusti. Uno dei contenziosi russo-giapponesi, che ancora mina i rapporti tra i due paesi, riguarda le rispettive rivendicazioni territoriali sulle isole Curili, strascico anch’esso del secondo conflitto mondiale, quando la Russia tentò di ripetere in Giappone la politica di occupazione coreana. La pesante eredità storica dei rapporti tra i due paesi (due guerre, diffidenza e freddezza per quasi tutto il Novecento) non rende certamente questo processo di normalizzazione di facile realizzazione. Tuttavia, se le premesse di una nuova coesistenza tra le tre potenze nell’area dovessero essere considerate soddisfacenti dal governo di Tokio, il Giappone potrebbe in parte sganciarsi dall’ala protettiva di Washington. In un momento di grande incertezza internazionale come quello attuale, garantirsi la sicurezza energetica costituirebbe un vantaggio fondamentale. Anche Mosca dal canto suo, dopo aver ottenuto l’importantissimo risultato di un reale avvicinamento con Pechino, avrebbe certamente un ruolo più incisivo nell’arena internazionale.

Lo spazio politico che andrebbe formandosi muterebbe sostanzialmente le relazioni internazionali, aumentandone indubbiamente la multilateralità. La transizione futura del sistema internazionale verso un assetto multipolare resta un fenomeno difficilmente arginabile, ma dai tempi e modi tuttora imprevedibili. Le conseguenze di questi mutamenti geopolitici sarebbero senza dubbio di grande portata. Si parla ormai da tempo dell’obsolescenza dell’Onu e di altre organizzazioni multilaterali, incapaci di gestire i cambiamenti innescati dalla globalizzazione. Gli sviluppi dell’area pacifica potrebbero fungere da catalizzatore per una riforma delle Nazioni Unite, attraverso l’ingresso di altri paesi, come il Giappone, nel Consiglio di Sicurezza, certamente uno dei passi fondamentali per rivitalizzare l’organismo. La prospettiva di un’alleanza russo-sino-giapponese non è ancora una realtà dello scacchiere internazionale e probabilmente non lo sarà nell’immediato futuro, ma l’ipotesi non può certo essere esclusa. D’altra parte bisognerà capire fino a quando il “momento unipolare” degli Usa sarà effettivamente in grado di durare, tenendo anche conto dell’ormai evidente overstretching strategico americano e del futuro dei piani statunitensi di riassetto del Greater Middle East (guerra all’Iran?). Passati i tempi dell’ottimismo clintoniano, si sta rapidamente tornando da parte americana ad una visione più manichea dell’ordine internazionale. La crisi economica e lo spettro di un’altra Great Depression, giocano un ruolo importante. Come già nel XX secolo, gli equilibri mondiali passano anche per l’Estremo Oriente, vero cuore pulsante dell’ordine economico attuale. Questi paesi, stanchi di cullarsi sulle grandi civiltà del passato, stanno raffinando le strategie per competere nel nuovo ordine globale che va delineandosi. E i primi mutamenti già si avvertono.

Emanuele Di Girolamo
(23 settembre 2008)

HOME

SEGNALA QUESTO ARTICOLO AD UN AMICO