Simona Verrazzo
PRIMO PIANO - L’anniversario della Fao
Il 16 ottobre la Fao, Agenzia delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, ha compiuto 60 anni e, per commemorare l’evento, da 25 ha istituito la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Tema per l’anno 2005: Agricoltura e dialogo tra le culture. A Roma, il giorno successivo, si sono svolte in grande stile, nella sede centrale presso le Terme di Caracalla, le celebrazioni ufficiali, che sono state accompagnate, sia nei giorni precedenti che in quelli successivi, da numerose polemiche. Discusse le presenze e duri gli interventi dei capi di stato inviati, tra cui spiccano Lula (Brasile), Chavez (Venezuela), Mugabe (Zimbabwe) e Mogae (Botswana), oltre a quelli di Slovenia, Paraguay, Bosnia-Erzegovina ed il segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale Angelo Sodano. In rappresentanza dello stato ospitante, l’Italia, è intervenuto il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, mentre per il governo era presente il vice-premier e ministro degli esteri Gianfranco Fini. Sono anche intervenuti il Direttore del Programma alimentare mondiale (Pam), James Morris, ed il direttore generale della Fao, Jacques Diouf. Possiamo notare, con una vena di polemica, come non fossero presenti i leader dei cosiddetti “paesi ricchi” o, se si preferisce, “sviluppati”, se non attraverso delegazioni minori. Per quanto riguarda il cerimoniale, il presidente del Brasile Lula è stato, in quest’occasione, insignito della “Medaglia Agricola” per il suo impegno nella lotta contro la fame ed in particolare per il programma Fome Zero portato avanti dal suo governo, che è uno dei punti di forza del suo mandato. La stessa onorificenza era stata conferita, il 28 settembre scorso, anche al Presidente Ciampi: grande, e non solo simbolico, è il valore di questo riconoscimento con cui l’organizzazione rende omaggio alle personalità che si sono distinte per il loro appoggio per uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura, per il raggiungimento della sicurezza alimentare mondiale e per una più efficace cooperazione internazionale.
Le polemiche che hanno accompagnato l’apertura delle celebrazioni hanno riguardato la partecipazione del presidente del Botswana, Mogae, e quello dello Zimbabwe, Mugabe. Mogae è alle prese con una grave crisi interna, portata alla luce dei media internazionali dall’associazione Survival International, che in questi giorni stà denunciando l’ennesima pulizia etnica nell’Africa sub-sahariana. Interi villaggi di Boscimani sono stati fatti sgomberare, con gli abitanti sfrattati a forza, dalla Central Kalahari Game Reserve (Ckgr), per consegnare le terre alla società Debswana per lo sfruttamento dei giacimenti di diamanti. Nel 1969 il colosso mondiale del settore, la De Beers, ed il governo di Gaborone hanno costituito una società al 50%, la Debswana, per l’estrazione e l’esportazione delle gemme: lo stato africano “concede” le terre, mentre la De Beers si occupa della ricerca dei giacimenti, dell’estrazione e dell’esportazione. La situazione negli ultimi mesi, sta peggiorando sempre di più, come riferisce Stephen Corry, direttore di Survival International: “La polizia ha sparato contro i Boscimani per spingere la popolazione a lasciare le terre. Chiediamo di boicottare i diamanti della De Beers fino alla fine delle violenze.” A Roma Mogae, dei suoi gravi problemi interni, ha preferito non proferire parola, per evitare che la platea internazionale venisse a conoscenza della vicenda.
Più clamore, per le dichiarazioni che la hanno accompagnata, ha suscitato, invece, la presenza del presidente dello Zimbawe, Mugabe. Il suo invito a partecipare era stato aspramente criticato dai governi di Washington e di Londra, come sottolineato da Ronald P. Spogli, ambasciatore statunitense a Roma, che si è detto “stupefatto” della decisione. Le ragioni sono le sanzioni applicate dagli Stati Uniti e dai paesi dell’Unione Europea seguite alle accuse di violazione dei diritti umani e di brogli elettorali (per le elezioni del 2000) che interessano l’attuale classe politica dello Zimbabwe. Dal 2002, tali restrizioni prevedono il divieto d’ingresso sia sul territorio americano che in quello dei paesi membri dell’Unione Europea. Il problema dell’arrivo di Mugabe a Roma, è stato ovviato ricorrendo alla giustificazione dell’extraterritorialità della sede Onu, così come era stato fatto nel caso dei funerali di Giovanni Paolo II, l’8 aprile scorso, con il territorio della Santa Sede. Alla stampa internazionale che lo ho intervistato, in merito alla questione, Mugabe ha così replicato: “Lo Zimbawe è membro dell’Onu e ha tutte le ragioni di partecipare a questa iniziativa”.
Gli interventi nel corso dei lavori dell’assemblea sono emerse posizioni contrastanti. In molti hanno usato toni concilianti riconoscendo gli sforzi che in sessant’anni la Fao ha profuso nella lotta contro la fame del mondo, sebbene risulti chiaro che la strada in questo senso sia ancora lunga mentre, allo stesso tempo, i problemi e, soprattutto, la persone che hanno bisogno di essere sfamate, aumentano. I punti di riferimento per porre un argine al problema rimangono gli “Obiettivi del Millennio”, tra i quali riveste un ruolo imprescindibile il traguardo di dimezzare la fame nel mondo entro il 2015. Sono di questo avviso, ognuno con sfumature diverse, Ciampi, Fini Morris, Diouf ed il cardinale Sodano.
A far da contraltare a questo influente gruppo ci hanno pensato Hugo Chavez (nella foto), che ha accusato i paesi ricchi di essere la principale causa dei problemi che affliggono quelli sottosviluppati. Secondo il presidente venezuelano “il mondo è sotto l’egida del colonialismo globale” e “l’emancipazione dalla fame è un dovere, ma all’interno del modello economico che oggi domina il mondo è impossibile raggiungere questo obiettivo”. Il suo discorso è proseguito attaccando senza mezzi termini gli Stati Uniti, e puntando il dito contro Washington per essere il mandante di “colpi di Stato, sabotaggi economici e terrorismo” in Venezuela. Lula, sebbene si sia spesso schierato dalla parte del fronte “terzomondista”, ha preferito non calcare troppo la mano, consapevole dell’importanza strategica dell’ex colonia portoghese, il più grande e ed il più popolato del sud-America, con un territorio ricchissimo di materie prime ma con grandi e gravi problemi sia economici che sociali. Il presidente brasiliano, forte del consenso raccolto negli ultimi tre anni garantendo un reddito minimo a 7 milioni di famiglie e arrivando a distribuire 36 milioni di pasti ogni giorno nelle scuole del suo paese, ha dichiarato che “la fame è la peggior arma di distruzione di massa del nostro secolo e uccide uomini, donne e bambini innocenti. Non ci sarà pace nel mondo finché un miliardo di persone continuerà a non avere di che sfamarsi”.
(24 novembre 2005)