STATI UNITI - Via col vento

Osservando le immagini che giungono da New Orleans non si può che rimanere turbati: i volti della gente, le loro sofferenze, gli esseri umani e gli animali annegati, sradicati dalla terra madre dalle acque del Mississipi. Il grande fiume celebrato dal romanziere William Faulkner è un caleidoscopio di colori funebri, sulla superficie delle sue acque, il grigio, il giallo, il limaccioso indefinito. Una liquida marcia funebre che ci fa capire che qui, quasi fosse un buco dell'ozono terrestre, l'ordine naturale delle cose è finito per sempre. Di certo la Lousiana, e per prima New Orleans risorgeranno. Impiegheranno forse anni, ma ritorneranno alla vita: conoscendo l’indole statunitense non c’è da dubitarne. Ma questa immane sciagura ha cancellato per sempre, oltre alle case ed alla gente, quel patrimonio di storia che legava il Nuovo Mondo all’Europa.

La violenza della natura ha travolto un modo di vivere, di essere, di concepire quelle esistenze legate ad antichi culti e tradizioni venute da oltreoceano. In Lousiana la gente ha parlato per secoli il francese: il pittoresco "Cajun", una varietà della lingua nata coi primi insediamenti del XVII secolo: queste persone lo potranno fare ancora? A New Orleans sino a ieri i neri venivano ancora chiamati "nigger", un uso locale, senza malizia, privo di alcun connotato razzistico. Difficile per noi europei comprendere il significato intrinseco di quello che a tutti gli effetti è uno slang che racchiude in sé una filosofia che neppure la guerra di secessione è riuscita a strappare nel corso dei secoli. Il "Gentiluomo del Sud", il proprietario delle piantagioni di cotone ha continuato, malgrado tutto, ad essere chiamato "padrone" dai "negri". Senza che nessuno ne avvertisse l’accezzione discriminatoria.

Non bisogna dimenticare che proprio dalla Lousiana, dall'Alabama e poi dal Mississipi, iniziarono alla metà degli anni ‘60 quelle rivolte che avrebbero condotto alla fine della segregazione razziale: nel vicino Tennesse predicò e fu ucciso l'apostolo della non violenza Martin Luter King. È stato dunque cancellato un mondo, sotto certi aspetti fermo nel tempo e nello spazio. Adesso rimane il triste congedo dalle vie e dalle case dove il giovane Louis Armstrong iniziò a suonare con la banda del riformatorio dove era stato rinchiuso. Nella solare città suonò la celebre "When the saints go marchin' in": è stata l'anima del jazz a tal punto che il grande musicista qui compose la sua ultima canzone "What a wonderful world". New Orleans come spirito trainante del Sud. Quello sonnolento, pigro e solare da cui il premio Nobel per la letteratura William Faulkner trasse spunto per i suoi celebri romanzi: "Assalonne assalonne", "L'urlo e il furore", "Requiem per una monaca". Parole come acquarelli, dove il vecchio, grande Mississipi raccontava, attraverso il suo maestoso incedere, gli antichi miti, le vecchie leggende, la storia di tanti uomini e donne che si erano seduti nel corso dei secoli sulle sue sponde. Una terra di scrittori, di romanzieri e cantori della natura come Truman Capote che descrisse la vita dei piccoli proprietari terrieri legati alle loro antiche, irrinunciabili tradizioni.

La terra sconvolta dal fiume in piena ha posto fine al colore inteso come rito. Una fine senza scampo per le villette di una città dove il loro diverso colore stava ad indicare un particolare rito woodoo. Per New Orleans ma per tutti gli stati del Sud è l'anno zero. Si pensa già al domani senza sapere come sarà. Sicuramente nulla ci restituirà le dame dai vestiti sgargianti e danzanti al ritmo del Dixieland. Quale veste verrà indossata dopo la ricostruzione? Sarà probabilmente bello, aderente, moderno e comodo, ma temiamo che non avrà anima, come quando una bambina si trucca da adulta. Sarà un manichino esposto in vetrina perché lo spirito e la tradizione della Louisiana sono stati trascinati dalla corrente impetuosa delle acque. New Orleans non aveva musei, neppure opere d'arte preziose da presentare ai turisti, rappresentava, in un epoca come la nostra contrassegnata da un furente modernismo, un ponte di passaggio tra l'antico ed il moderno. Era capace di farci sognare attraverso un viaggio a ritroso nel tempo. Tutto questo è finito per sempre, forse per colpa degli uomini oppure a causa di una natura incattivita dalle troppe prepotenze a cui è stata sottoposta: questa però è un'altra storia.

Pierandrea Saccardo
(9 settembre 2005)

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