Gabriele Natalizia
STATI UNITI - Personal retirement accounts plan
Il quinto discorso sullo Stato dell’Unione, pronunciato da George W. Bush al cospetto del Congresso in seduta congiunta, ha messo a tacere ogni dubbio circa gli eventuali ripensamenti che avrebbero diviso il governo statunitense sulle controverse sfide lanciate quattro anni fa dalla Casa Bianca. La rivoluzione permanente, teorizzata dai “trotzkisti” neoconservatori, sarà il fil rouge dei processi decisionali anche per questo secondo mandato. A differenza del passato, quest’anno l’attenzione era rivolta ai passaggi riguardanti la riforma del sistema previdenziale, mentre la parte dell’intervento in merito alla situazione internazionale è stata volutamente di basso profilo per non oscurare la prima visita del Segretario di Stato Rice in Europa e Medio Oriente.
Sul banco degli imputati è salito quel welfare state, creato da Roosevelt per porre un freno alle forze centrifughe innescate dalla Grande Depressione, che rischia di causare nel 2042, data ritenuta dagli analisti come l’inizio di una sorta di “Armageddon” finanziario, un disavanzo stimato intorno ai 200 miliardi di dollari. Tale riforma è assurta a priorità interna per questo second term, ma interesserà esclusivamente gli americani al di sotto dei cinquantacinque anni. Secondo quanto promesso dal presidente le pensioni già maturate non subiranno tagli, mentre quelle delle generazioni future non andranno ad aggravare l’imposizione fiscale. La proposta s’incentra su tre punti cardine: scelta, sicurezza e proprietà, che saranno garantiti dalla creazione dei cosiddetti conti d’investimento personale, su cui ogni lavoratore potrà versare volontariamente il 4 per cento del suo salario per un ammontare massimo di circa mille dollari, cifra passibile di un aumento annuo di cento dollari. Chiunque guadagni più di 25 mila dollari l’anno, potrà investire nel proprio account una percentuale più bassa dei suoi ricavi. I fondi, gestiti da un’equipe di professionisti con incarico statale, risulteranno inesigibili fino al raggiungimento dell’età pensionabile e verranno investiti in borsa esclusivamente nelle modalità indicate dal Ministero del Tesoro.
Dopo aver radicalmente mutato i delicati equilibri della diplomazia internazionale, rimettendo in discussione la storica alleanza con i paesi europei con l’affermazione della dottrina della guerra preventiva, ora Bush si appresta a produrre modifiche epocali anche sul versante della politica interna. Ma se è vera l’affermazione che “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”, nessuno si può illudere che sarà possibile arrestare il cammino del Personal retirement accounts plan, che i democratici non hanno esitato a definire una “roulette russa” giocata sulla pelle dei contribuenti. Soprattutto dopo il successo dello scorso novembre, quando il presidente ha riscosso dalle urne una preferenza schiacciante sul suo sfidante Kerry, destando sorpresa anche tra i suoi più stretti collaboratori, mentre il voto popolare assegnava al Partito Repubblicano la maggioranza dei seggi in entrambe le camere del Congresso. Era dai tempi della rielezione di William McKinley, avvenuta nel 1901, che un presidente americano non contava su un consenso tanto vasto. Anzi, potremmo dire che è l’unico dall’inizio del XX secolo. Il suo illustre predecessore infatti non ebbe modo di esercitare a lungo tale potere: fu assassinato nel suo ufficio con due colpi di rivoltella dall’anarchico Leon Czolgosz nel settembre successivo alla sua riconferma.
Tuttavia l’agenda interna per il 2005 è molto articolata e non si limita ai sostanziali cambiamenti da apportare alla Social Security. L’attuale amministrazione si trova a dover fronteggiare un deficit estero salito dai 56 miliardi di dollari del mese di ottobre ai 60,3 di novembre, con un peggioramento netto del 7,7 per cento. Nonostante un tasso di cambio tenuto artificiosamente alto dalla Federal Reserve, come hanno denunciato alcuni membri dell’Ue tra cui l’Italia, le importazioni dall’estero hanno raggiunto i 1300 miliardi di dollari contro i 744,9 dell’export, aumentando il disavanzo di una bilancia commerciale costretta a registrare livelli insostenibili. All’ordine del giorno sono: il drastico ridimensionamento ai sussidi erogati in favore del settore agricolo; la creazione di un’aliquota unica per le tasse che, secondo i sostenitori di un maggiore liberismo, incentiverebbe sia il risparmio che gli investimenti; la modernizzazione di un sistema fiscale considerato antiquato ed incline agli sprechi; i tagli sulla sanità pubblica, in nome di un maggiore controllo esercitato direttamente dai nuclei famigliari sulle spese per la salute.
Il drastico ridimensionamento dei costi sociali rischia però di essere vanificato nel 2006 da un incremento dell’8 per cento del budget destinato alla sicurezza nazionale e alle operazioni militari, pari a 419,3 miliardi di dollari. “Non fisseremo una tabella di marcia artificiosa per lasciare l’Iraq, perché ciò incoraggerebbe i terroristi e li indurrebbe a pensare di poter attendere la nostra uscita di scena per rientrare in azione”, ha precisato il presidente Bush durante il suo intervento. Intanto le dichiarazioni rilasciate da Condoleezza Rice a proposito delle relazioni tra Stati Uniti ed Iran nel corso del suo grand tour presso i maggiori capi di stato europei, fanno presagire nuovi venti di guerra.
(9 febbraio 2005)