STATI UNITI - Le Ong, tra conservatorismo e fondamentalismo religioso

Il mondo associativo, il terzo settore, le realtà non governative internazionali e locali, vivono oggi, in una fase di transizione ed incertezza, una profonda crisi di identità. È evidente come molti degli insuccessi della cooperazione nel mondo abbiano avviato un dibattito riguardo all’efficacia, alle forme ed ai contenuti delle politiche stesse di sviluppo. Il caso americano porta su di sé i segni di questa crisi nello scontro, non solo ideologico, che vede contrapposte le Ong confessionali e conservatrici a quelle laiche ed indipendenti.

Nel 1982 Joseph Montville, che allora faceva parte del servizio diplomatico americano, coniò l’espressione di track two diplomacy, seconda via diplomatica o diplomazia officiosa, per distinguerla dalla track one diplomacy, cioè la diplomazia ufficiale, e per designare una vasta gamma di contatti e concorsi officiosi, alternativi, atti a regolare i conflitti sia sul piano nazionale che internazionale. Alla fine degli anni ’80, il raggio di azione del sistema americano cambiò, allargandosi ed arricchendosi di nuovi elementi. Una nuova diplomazia a “voci multiple” (multi–track diplomacy) e polifonica, si incentrò sull’azione di organismi militari, non governativi, del mondo degli affari, della ricerca, nonché dei soggetti religiosi e mediatici. Il caso delle Organizzazioni non governative americane, è lampante: esse hanno assunto funzioni “paradiplomatiche” complementari alla diplomazia ufficiale, tracciando nuovi e più consistenti legami con lo Stato federale ed altri attori privati. Tuttavia questa “privatizzazione” delle attività si accompagna ad una diminuzione del controllo politico da parte del Congresso e ad una riduzione della trasparenza di alcune delle azioni sensibili condotte. Dunque tra gli effetti di questa “esternalizzazione” dell’attività di cooperazione, possiamo annoverare l’instaurazione di una dinamica bilaterale della politica americana dell’aiuto internazionale e la commercializzazione di quest’ultimo, che vanno a scapito dell’ approccio multilaterale basato sulle agenzie dell’Onu.

Dal punto di vista americano, l’attore economico privato assume un ruolo fondamentale nella condotta della politica estera. Questa lettura neoliberale dei conflitti, dominante tra le numerose organizzazioni internazionali, conduce ad una filantropia dannosa, perché strategica. L’amministrazione Bush ha annunciato, per il Millennium Challenge Account del 2002, di voler pervenire rapidamente ad una “privatizzazione dell’aiuto” e ad una forma particolare di partenariato pubblico-privato, sostenuto da agevolazioni fiscali. Inoltre, come emerso da una valutazione del mondo associativo svolta nel 2002 dal Centro di Studi del servizio pubblico della Brookings Institution, il settore della cooperazione ha subito notevoli pressioni a partire dall’11 settembre 2001. Organizzazioni come Refugee International, che si mostrano critiche di fronte alle scelte politiche nella crisi irachena o che si rifiutano di sottostare ai nuovi regolamenti di “certificazione”, sono state fortemente criticate e minacciate di essere sostituite da altri partner nella promozione della politica estera degli Stati Uniti.

Le Ong gradite al neo-rieletto presidente hanno matrice confessionale e conservatrice, si nutrono dello stesso fondamentalismo che supporta la sua politica ed ha sostenuto la sua campagna elettorale: un credo avente alla base un patriottismo improntato sul puritanesimo calvinista. La fede negli States occupa lo spazio pubblico e ciò può spiegare la rapidità e la facilità con la quale possano instaurarsi relazioni tra attori religiosi, associativi, economici, militari e politici. In una vera e propria disseminazione di discorsi fondamentalisti, la Christian Coalition, fondata nel 1989 da Pat Robertson, è solo un esempio di radicalizzazione del credo evangelico. Il suo impatto mediatico è forte: nel 1995 ha lanciato un programma mondiale chiamato World Reach, avente come obiettivo quello di convertire 500 milioni di persone nel mondo. La missione si incentra sulla diffusione del Vangelo attraverso l’uso di mass media e canali alternativi come la musica gospel. Nel 2003 i programmi del World Reach, basati sulla “Parola Divina” e sul sostegno alla guerra ed alle operazioni belliche in Medio Oriente, hanno raggiunto più di duecento paesi, per un totale di 1,6 miliardi di persone. Ha recentemente inaugurato, e consacrato, nuovi studi a Jakarta, in Indonesia, oltre che a Kiev. Non é un caso se il National Council of Churches, di cui non fa parte l’ala cattolica bensì quella luterana, episcopale e metodista, all’indomani del voto del Congresso dell’Ottobre 2002, abbia autorizzato il presidente Bush all’uso della forza in Iraq.

Nell’ambito delle dottrine militari emergenti in capo all’amministrazione, gli attori non statali americani sono integrati nell’architettura della sicurezza nazionale di Washington nella lotta contro il terrorismo e costituiscono una componente essenziale del soft power degli Usa. Le Ong sono, secondo Colin Powell, degli “agenti della politica estera statunitense” e “moltiplicatrici di forza” nella lotta al terrore mondiale. Non bisogna dimenticare che il peso sulla scena mondiale delle Ong evangeliche e fondamentaliste, sostenute apertamente dalla Casa Bianca, passa per una consistente e gravosa riduzione degli aiuti alle associazioni ed organizzazioni a scopo non lucrativo e laiche.

Alessandra Lombardo
(26 novembre 2004)

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