Dopo l’arresto di Lopez e Ledezma in Venezuela, cosa fa l’Italia?

Leopoldo Lopez, cofondatore insieme a Henrique Capriles e Julio Borges di Primero Justicia, e Antonio Ledezma, ex sindaco di Caracas, entrambi già agli arresti domiciliari, sono stati prelevati durante la notte e portati in un carcere militare. L’accusa è legato a un presunto piano di fuga preparato dai due oppositori di Maduro.

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Si tratta chiaramente della immediata conseguenza della nuova Costituente, il presidente venezuelano aveva esplicitamente dichiarato che il ruolo principale dell’organismo era diretto a contrastare l’azione dell’opposizione e la stampa indipendente. Maduro aveva minacciato di attivare una repressione violenta nei confronti dei leader dell’opposizione, colpevoli di fomentare “le insensate manifestazioni degli ultimi mesi”. Le elezioni per la Costituente si sono tenute la scorsa domenica, durante la giornata elettorale le opposizioni, che hanno boicottato le urne, hanno ripetutamente mostrato le foto dei seggi vuoti. L’affluenza dichiarata dal governo è del 41 per cento mentre seconde le opposizioni solo 2,5 milioni di venezuelani si sono recati alle urne, facendo registrare un’astensione del 90 per cento. Il dato più grave della giornata elettorale restano i 16 morti, tra cui due minori e un candidato alla Costituente.

Le risposte di molti paesi sono state immediate Messico, Argentina, Cile, Perú, USA, Panama, Colombia, Paraguay, Brasile, Canada, Costa Rica, Svizzera e Spagna hanno dichiarato di non riconoscere il risultato elettorale. Il comunicato del ministro Angelino Alfano si attesta su toni decisamente diversi: “L’avvio dei lavori dell’Assemblea non fa venir meno la necessità urgente di un dialogo costruttivo con l’opposizione, sulla base delle quattro condizioni poste dalla Santa Sede, per scongiurare il rischio di una definitiva frattura politica e istituzionale nel Paese”. La tentata mediazione del Vaticano è stata descritta da molti analisti come l’ennesima mossa di Maduro per poter guadagnare tempo e sconfiggere l’opposizione interna, già in precedenza una lunga trattativa portata avanti da Zapatero con il governo venezuelano si era dimostrata controproducente. Le proteste di piazza stanno andando avanti da quasi un anno e solo negli ultimi quattro mesi hanno perso la vita oltre 120 persone.

Migliaia di uomini e donne, giovani e anziani, scendono in pazza tutti i giorni rischiando la propria vita per manifestare l’opposizione a Maduro. La situazione interna del paese è sempre più grave, le trattative sono purtroppo ormai inutili. La frattura nel paese evocata da Alfano si è già consumata, in questi mesi il Venezuela sta vivendo una vera e propria guerra civile, ognuna delle parti in causa è ben cosciente dei pericoli del futuro. La risposta del ministro Alfano è con le parole della giornalista italo venezuelana Marinellys Tremamunno: “una chiara accettazione dell’insediamento della Costituente, motivo scatenante dell’ira degli italo-venezuelani sui social network, visto che attendevano una condanna netta della Costituente da parte del governo italiano”.

Condanna che è arrivata con le parole dell’ex ministro degli affari esteri Terzi di Sant’Agata che ha espresso la sua vicinanza ai due prigionieri auspicando “la fine della sanguinaria violenza perpetrata da un regime superato dalla storia, per rendere Giustizia alle vittime, e punire i criminali di questo immane disastro”

In Venezuela è presente una consistente comunità italiana e si stima che più di un milione di venezuelani abbiano origini italiane. L’attenzione di Roma nei confronti della grave crisi umanitaria che il paese sta vivendo deve necessariamente essere diversa. L’Unione Europea ha mostrato un chiaro disappunto nei confronti dei risultati elettorali di domenica, secondo l’Alto rappresentante Federica Mogherini l’elezione “ha aumentato la divisione nel Paese e porterà a de-legittimare ulteriormente le istituzioni democraticamente elette”. Un primo passo dell’Italia in vista di un’azione decisa contro il governo Maduro potrebbe essere proprio il mancato riconoscimento del risultato elettorale di domenica, seguendo l’esempio della UE e di molti altri paesi. Al di là delle palesi irregolarità nelle votazioni, una giornata elettorale che lascia sedici morti sull’asfalto e che viene seguita dall’arresto dei due principali oppositori politici dimostra come il tempio del dialogo costruttivo evocato da Alfano sia irrimediabilmente passato.