Italia a Taiwan: intervista con l’architetto Martinelli

Con questa intervista inauguriamo una serie di interventi dedicati alla comunità italiana a Taiwan e alle relazioni economiche, commerciali e culturali tra i due paesi che registrano significativi sviluppi.In questa crescita ruoli importanti, di promozione e di stimolo, sono svolti sia dal Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Taiwan (nato nel 1980), che riunisce 145 senatori e deputati di tutti i partiti di maggioranza e di opposizione, sia il Foro italo-taiwanese di cooperazione economica, industriale e finanziaria, costituito nel 2010 e co-presieduto dai rispettivi Direttori Generali competenti per il commercio estero, che si riunisce ogni anno, alternativamente nelle due Capitali, e la cui prossima sessione si terrà a Taipei l’11 settembre.

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L’obiettivo è quello di descrivere il vivace interscambio, articolato in vari settori particolarmente dinamici, il costante incremento degli investimenti, le numerose iniziative culturali e artistiche nonché i percorsi di tanti professionisti e imprenditori italiani che, da anni, operano a Taiwan. La prima intervista è incentrata su un giovane professionista e accademico italiano e di come la rete di contatti, sia istituzionali sia personali, abbia concorso in maniera rilevante al successo di un brillante progetto di riqualificazione urbana della città di Taipei.

Alessandro Martinelli, architetto e docente alla Chinese Culture University di Taipei. Come sei arrivato a Taiwan?

Sono un architetto originario di Bergamo, formato all’estero tra Svizzera e Olanda e poi arrivato a Taiwan tramite dei colleghi taiwanesi che mi hanno invitato a dare alcuni cicli di lezioni. Attraverso questi sono venuto in contatto con la Chinese Culture University di Taipei, il cui dipartimento di Landscape Architecture mi ha in seguito offerto una posizione di docenza. Detto ciò, se da quasi tre anni occupo questa posizione a Taipei, allo stesso tempo ho avuto modo di avviare insieme ai colleghi taiwanesi un’attività professionale nel campo della progettazione dello spazio pubblico e della curatela di eventi sempre legati allo spazio pubblico. L’ufficio si chiama BIAS Architects.

Proprio dalla tua esperienza professionale partiamo per raccontare un progetto in corso quello per la pedonalizzazione del centro storico di Taipei, il know-how italiano sulla preservazione dei centri storici applicato al modello taiwanese.

Si tratta di un progetto tanto in apparenza piccolo quanto in realtà importante. Si tratta infatti del primo passo di Taipei verso la pedonalizzazione dello spazio stradale nel proprio centro storico. Il progetto è articolato su tre fasi, di cui la prima prevede la pianificazione di un asse pedonale di circa un kilometro, Yanping South Road, la seconda l’implementazione di 120 metri di piano insieme ai lavori di partecipazione pubblica, la terza la compilazione di un regolamento di pianificazione e progetto degli assi pedonali del centro storico di Taipei sulla base dell’esperienza effettuata. L’eccezionalità del progetto scaturisce dall’organizzazione di queste tre fasi: pur trasformando a breve giro solo una piccola porzione di città, il progetto contribuirà a ristrutturare la pianificazione di Taipei, portando così nel tempo cambiamenti molto più estesi, se non addirittura radicali. Almeno da un punto di vista culturale, il progetto è infatti assolutamente innovativo, visto che in Estremo Oriente l’idea disciplinare di strada come spazio pubblico è in via di formazione, se non ancora assente. La cultura dello spazio pubblico, di cui l’Italia ha un grande patrimonio e know-how, implica infatti un’idea di sviluppo urbano capace di trascendere domande banalmente funzionali, come quelle dell’accessibilità. Richiede infatti investimenti capaci di sviluppare la qualità dello spazio pubblico, il comfort, l’ordine e la bellezza dello stesso, così come la sua capacità di valorizzare il patrimonio storico e strutturare la memoria collettiva. Taipei, tra l’altro, per quanto sia “giovane” da un punto di vista sociale e materiale, è una città che porta con sé le tracce di eventi storici tanto importanti quanto tra loro in conflitto, ragione per cui è già oggi cruciale ponderare il contributo dello spazio pubblico alla comprensione degli stessi.

Puoi raccontarci la genesi del progetto, ci sono state delle dinamiche rilevanti che hanno contribuito in maniera determinante?

La costruzione di un’adeguata rete sociale e con questa di un adeguato consenso al progetto, sia a livello istituzionale e professionale, che a livello della cittadinanza e del mondo dell’impresa, è stata determinante nella genesi e sviluppo dello stesso progetto. Se ovunque una buona rete di contatti costituisce un importante viatico, a Taiwan posso testimoniare sia qualcosa di ineludibile, o almeno cruciale, per conquistare la fiducia istituzionale necessaria per operare nel contesto dei beni pubblici. Bisogna tra l’altro considerare che solo pochi progetti, solitamente grandi, vengono portati a termine da imprese o professionisti stranieri, con il risultato che c’è incomprensione su molti temi, cosa che rende ancor più necessaria ad espatriati come me la costruzione di una rete di relazioni. Detto ciò, se mi sono avvalso dei miei contatti accademici per promuovere una nuova visione degli interventi di riqualificazione dello spazio pubblico, ho altrettanto cercato di usarli per includervi concetti di Smart City, anche se non esplicitamente richiesto dall’amministrazione. Le aziende di tecnologia e la pianificazione si rapportano purtroppo con difficoltà nel contesto dello spazio pubblico: se le prime mirano a progetti semplici e ad un’applicazione immediata dei loro prodotti, la seconda implica un differimento nel tempo delle realizzazioni, così come affronta problemi complessi. La tecnologia è quindi tanto necessaria quanto ancora sperimentale, non ci sono infatti standard, ragion per cui è necessario un coinvolgimento delle imprese che sviluppano le specifiche tecnologie. Per avvicinare questo obiettivo è stato determinante l’apporto del Responsabile dell’Ufficio Italiano di Promozione Economica, Commerciale e Consolare a Taipei, Donato Scioscioli, ufficio operativo a Taiwan dal 1994. Il Cons. Scioscioli è riuscito a creare un forte legame tra i membri della comunità italiana presenti nel paese. Attraverso uno dei tanti momenti di incontro da lui organizzati, ho avuto la fortuna di conoscere l’Ingegnere Giuseppe Izzo, Vice Presidente per la regione Asia-Pacifico di STMicroelectronics, azienda leader al mondo per semiconduttori e componenti elettronici e Vice Presidente della European Chamber of Commerce in Taiwan, della quale è stato anche per due mandati Presidente. Il contatto con Izzo mi ha permesso di sviluppare un rapporto con le tante aziende taiwanesi che si occupano di innovazione ed in particolare di Smart City, riuscendo così a sviluppare delle sinergie per cercare diintegrare la pianificazione urbana di Taipei e le nuove tecnologie, in particolare studiando quegli spazi tecnici che possano garantire in futuro l’applicazione della Smart Technology alla città.

Quali sono le tue impressioni e considerazioni rispetto alle opportunità per aziende e professionisti italiani qui a Taiwan? Che spazi ci sono per l’Italia e come possono essere sfruttati?

Taiwan, pur avendo dinamiche sociali apparentemente ermetiche, è un mercato dinamico e potenzialmente interessato ad imprese e prodotti italiani. Il livello culturale generale garantisce infatti una discreta conoscenza dell’Italia e del Made in Italy. Quello che dal mio punto di vista costituisce la principale difficoltà per le aziende italiane a Taiwan è la creazione di una presenza costante. Per quanto sia difficile per gli imprenditori italiani trascendere la dinamica della visita sporadica, ovviamente a fronte dei problemi linguistici e della distanza dall’Italia, la creazione di rapporti continuati e fiduciari mi pare essenziale nella maggior parte delle opportunità a Taiwan.