TURCHIA IN EUROPA ED ITALIANI FUORI DALLA TURCHIA

Si è appena conclusa, con la resa del tenace ministro degli Esteri austriaco, che ha ottenuto in cambio l’apertura dei negoziati per l’adesione della Croazia, la trattativa per l’ingresso della Turchia nell’Ue. Una questione cruciale per il futuro del continente è stata decisa sulla base dell’antica pratica dello scambio di favori. Con lo sdoganamento del paese asiatico, torna alla memoria la vicenda di Simona Deidda, che nel marzo scorso, durante un concerto in Kurdistan fu prima allontanata e poi processata per aver urlato in pubblico “Viva lo zio presidente”, un chiaro spot pro-Ocalan. Torniamo su questa storia a qualche mese di distanza, ora che la Turchia è più vicina all’Europa, mentre alla “sovversiva” cagliaritana è stato interdetto l’ingresso nel prossimo membro dell’Unione. Non si è considerati terroristi per aver messo in repentaglio la pace sociale, ma per aver richiamato un popolo alla propria identità, nominando in pubblico il nome di un leader prima estradato ed ora tenuto prigioniero. Per aver messo su un palco una minoranza che da sempre è stata tenuta sotto stretto controllo, senza la possibilità di far conoscere le proprie ragioni.

Simona, ti aspettavi, oltre all’espulsione di ricevere anche una condanna?
Tra le righe, non ho capito ancora bene che cosa sia successo. Sono delusa quanto adirata. La condanna la temevo ed è arrivata. Per cinque anni non potrò mettere piede in Turchia. Non poteva che finire così: il reato politico viene punito severamente, ed io, ai loro occhi, mi sono macchiata di una colpa molto grave.
Qual’è il contenuto della sentenza?
Quello che viene addebitato a tutti i turisti “sovversivi”, che intendono portare e difendere ideali all'interno di un paese in cui la democrazia non esiste. La libertà di opinione è un diritto universale, l'uomo che vive in uno stato democratico deve essere libero di esprimere il proprio pensiero. Ho forse azzardato troppo. Oltre alla mia condanna, i cinque anni, vi è una diffida per tutta la delegazione con cui sono partita per il Nevroz del 21 marzo del 2005. Inoltre credo di aver inteso bene, attendo ancora il documento tradotto, che per me ci sia un ulteriore restrizione per quanto riguarda la provincia di Diarbackyr.
La stessa domanda di qualche mese fa. Qual è la speranza del popolo curdo? Ti senti responsabile nei loro confronti?
Mi sento responsabile ed in parte voglio chiedere scusa anche a loro. Non pensavo che con il mio gesto avrei fatto scaturire una serie di problematiche che comporteranno pesanti restrizioni ai cittadini di Bingol. Credo che non gli sarà possibile festeggiare il Nevroz: è difficile che le autorità locali concedano questa legalità ad una festa dove covano sentimenti di identità nazionale. Mi sento sconfitta e delusa, senza volerlo ho dato vita a una forma di repressione. La mia preoccupazione principale è rivolta ora alle persone che vivono lì, persone che amo, che hanno fatto molto per me, come il mio avvocato e la sua famiglia. Temo per la loro incolumità.
Cosa è cambiato per il popolo curdo da marzo ad oggi?
Tante cose. Lo chiamano “triste settembre”. La cronaca del mese scorso in Turchia è stata monopolizzata dalle speranze disattese di un inizio di dialogo turco-curdo. Ecco qualche frase di un comunicato che mi è arrivato. “A fine agosto nella provincia di Batman, l'esercito turco ha attaccato i guerriglieri curdi, uccidendone sei. I loro corpi sono stati portati all'ospedale di Batman, davanti al quale si è riunito un gruppo di civili per chiedere la restituzione dei corpi. La polizia li ha attaccati, sparando, uccidendo un giovane manifestante e ferendone numerosi altri. In molte località i militari sono intervenuti contro la popolazione: Diyarbakir, Siirt, Kurtalan, Silvan, Midyat etc.. (In particolare, operazioni militari sono state condotte dall’esercito turco in villaggi dell’area di Silvan il 30 agosto). Ma il 3 ottobre l’Europa, purtroppo, ha quasi del tutto dimenticato la questione curda ed i massicci attacchi che la Turchia sta conducendo contro ogni ipotesi di pace. Il Consiglio dei Ministri dell'Unione non ha risposto all'appello che, dalla stessa sede di Bruxelles, era stato lanciato pochi giorni prima, durante la Seconda Conferenza Internazionale “L’Europa, la Turchia e i Kurdi”, tenutasi nella capitale belga il 19 ed il 20 settembre.
A tuo avviso, la Turchia costituisce una minaccia per l’Europa?
Costituisce una minaccia per la propria gente. Costituisce un grosso affare economico, per l’Italia e per tutti gli Stati che stanno portando avanti una campagna a favore della sua adesione. Non sono di certo io che sancisco questa preoccupazione: uno stato dittatoriale all'interno di un’Unione strettamente economica è un pericolo per il popolo europeo. Non mi pare che i diritti umani siano stati messi nella giusta evidenza in una costituzione europea ancora allo stato embrionale. Mentre si sta legalizzando la condizione della Turchia, uno stato anti-democratico all'interno di un sistema democratico.

Sara Dellabella
www.rivistaonline.com
(8 ottobre 2005)

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