Marcoflavio Giagnoni
IL RACCONTO DI PERCY ALVARADO, AGENTE CUBANO INFILTRATO TRA GLI ANTICASTRISTI DI MIAMI
Percy Alvarado è nato in Guatemala nel 1949. Nel 1960 l’arrivo a Cuba, subito dopo il trionfo della Revolution castrista sulla dittatura di Fulgencio Batista. Per ventidue anni è stato l’agente “Fraile”, infiltrato sotto falsa identità tra i gruppi anticastristi di Miami, dove ha collaborato principalmente con la Fondazione Nazionale Cubano-Americana, da cui ha ricevuto più volte l’ordine di attentare alla vita del lider maximo. Ritornato alla vita civile si è distinto come scrittore e giornalista: vive tuttora nell’isola caraibica e lavora alle dipendenze del regime al potere in qualità di esperto nel commercio internazionale. geopolitica.info lo ha incontrato, per farsi raccontare le vicende salienti del suo lavoro di intelligence al servizio del Governo di Cuba, in riferimento all’attuale situazione del suo paese.
Negli anni novanta fu incaricato di far saltare in aria il cabaret Tropicana a L’Avana. Come ha vissuto quei momenti?
Voglio precisare che il Tropicana è il più famoso cabaret del mondo all’aria aperta ed anche prima del trionfo della Revolution a Cuba era una vera e propria istituzione. È frequentato da circa 800 persone al giorno, 700 tra turisti e stranieri e 100 cubani invitati allo spettacolo per diversi meriti. I ballerini e i camerieri sono circa 350 e quasi tutte le sere più di mille persone sono presenti all’interno dei saloni dell’Hotel National di Havana City. Negli anni novanta la mafia cubano-americana sapeva che l’attentato contro questo locale sarebbe stato importante, sia per il “successo” dell’operazione, sia per infliggere un duro colpo politico al governo di Castro. Tre diversi attentati furono preparati in quegli anni: il primo tra la fine del 1992 e i primi mesi del 1993. Il cubano Olfiris Prez Cabrera fu reclutato da Zuñiga Rey, l’uomo coinvolto in molte operazioni estremamente violente contro Cuba, lo stesso che tuttora continua a fare tranquillamente il direttore della Fnac. Cabrera ricevette la somma di 20.000 dollari per l’esecuzione dell’attentato, ma fortunosamente io e i miei compagni riuscimmo a sventarlo. Dopo appena un mese fui contattato di persona dalla fondazione che mi promise la somma di 60.000 dollari: ero stato scelto per compiere l’azione contro il Tropicana. Mi dissero che la bomba doveva essere posizionata vicino alla pista da ballo, che comunque non era pericolosa e non sarebbe morto nessuno. In seguito venni a sapere da alcuni esperti, che se avessi collocato l’esplosivo in quella posizione oltre 200 persone avrebbero perso la vita.
Due terroristi le consegnarono personalmente l’esplosivo. Che cosa le dissero e dove avvenne l’incontro?
Mi trovavo in un albergo in Guatemala con Posada Carriles e Gimenez Escobedo, che mi consegnarono 450 grammi di C4, un esplosivo al plastico. Posada Carriles è uno dei terroristi più spietati che il mondo abbia mai conosciuto. È il responsabile dell’attentato contro un aereo di linea della compagnia cubana il 6 ottobre 1976, nel quale persero la vita 73 persone tra cui i 24 membri dell’associazione nazionale di scherma, con un’età media di 20 anni. Stavano tornando dal campionato centroamericano in Venezuela dove avevano appena vinto il titolo. Carriles ha cercato anche di assassinare Castro nel Vertice Ispanoamericano di Panama nel 2000 ed è stato invischiato nell’uccisione di un senatore cileno e di un ambasciatore cubano in Messico. I due mi consegnarono tutto l’occorrente e mi insegnarono a manovrare la bomba che naturalmente non esplose. Era il 29 novembre 1994, ad assistere allo spettacolo nelle sale dell’Hotel Nacional c’erano 134 italiani: sarebbe stato un massacro. La Fondazione di Miami in ogni modo non si è mai arresa e nel 2001 ha tentato un ennesimo attacco, ma i tre mercenari inviati furono catturati dall’autorità giudiziaria di L’Avana.
Sembra che Posada Carriles sia attualmente rifugiato negli Stati Uniti. Come giudica la scelta di Washington di dare asilo politico al terrorista cubano?
Io ho un’idea precisa in merito: se combatti il terrorismo devi combattere tutti i tipi di terrorismo, non c’è differenza tra loro, non ne esiste uno buono e uno cattivo. E’ sempre e comunque un male assoluto e gli Usa del XXI secolo avevano dichiarato di portare un attacco senza precedenti al terrorismo mondiale. La decisione di Bush di concedere rifugio a Carriles è una contraddizione clamorosa.
Ultimamente è stata avanzata a Ginevra una mozione sui Diritti Umani riguardante Cuba…
Premetto che nella Conferenza della Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, ha lavorato nella delegazione nordamericana Luis Zuñiga Rey, l’ex terrorista ora direttore della Fnca di Miami, lo stesso che nel 1993 mi spiegò i piani per far esplodere l’Hotel Nacional di L’Avana. È singolare che un uomo così spietato, che mi istruiva su come fosse necessario essere violenti e freddi e come occorresse colpire i punti strategici dell’isola, quelli pieni di turisti, oggi possa essere presente in una Conferenza che si occupa di Diritti Umani. Ormai siamo abituati a questo genere di mozioni: contro Cuba in questi 45 anni è stato usato un terrorismo permanente. Non solo quello che fabbrica attentati, produce vittime e provoca morti, ma un terrorismo ideologico, molto più difficile da comprendere. Io credo che prima di giudicare bisogna conoscere e chi conosce Cuba, sa che la sua gente ama la verità e la giustizia. Il terrorismo ideologico è molto pericoloso perché dicendo il falso si rischia di convertire l’opinione pubblica. È un terrorismo che si basa sulle menzogne e le falsità. Una cosa è certa: a Cuba non c’è una democrazia capitalista, ma una democrazia differente, diversa da quella che intende la gente in Occidente. La democrazia cubana e socialista è la vera democrazia del popolo. E’ vero anche che non c’è il sistema del multipartitismo, c’è un solo partito, ma è molto selettivo. Non tutti possono farvi parte e per entrarci bisogna dimostrare un alto senso etico e morale. Io ho aspettato quasi dieci anni. Non tutti sanno invece che a Cuba ci sono elezioni amministrative e la gente va a votare, scegliendo il candidato che andrà a rappresentarli. Per quanto riguarda infine le mozioni sono atti abbastanza particolari e approvate in modo strano: una volta mi chiamò l’ambasciatore del Guatemala e mi mostrò dei documenti su cui era scritto che se il paese non avesse votato il provvedimento contro Cuba tutti gli immigrati guatemaltechi sarebbero stati espulsi dagli Stati Uniti. Bill Clinton era il presidente in carica.
Ha avuto peso, secondo lei, nella mozione contro Cuba la condanna a morte dei tre dirottatori del traghetto nell’aprile del 2003 da parte del Governo di L’Avana?
Questo è un altro tema delicato, perché quando si parla di Diritti Umani riguardo la mia isola si ritorna sempre su questo argomento. Il 2 aprile 2003, un gruppo di terroristi sequestrò un traghetto dell’Avana costringendo il pilota a far rotta verso la Florida. Il giorno precedente invece un dirottatore armato di fucile e granata, aveva costretto il pilota di un aereo della compagnia locale ad atterrare a Key West, l'ultima isola dell'arcipelago a largo della Florida, che dista 30 miglia marine dalle coste cubane. Erano giorni difficili per la Revolution, ma l’immediato intervento della polizia impedì che la lancita raggiungesse le acque Usa, arrestando i dirottatori e mettendo in salvo tutti i passeggeri. Il Governo analizzò il problema: fu una decisione costosa e difficile ma avvenne nel rispetto della legislazione nazionale. I tre furono fucilati con una sanzione in rispetto della legge. Il Governo doveva mettere un freno a tutti gli atti di terrorismo che dal 1959 venivano perpetrati all’interno dei nostri confini. Dal giorno in cui la Rivoluzione ha trionfato, ci sono state più di 3.000 vittime causate dagli attacchi degli anticastristi e Cuba non poteva più tollerare questi sacrifici. Queste cifre e queste notizie non arrivano dall’altra parte dell’oceano. È il risultato della campagna mediatica contro il nostro paese: ha avuto risalto la notizia della condanna a morte dei tre dirottatori, ma di tutti gli aerei e i traghetti che il nostro paese ha perso e delle vittime che abbiamo pianto in questi anni si sa ben poco. Fu una decisione molto dura, ma necessaria perché atti come quello non si ripetessero più. E da quel giorno non si sono registrati altri sequestri. È singolare comunque il fatto che si parli così tanto della pena di morte a Cuba, quando gli Stati che ci deplorano occupano i primissimi posti nelle graduatorie per le condanne capitali eseguite, con cifre spaventose. Il nostro è stato un caso estremo. Riguardo Cuba sarebbe giusto, ogni tanto, parlare anche dei grandi benefici goduti dal nostro popolo, dei medici cubani che vanno in centroamerica ad assistere la popolazione civile e di tutti gli studenti latinoamericani che frequentano gratuitamente le università del nostro paese. Non è forse questo il rispetto dei Diritti Umani?
Quanto è effettivamente potente la lobby cubana a Miami?
Nel 1981 Ronald Reagan, mediante un decreto presidenziale, diede vita alla Fondazione Nazionale Cubano-Americana, con l’obiettivo di realizzare un’organizzazione che si occupasse di esportare la volontà statunitense a Cuba. Il capo della Casa Bianca creò un vero e proprio Frankstein: si era preposto l’obiettivo di usare la Fondazione come un’unione contro la Rivoluzione di Castro. Fece in modo che queste persone viaggiassero molto, in Europa, in America Latina e la Fondazione venne a contatto con alcuni presidenti, tra cui l’argentino Carlos Menem. Cercarono di stringere alleanza con diversi movimenti democratici, con lo scopo di attaccare Cuba. Il governo americano usò diversi elementi per la formazione del gruppo: la grande quantità di denaro stanziato fu importante perché permise il controllo della loro lotta politica, anche se le “reclute” erano già vicine alle posizioni statunitensi. Il fattore che le accomunava era l’odio totale nei confronti della Revolution. Inoltre erano tutti uomini militarmente preparati per realizzare una guerra sporca nei confronti del nostro paese. Reagan incontrò una nutrita schiera di persone che erano state addestrate dalla Cia nei primi anni dopo la Rivoluzione. Nel 1961 l’agenzia assoldò un gruppo di 1500 dissidenti per invadere Cuba e, subito dopo il fallimento dello sbarco sulla Baia dei Porci, fu creata una compagnia di terroristi specializzati nell’utilizzo di esplosivi e nelle tecniche di comunicazione, un gruppo di controinsurrezione, simile a quelli che all’epoca il Dipartimento di Stato faceva addestrare in tutti gli angoli del globo per reprimere i movimenti rivoluzionari. I due esponenti di spicco dell’associazione (Hernandez e Carriles) studiarono rispettivamente in Cambogia ed in Venezuela. I suoi componenti fecero un forte lavoro di lobby all’interno del congresso nordamericano, dove potevano contare su quattro membri a loro vicini, mentre dentro il Senato della Florida controllavano addirittura dieci rappresentant,i e si erano assicurati il sostegno degli elementi più conservatori del partito repubblicano. Da qui l’entrata in vigore della Legge Torricelli, approvata nel 1992 a Washington, per ottenere un ulteriore inasprimento del blocco e poter ingerire con maggior peso negli affari interni de L’Avana. Nel 1995 invece fu approvata la legge Helms Burton. Successivamente l’ex segretario di stato Colin Powell presentò al presidente Bush, il 6 maggio 2004, un documento dove si delineavano le possibili soluzioni per una transizione democratica nel paese. Attualmente credo che tali lobby siano in grado di influire decisivamente sul voto per la presidenza, perché è stata creata una relazione forte tra il governo e la mafia cubano-americana che: insieme a quella d’Israele, sono uno dei gruppi di pressione più importanti nel contesto politico degli Stati Uniti.
(4 agosto 2005)