A TU PER TU CON PAL CSAKY, VICE PRIMO MINISTRO SLOVACCO



Pal Csaky, vice primo ministro slovacco, si trova in questi giorni in Italia per una visita ufficiale. Ha presenziato, nei locali dell’ambasciata del suo paese, alla cerimonia di congedo dell’ambasciatore Jozef Miklosko, giunto alla termine della sua missione diplomatica. In concomitanza con l’evento veniva celebrato il tredicesimo anniversario dell’approvazione della costituzione post-comunista (22 settembre 1992) con la quale la Slovacchia si è divisa dalla Cechia, di cui fanno parte Boemia, Moravia e Slesia. La sua figura di Csaky è paradigmatica della complessità della transizione dalla Cecoslovacchia al nuovo soggetto nazionale governato da Bratislava, oltre che dell’iniquità con cui all’indomani della fine della prima guerra mondiale, a Versailles, venne ridisegnata la carta geografica europea. L’uomo appartiene alla minoranza magiara della Slovacchia (verso cui in precedenza l’etnia di maggioranza nutriva una malcelata diffidenza), è un esponente di spicco del governo ma buona parte dei suoi famigliari vivono in Ungheria. Geopolitica.info lo è andato a intervistare per riflettere insieme sui problemi che affliggono l’Unione a venticinque.

Presidente, quali sono le ragioni della sua visita in Italia?
Sono qui per inaugurare la mostra “I giorni slovacchi” che ha luogo a Firenze e per partecipare a un forum economico dove si cercheranno ulteriori possibilità di cooperazione bilaterale. Gli imprenditori italiani hanno avuto modo di apprezzare la Slovacchia e ora stiamo lavorando per presentare la nostra economia al vostro paese. Prossimamente imprenditori slovacchi saranno presenti alla fiera “Alimentarti”, organizzata dalla Confartigianato dal 4 al 6 novembre a Bologna. È nel nostro interesse incrementare le attività reciproche ed io personalmente ci tengo a incoraggiare questo genere di rapporti bilaterali.

Le è stata conferita una delega per “l'integrazione europea” della Slovacchia, ma l’Europa allargata è più debole di quella a quindici? Stiamo andando incontro a fenomeni di rigetto dell’integrazione?
Io la vedo in un ottica diversa. Penso che l’Europa sia forte, il mercato si è allargato e le capacità economiche, finanziarie, politiche e di difesa sono maggiori. Possiamo vedere che nel mondo tutti i grandi paesi hanno problemi, tanto gli Usa, quanto gli emergenti dell’Asia. Noi rappresentiamo un partner potenziale molto importante. Concordo certamente sul fatto che attualmente l’Europa risulti un poco disorientata, con ogni probabilità la Costituzione, così come originariamente proposta, è arrivata troppo in anticipo e non è stata compresa non tanto dai nuovi membri appena entrati, ma dai vecchi. Sono comunque convinto che abbiamo la possibilità di risolvere questo problema, la Ue ha un grande futuro davanti e tutti abbiamo bisogno di una identità comune per affrontare il mondo globalizzato. Altrimenti nessun paese membro da solo avrebbe la possibilità di competere sul piano politico o economico. Abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri e voglio assicurare che la Repubblica slovacca in questo senso giocherà intensamente il suo ruolo.

Per la Slovacchia, come per altri paesi della Mitteleuropa, l’ingresso nella Ue ha generato di conseguenza anche quello nella Nato. Anzi, per alcuni l’Alleanza Atlantica è stata considerata una sorta di veicolo d’ingresso nell'Unione. Cosa può dare Bratislava alla sicurezza comune nel terzo millennio?
Anche la Nato si trova in un periodo di transizione, possiamo osservarla nella sua terza fase di mutamento registrata dagli anni ottanta. L’Alleanza è alla ricerca di un nuovo equilibrio che si adatti alle peculiarità di questo particolare momento storico. Bratislava è pienamente convinta della validità dell’organizzazione, la riteniamo l’unica che ha dimostrato al mondo di saper funzionare. Comprendiamo però le necessità dell’Europa e immaginiamo una forza difensiva comune, non antagonista alla Nato ma parallela ad essa, in grado di assumere competenze dirette per il vecchio continente le regioni confinanti. Io sono abbastanza giovane, ma provo vergogna per quanto accaduto negli anni novanta nei territori della ex-Jugoslavia. Tali avvenimenti non devono più ripetersi. Non potremmo attendere di nuovo l’arrivo dei militari americani per fare ordine: dobbiamo assumerci tutte quelle responsabilità necessarie a garantirci la stabilità. Non intendo riferirmi a forze strategiche, ma a quelle di reazione rapida da schierare in tempi brevi nelle aree di crisi.

Lei appartiene alla corposa minoranza ungherese della Slovacchia, i suoi connazionali hanno ancora “paura” dei magiari?
Nel 1993, subito dopo l’indipendenza, sono stati effettuati dei sondaggi tra la popolazione ponendo il questo stesso quesito. Ebbene, il 27% degli Slovacchi si è detto preoccupato per eventuali tensioni etniche future, considerando il problema sul piano dello sviluppo della giovane Repubblica. Nel 2004, a distanza di dodici anni, è stata posta la medesima domanda, e soltanto lo 0,7% degli interpellati ha fornito una risposta simile. Io penso che questo sia anche un risultato della nostra presenza all’interno del governo nazionale. Io, che appartengo alla minoranza ungherese, rappresento la Repubblica slovacca e ogni cittadino slovacco. Formiamo una democrazia molto dinamica, che ha una propria visione del futuro europeo e vuole giungere ad un elevato livello di cooperazione, capace di far avverare grandi prospettive. Anche per questo motivo mi trovo qui in Italia e sono felice di farvi ritorno ogni trimestre. Insieme cerchiamo le vie di un futuro comune.

Gianluca Scagnetti
(29 settembre 2005)

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