Marcoflavio Giagnoni
LA GLOBALIZZAZIONE SECONDO CARLOS MONTEMAYOR, SCRITTORE E STUDIOSO DELLA RIVOLTA ZAPATISTA
Carlos Montemayor, studioso di lingue indiane, narratore innamorato delle rivolte contadine, poeta delle stagioni, nasce nel 1947. Autore di un’ampia opera poetica, narrativa e saggistica, dal 1980 ha dedicato gran parte del suo lavoro critico alla tradizione orale e alla letteratura attuale nelle diverse lingue indigene del Messico. Dal 1994 al 1998 ha curato la pubblicazione di 50 volumi bilingui nella Collezione delle lettere Maya Contemporanee della penisola dello Yucatán e dello Stato di Chiapas. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, nazionali e internazionali. Il suo saggio Chiapas, la rebeliòn indigena de Mexico (traduzione italiana Tropea ed. 1999) è diventato un testo fondamentale per comprendere il significato della rivolta zapatista nella situazione politica attuale del Messico. geopolitica.info lo ha incontrato alla vigilia di un anno importante per lo stato messicano, che vedrà lo svolgimento delle elezioni presidenziali, per approfondire la condizione degli indigeni e dei movimenti che in numerose zone dell’America Latina stanno fronteggiando le politiche liberiste, ottenendo importanti vittorie elettorali e sfatando il mito che riteneva gli Stati a sud del Rio Grande come il “cortile di casa” statunitense.
Qual’è la reale situazione delle popolazioni indigene in Messico?
La condizione delle popolazioni indigene varia a seconda dei casi. Siamo in presenza di situazioni molteplici e diversi gradi di sviluppo. In alcune regioni sono state avviate importanti attività didattiche: esistono programmi per l’educazione agli studi elementari in molte zone rurali del Messico. Si tratta principalmente di lavori svolti da intellettuali indigeni. Il loro impegno è notevole in quanto hanno sviluppato una capacità approfondita per cercare di coltivare le facoltà intellettuali dei ragazzi indigeni, cercando sia di approfondire le lingue delle regioni di appartenenza che insegnare lo spagnolo. In Chiapas esiste anche un’organizzazione militare e politica, l’Ezln. In questo senso il movimento indigeno non si presenta come una realtà univoca, ma composta da diversi gruppi che offrono risposte diverse alla differente condizione della realtà con cui si scontrano. Lo sfondo comune è comunque una realtà spaventosa e crudele di isolamento, emarginazione e povertà che trovano nella migrazione l’unica soluzione. Progressivamente la situazione sta cambiando e i popoli in questione stanno lavorando per far fronte a questi problemi, come propone l’Ezln. È importante ribadire che i risultati ottenuti sono frutto esclusivo degli sforzi delle popolazioni indigene, non il risultato della società messicana.
Lei ha seguito sin dal 1994 la situazione del Chiapas. Come è cambiata da allora la lotta zapatista?
L’Ezln è rimasta tuttora un’organizzazione militare, l’esercito non si è disperso, ma il suo lavoro politico è in crescita costante e noi abbiamo forse un’idea sbagliata di cosa vuol dire essere in “piede di guerra”. La finalità dell’Ezln è stata il riconoscimento ufficiale e legale della vita autonoma della popolazione indigena. Gli accordi di San Andres erano la possibilità di questa modifica costituzionale per includere questo nuovo piano di realtà politica. In Messico ci sono le federazioni, lo Stato e i municipi. Le regole del municipio sono vigenti nello spazio municipale, dove sono in vigore anche le leggi dello Stato in questione e la legislazione federale. Quindi nello stesso territorio hanno forza tre piani di leggi. Noi dovremmo riconoscere un altro piano ancora: nel territorio indigeno dobbiamo riconoscere la legalità del sistema normativo indigeno, insieme agli altri tre piani. Ma in Messico non si vuole riconoscere, perché i politici dicono che equivarrebbe a riconoscere uno stato all’interno dello stato. Questa è una menzogna perché il municipio non esclude la federazione e la normativa indigena non esclude gli altri piani. La risposta negativa per la riforma costituzionale è stata una risposta di tutto lo stato messicano. Cosa ha fatto l’Ezln? La sua risposta è pacifica, sociale, politica non è armata, la risposta è la formulazione delle JBG all’interno dei caracoles. Le JBG cercano di materializzare gli accordi di San Andres perché questa modalità di governo è l’autonomia centrale dei popoli indigeni, cioè la struttura fondamentale della sua realtà nella vita quotidiana, ma come la realtà dove deve uscire la creatività di un nuovo Messico. Forse questa è l’unica strada per arrivare in futuro, perché l’autonomia regionale non serve per creare un altro piano, ma soltanto per riconoscere quel piano reale della nostra realtà sociale. Questa risposta così semplice è stata la risposta dell’Ezln, intelligente e soprattutto reale.
Come si svolge realmente la vita all’interno delle JBG?
Ci sono delle novità, un esempio è l’incrocio di piani amministrativi. Chi può guidare una macchina entrando nel territorio autonomo per portare cibo, acqua, persone? Quel conduttore deve avere un permesso municipale e statale aldilà del territorio autonomo e dopo deve avere un permesso delle JBG per lavorare. Questo è un buon esempio per capire come le JBG non escludono le leggi nazionali. Nel commercio è necessaria un’autorizzazione per motivi fiscali e legali, per la sicurezza e adesso per il controllo o la pace sociale. Nelle JBG non c’è l’esercito zapatista, l’Ezln potrebbe apparire e uscire se diventasse necessario, ma l’ordine è civile, morale possiamo dire. I sistemi normativi indigeni non sono sempre come il nostro, il potere reale è un potere collettivo. C’è un’assemblea che costituisce la forza per guardare a tutto quello che risponde alla vita comunale e c’è una gerarchia complessa per fare una divisione, un reparto di responsabilità civica che allo stesso tempo è una scuola per preparare i nuovi quadri. Questo è il meccanismo più effettivo per assicurare lo sviluppo futuro dei principi zapatisti. La gioventù saprà difendersi con questa possibilità di autogoverno, tutti sapranno governare e non soltanto l’elite. È formidabile, questa è l’utopia zapatista. Il subcomandante Marcos dice che sarà difficile sconfiggere questa gioventù che oggi sa governare e ha la possibilità per farlo. A volte mi chiedono perché gli zapatisti non fanno niente, non parlano, sono silenziosi. Loro applicano in silenzio la realtà degli accordi di San Andres, li hanno materializzati.
Quanto incidono il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sull’economia messicana?
Il problema fondamentale è il debito estero: c’è una lunghissima e interminabile catena di compromessi e imposizioni. Il potere politico in questi tempi è soltanto una priorità di elite, non è l’attività sociale di tutti i cittadini. Il contributo del Fmi e Bm attraverso i debiti, i prestiti di sviluppo, i progressi tecnologici è solamente un programma per colonizzare nuovamente il pianeta. I progetti di investimenti tecnologici sono progetti di controllo totale del territorio e dell’economia. L’elite politica diventa qualcosa come un’amministrazione regionale dei grandi capitali transnazionali e non uno stato classico sovrano che propone il benessere della sua popolazione. Come la privatizzazione dell’acqua, dell’energia… tutto questo, che si chiama globalizzazione o adattamento alla realtà moderna e globale, è solamente un sovvertimento coloniale a un nuovo modello di colonizzazioni. Ed è proprio così che questi organi hanno potere all’interno dei nostri stati.
Quanto effettivamente ha influito il Tlc (Nafta) sulla vita reale dei messicani?
La crescita del Pil è un dato significativo: dal 1934-1940 saliva del 5,18%, ed è cresciuto notevolmente fino al 1976 quando ha raggiunto in sei anni il 7,97%. Mentre nella prima amministrazione del Tlc con il presidente Zedillo, che governò il paese dal 1994 al 2000, il Prodotto Interno Lordo è aumentato del 2,87%, raggiungendo solamente l’1,86% con l’attuale presidente Fox. Calcolando l’inflazione siamo addirittura in negativo. Con l’Alca la crescita sarà inesistente e tutto il continente sarà impoverito.
L’alternativa a questo nuovo ordine mondiale in Messico parte dalle JBG…
L’alternativa sarà la risposta sociale di tutti quelli che non sono soddisfatti, del complesso della società civile. L’Ezln è stata la prima organizzazione che si è rivoltata contro questa organizzazione neoliberista e nel 1996 ci fu la prima riunione intergalattica in Chiapas. Dopo i successivi social forum. Secondo me la resistenza non si esprime attraverso i partiti politici, si manifesta in altre lotte. L’èlite politica è solo un’amministrazione regionale della globalizzazione. La diversità culturale, etnica, regionale, linguistica, gastronomica è fondamentale e la difesa di tutte queste diversità si deve mantenere perché la globalizzazione è una forza di uniformità e sta cercando di uniformare tutto il continente. Pochi giorni fa Bush non ha approvato una risoluzione dell’Unesco in difesa delle identità culturali, perché per gli Stati Uniti questo atto significa protezionismo di difesa in contrapposizione dell’espansione globale. In questa nuova colonizzazione l’essere umano viene un'altra volta calpestato.
(18 gennaio 2006)