Eugenio Balsamo
LA NUOVA ARGENTINA DI KIRCHNER VISTA DA PLAZA DE MAYO
In occasione dei trent’anni dal golpe militare che permise ai militari, con a capo Jorge Rafael Videla, di instaurare la crudele dittatura, geopolitica.info ha incontrato Hebe de Bonafini, leader delle Madri di Plaza de Mayo, che si battono affinché giustizia sia fatta per i circa 30.000 desaparecidos. Una persona che non hai mai nascosto le sue idee politiche: si definisce atea e socialista nel senso reale del termine e considera il neoliberismo il nemico principale dei popoli latinoamericani, da sempre costretti a subire le ingiuste imposizioni degli Stati Uniti e delle istituzioni finanziarie multilaterali, con la complicità dei governi del subcontinente. Nel suo piccolo studio, foto con Castro, Chávez e Kirchner riassumono la sua idea, sempre coerente.
Quanti anni di lotta?
«Il 30 aprile abbiamo raggiunto i 29 anni di lotta. Tutti i giovedì, per 29 anni, a Plaza de Mayo a manifestare il nostro dolore, la nostra rabbia e speranza di giustizia».
Con che risultati?
«Ne cito uno significativo: molti sono i figli dei militari che, disgustati dai crimini dei loro padri, si rivolgono a noi per essere assistiti nel cambiare il loro cognome; un procedimento amministrativo molto complicato, ma possibile».
Che rapporto avete con la politica?
«Quello di Kirchner è il primo Governo che ci ascolta e soprattutto collabora. Ci ha recentemente concesso la sede della Escuela de Mecánica de la Armada (uno dei principali luoghi di detenzione e tortura) e noi ne faremo non un museo, bensì un centro culturale dove si possano insegnare i valori della giustizia, della tolleranza.
Inoltre sto personalmente seguendo gli scioperi e le manifestazioni a Las Heras e il Presidente è d’accordo che le Madri accertino eventuali violazioni da parte della polizia.
È significativo che Kirchner prima di procedere ad una nomina chieda a noi se si tratta di persone che hanno avuto complicità con i militari. Kirchner non è un socialista, ma è meglio di Tabaré Vázquez e di Lula».
È nota la complicità di alcune nazioni: nei sette anni di dittatura qual è stata la posizione ufficiale e non dei principali paesi europei?
«Faccio l’esempio del vostro. Sandro Pertini è stato il primo Presidente a ricevere le Madri e a ripudiare Videla. Dopo poco tempo, però, la italiana Oto Melara vendeva ai militari le armi con cui uccidevano i nostri figli».
E i processi promossi da giudici europei contro i militari?
«Costituiscono un buon mezzo di diffusione, ma non servono a nulla. L’estradizione non viene mai concessa».
A volte si ha l’impressione che qui in Argentina si parli poco dei crimini commessi nel periodo della dittatura. «Desiderio di dimenticare o voglia di qualcuno che la gente dimentichi?
Non parla chi ha applaudito e appoggiato la dittatura. C’è stata una grande complicità del popolo nel senso che una buona parte dello stesso ha parenti e amici che collaboravano in un modo o nell’altro con i dittatori.
Grande era la complicità della Chiesa, dei ceti alti, dei politici fascisti».
L’Argentina è un paese nel quale da sempre vivono cristiani, ebrei, musulmani. Perché ancora tanta divisione, anche se a volte celata?
«Perché in Italia il popolo è unito? Politicamente e socialmente siete molto divisi.
La religione, comunque, sempre divide; il mondo lo divide la religione. Noi delle Madri perciò non crediamo in nulla e non ci sentiamo divise».
Nel 1983 il ritorno dello Stato di diritto. C’è democrazia nell’Argentina di questo inizio secolo?
«Per le Madri la democrazia è qualcosa di particolare, non è votare. Democrazia è che tutti possano lavorare, mangiare, curarsi. Non c’è, pertanto, democrazia perché manca tanto affinché tutto ciò sia reale.
In trenta anni non si è fatto nulla e sono d’accordo con Kirchner quando dice che stiamo uscendo dall’inferno. In due anni ha fatto tanto ed ovviamente non ha potuto recuperare i decenni perduti».
Qualcuno parla di una moderna dittatura che colpisce l’America Latina.
«No! E Chávez costituisce un esempio di questo no deciso. Il subcontinente si sta liberando».
Un simbolo per l’America Latina di domani.
«L’unità latinoamericana è guidata da Fidel Castro».
Ma a breve Castro non sarà più la guida dell’isola...
Sarà il popolo rivoluzionario a continuare la lotta, forse in modo differente, ma lo farà.
«E poi Chávez, Lula...l’unità latinoamericana, con le sue differenze, è molto importante».
Che immagine hanno le Madri dell’Europa, nel senso di libertà e democrazia?
«L’Europa che partecipa alla guerra al fianco degli Stati Uniti è serva di questi. I paesi europei mandano i loro figli a diffondere il terrore con gli Usa; mandano i propri figli a combattere con gli Usa e questi non danno loro neanche l’acqua. Questo è ciò che vediamo...»
La lotta armata quando finalizzata a costruire la giustizia sociale si può giustificare?
«In molti casi si è potuta giustificare. Recentemente abbiamo avuto la splendida sorpresa di Chávez e Morales giunti al potere senza la necessità di versare una sola goccia di sangue. Due rivoluzioni senza la necessità di sparare un colpo. È una meraviglia, sono esempi da seguire».
Gli anni 1976/1983 in una sola parola.
«Genocidio».
(10 maggio 2006)