#IlCongressodiXi – Cina, verso il 19° Congresso del Partito Comunista

Il Partito Comunista di Cina è lo Stato cinese. La sovrapposizione tra organi di Partito e organi dello Stato ha creato nei decenni un ibrido politico-istituzionale e, per questo, il Congresso quinquennale del PCC è un appuntamento cruciale per la comprensione del comportamento cinese nell’arena internazionale.

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Il 19esimo Congresso del Partito Comunista Cinese si aprirà il 18 ottobre nella Grande Sala del Popolo a Piazza Tienanmen, Pechino, e arriva in un momento complesso per la leadership cinese. Vediamo quali gli sviluppi dall’ultimo Congresso (2012):

FRONTE INTERNO

Xi Jinping è stato indicato come “core leader” del Partito, seguendo le orme di Deng e prima di Mao. L’aggettivo non implica nessun potere ma dimostra l’effettivo prestigio e primato di Xi all’interno del PCC e, quindi, dell’amministrazione cinese. Il pensiero di Xi sta diventando, oggi, filosofia dell’azione politica ed economica del paese. Xi arriva al Congresso dopo alcune importanti iniziative interne di cui è stato promotore. In particolare:

  • La grande campagna anticorruzione che avrebbe colpito 210 mila persone solo nella prima metà del 2017 guidata da un fedelissimo di Xi. La massiccia operazione ha colpito un buon numero di alti funzionari, eliminando parte del fronte dissidente all’interno della nomenklatura (il caso più emblematico è Sun Zhengcai), e anche importanti uomini di affari (uno su tutti Guo Wengui).
  • La politica economica volta a fare della Cina una nazione prospera e pienamente sviluppata. Gli obiettivi sintetizzati da Xi nel concetto di “New Normal”. Le linee guida di questo nuovo orientamento sono inserite all’interno della più vasta cornice del c.d. “Sogno Cinese”, cioè il consolidamento interno e internazionale della RPC, e dei “Due Cento”, i due obiettivi di sviluppo in vista delle ricorrenze del 2021 e del 2049 (centenario dalla fondazione del PCC e centenario dalla fondazione della RPC). Il piano quinquennale 2016-2020 ha ufficializzato tale orientamento, evidenziandone gli obiettivi principali: un tasso di crescita del PIL del 6,5 % annuo, una crescita quality-oriented, cioè sostenibile e tecnologicamente avanzata, una riduzione degli investimenti pubblici, una riduzione delle esportazioni, un aumento dei consumi interni per risolvere il problema del “saving glut”, un aumento del settore terziario, la riduzione degli stock, in particolare quelli immobiliari, la riduzione dell’indebitamento (de-leveraging), queste le priorità.

L’attivismo di Xi e la capacità dimostrati da Xi e il suo entourage hanno fatto parlare Andrew Gilholm su Foreign Affairs di “Xitocrazia”, il dominio incontrastato sul Partito e sullo Stato.

 

FRONTE INTERNAZIONALE

L’iniziativa principale della leadership cinese di Xi Jinping sul fronte internazionale è il progetto “One Belt, One Road”, costituito da due direttrici, una terrestre ed una marittima e che dovrebbero collegare paesi che coprono insieme circa il 55% del PIL mondiale, il 70 % della popolazione e il 75 % delle riserve energetiche ad oggi conosciute. È considerato il Grand Design di Xi, paragonato al Piano Marshall per il proposito di inondare i mercati stranieri con le proprie merci e collegare le economie di mezzo mondo a Pechino. Parallelamente ad OBOR, la Cina si è fatta promotrice in campo finanziario di alcune importanti iniziative: la Nuova Banca di Sviluppo (NDB BRICS) nel luglio 2014, la Banca Asiatica d’Investimento per le infrastrutture (AIIB) nell’ottobre 2014, e la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) che dovrebbe essere finalizzata nei prossimi mesi.

L’affare più impellente è, però, la Corea del Nord. La posizione cinese rischia di essere compromessa da un’escalation che nessuno desidera ma che nessuno sembra voler o poter interrompere. Le rigidità e gli interessi degli attori in gioco (Corea del Nord, Cina e USA, Giappone e Corea del Sud) hanno inasprito il dialogo, trasformando un dossier secondario in un caso internazionale. Xi dovrà dimostrarsi capace, contemporaneamente, di risolvere la tensione intercedendo significativamente presso Pyongyang e di salvaguardare gli interessi nazionali di sicurezza.

 

CONCLUSIONI

La leadership di Xi arriva solida e propositiva al Congresso. È molto improbabile, quindi, che vi siano complicazioni per la riconferma di Xi a guida del paese. Interessante sarà vedere chi sarà eletto al Comitato Centrale, deputato poi ad eleggere i membri dell’Ufficio Politico e del Comitato permanente, l’organo ristretto al vertice del Partito. Inoltre, potremmo sapere se esista ancora, dopo la campagna anti-corruzione, un dissenso interno verso Xi e quali siano i temi di contrasto. Xi, ovviamente, punta ad uscire dal Congresso con un Comitato centrale leale ed accondiscendente per procedere con le riforme che ha in mente.