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Bollettino mensile di approfondimento geopolitico - Questo numero, a cura di Andrea Carteny (Ricercatore confermato in Storia dell'Europa orientale - "Sapienza" Università di Roma), analizza il tema dell'unità europea alla luce della persistente crisi economica. 

 



Capitalismo (1): La “società borghese” è quella organizzazione sociale divisa in classi che vede il predominio all'interno dell'organizzazione della società dedicata alla riproduzione della vita materiale (l’economia) del "modo di produzione capitalistico". Il suo nucleo centrale va riscontrato nell’appropriazione da parte di una classe (la borghesia) del "plusvalore". (K. MARX).

Capitalismo (2): L’avidità smodata di guadagno non si identifica minimamente col capitalismo e meno ancora con il suo "spirito". Al contrario il capitalismo si identifica in un’impresa continua, razionale, di un guadagno sempre rinnovato: ossia della redditività. Un atto economico capitalistico deve significare in primo luogo un atto che si basa sull’attesa di un guadagno consentito dallo sfruttamento di possibilità di scambio – dunque su probabilità di interazione (formalmente) pacifiche (M. WEBER, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Bur, Milano, 1998, pp. 37-38).

Capitalismo (3): Il capitalismo è un modo di produzione che soddisfa l’esigenza d’accumulazione illimitata del capitale attraverso mezzi formalmente pacifici, reimpiegando perpetuamente il capitale nel circuito economico con lo scopo di trarne profitto, ossia ottenendo un surplus che sarà a sua volta reinvestito (L. BOLTANSKI – E. CHIAPPELLO, Le nouvel esprit du capitalisme, Gallimard, Paris, 1999, p. 37).

Capitalismo (4): Il capitalismo è un processo economico in cui entrano in gioco attori privati che coordinano la loro attività economica attraverso il mercato per ottenere accumulazione e crescita (R. DAHRENDORF, Il conflitto sociale nella modernità. Saggio sulla politica della libertà, Laterza, Roma-Bari, 1989, p. 29).

Democrazia (1 - definizione descrittiva): un sistema etico-politico nel quale l’influenza della maggioranza è affidata al potere di minoranze concorrenti che l’assicurano (G. SARTORI, Democrazia e definizioni, Il Mulino, Bologna, 1957, p. 105).

Democrazia (2 - definizione descrittiva) 2: un meccanismo che genera una poliarchia aperta la cui competizione nel mercato elettorale attribuisce potere al popolo, e specificamente impone la responsività degli eletti nei confronti degli elettori (G. SARTORI, Democrazia. Cosa è, Rizzoli, Milano, 1993, p. 108).

Democrazia (3 - definizione procedurale): è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche, in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare (J.A. SCHUMPETER, Capitalismo, socialismo e democrazia, Etas Libri, Milano, 2001, p. 279).

Globalizzazione (1): la scala più estesa, la crescente ampiezza, l’impatto sempre più veloce e profondo delle relazioni interregionali e dei modelli di interazione sociale. Esso si riferisce ad una vera e propria trasformazione nella scala dell’organizzazione della società umana, che pone in relazione comunità tra loro distanti ed allarga la portata delle relazioni di potere abbracciando tutte le regioni del mondo (D. HELD, A. MCGREW, Globalismo e Antiglobalismo, Il Mulino, Bologna, 2003, p, 9).

Globalizzazione (2): è il processo attraverso il quale diverse società nella storia del mondo vengono incorporate in un sistema globale (G. MODELSKI, Principles of World Politics, Free Press, New York, 1972).

Globalizzazione (3): l’intensificazione di relazioni sociali mondiali che collegano tra loro località distanti facendo sì che gli eventi locali vengano modellati dagli eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza e viceversa (A. GIDDENS, Le conseguenze della modernità, Il Mulino, Bologna, 1994, p. 71).

Globalizzazione (4): la diffusione di connessioni transplanetarie – e in tempi recenti più specificamente sovraterritoriali – tra persone. Da questo punto di vista, la globalizzazione comporta la riduzione delle barriere a contatti transmondiali. Le persone diventano più capaci – fisicamente, legalmente, culturalmente e psicologicamente – di rapportarsi le une alle altre in «un solo mondo» (J.A. SHOLTE, Globalization. A Critical Introduction, Palgrave Macmillian, Basingstoke, 2005).

Impero (1): è il controllo diretto di un dato territorio, attraverso un’amministrazione che esprime gli interessi dell’Impero, ai fini della costruzione di una relazione economica che favorisca il centro a danno della periferia (S. FABBRINI, L’America e i suoi rivali, Il Mulino, Bologna, 2005, p. 224).

Impero (2): Un sistema di dominio politico, non necessariamente diretto, in base al quale un potere imperiale ottiene ciò che vuole dai governi che ha creato, o che sostiene o di cui è il patron (M. WALZER, Is there an American Empire?, in “Dissent”, autunno 2003).

Politica (1): è l’azione che tende a unire, conservare, condurre l’insieme sociale e la pluralità che lo caratterizza, l’arte che ha luogo all’ombra di un dramma sempre possibile ma che da alla vita secondo ragione, alla libertà e all’aspirazione al bene la loro possibilità e la loro attualità (R. ARON, Thucydide et la récit historique, in ID, Dimensions de la conscience historique, Libraire Plon, Paris, 1961, p. 116).

Politica internazionale: è il complesso degli eventi politici che scaturiscono dall’interazione fra unità politiche all’interno del contesto internazionale (C.M. SANTORO, Treccani – Enciclopedia delle Scienze Sociali).

Potere-potenza (Macht): è la possibilità di far valere entro una relazione sociale, anche in presenza di un’opposizione, la propria volontà, quale che sia la base di questa possibilità (M. WEBER, Economia e Società, Edizioni di Comunità, Milano, 1961, vol. II, pp. 51-52).

Potere-autorità (Herrschaft): è la possibilità che un comando determinato trovi obbedienza presso certe persone (M. WEBER, Economia e Società, Edizioni di Comunità, Milano, 1961, vol. II, pp. 248-250).

Potere (definizione ecologica): è la capacità di un insieme di attività o “nicchie” di stabilire le condizioni in cui gli altri devono funzionare (O. DUNCAN, L. SCHNORE, Cultural Behavioral and Ecological Perspectives in the Study of Social Organization, in “Journal of American Sociology”, n. 65, settembre 1959, p. 139).

Potere (definizione in termini di potenzialità): è la misura in cui un attore è in grado di influenzare gli altri più di quanto questi influenzino lui (K. WALTZ, Teoria della politica internazionale, Il Mulino, Bologna, 1987, p. 349).

Prelegittimità: ogni governo legittimo è, all’inizio, un governo che non ha ancora, ma cerca di conquistare, il consenso universale ed ha buone probabilità di riuscita: diventerà legittimo il giorno in cui riuscirà a disarmare le opposizioni provocate dal suo avvento (G. FERRERO, Potere, Edizioni di Comunità, Milano, 1947, p. 29).

Prestigio (1): è il riconoscimento da parte degli altri popoli della forza di uno Stato. Il prestigio assume un’importanza enorme: se la forza di uno Stato è riconosciuta, questo può generalmente conseguire i suoi obiettivi senza farne ricorso (E.H. CARR, Great Britain as a Mediterranean Power, Cust Foundation Lecture, University College, Nottingham, 1937, p. 10).

Prestigio (2): è uno dei fattori imponderabili della politica internazionale, ma è strettamente connesso con il potere di far associare la propria azione ad un ordine morale: è l’influenza derivata dal potere (M. WIGHT, Power Politics, Continuum, London, 2004, p. 97).

Prestigio (3): il prestigio è il potere basato sulla reputazione, mentre l’onore è la reputazione fondata sul potere (H. NICOLSON, The Meaning of Prestige, C.U.P., Cambridge, 1937, p. 9).

Regime autoritario: è un sistema a pluralismo politico limitato, la cui classe politica non rende conto del proprio operato, che non sono basati su un’ideologia guida articolata, ma sono caratterizzati da mentalità specifiche, dove non esiste una mobilitazione politica capillare e su vasta scala, salvo in alcuni momenti del loro sviluppo, e in cui un leader, o a volte un piccolo gruppo, esercita il potere entro limiti mal definiti sul piano formale, ma in effetti poco prevedibili (J.J. LINZ, Autoritarismo, in “Enciclopedia delle Scienze Sociali”, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 1991, vol. I, p. 444).

Regime politico (1): l’insieme di norme, regole non formalizzate, procedure che stabiliscono diverse forme e modalità di esercizio del potere politico. Rientrano nel regime la Costituzione, il governo, i corpi rappresentativi, se ve ne sono, e i rapporti reciproci tra le diverse istituzioni, il sistema elettorale, ma anche l’organizzazione politica della società civile, quali partiti, associazioni con fini politici, gruppi d'interesse e movimenti, comprese gli individui che coprono i relativi ruoli (http://www.treccani.it/enciclopedia/regime-politico/).

Regime politico (2): è l’insieme delle regole, delle abitudini e delle credenze più importanti per la vita politica e s’incarna nel gruppo o nei gruppi che hanno maggior influenza nella gestione degli affari (W.J.M. Mackenzie, La scienza della politica, Laterza, Roma-Bari, 1974, p. 109).

Regime totalitario: è un sistema politico caratterizzato da un insieme di idee ragionevolmente coerenti che riguardano i mezzi pratici per cambiare totalmente e per ricostruire una società con la forza o con la violenza, fondata su una critica globale o totale di quel che è sbagliato nella società esistente o antecedente (C.J. FRIEDRICH, Z. BRZEZINSKI, Totalitarian Dictatorship and Autocracy, Harvard University Press, Cambridge, 1956, pp. 88-89).

Principio di legittimità: è una giustificazione del potere, cioè del diritto di comandare; perché fra tutte le ineguaglianze umane nessuna ha conseguenze tanto importanti e perciò tanto bisogno di giustificarsi, come l’ineguaglianza derivante dal potere (G. FERRERO, Potere, Edizioni di Comunità, Milano, 1947, p. 29).

Regimi internazionali: principi, norme, regole e procedure decisionali, impliciti o espliciti, attorno ai quali le aspettative degli attori convergono in una data area delle relazioni internazionali (L. BONANATE, Osservazioni sulla teoria dei regimi internazionali, in ID, A. CAFFARENA, R. VELLANO, Dopo l'Anarchia: Saggi sul superamento dell'immagine anarchica delle relazioni internazionali e sul rischio di ricadervi, Franco Angeli, Milano, 1989, p. 19).

Relazioni internazionali: studio della guerra e della pace, nonché di tutto ciò che esiste lungo il continuum che corre fra questi due elementi estremi (R. ARON, Pace e guerra fra le nazioni, Edizioni di Comunità, Milano, 1970).

Sistema internazionale (1): Uno spazio politico, economico e strategico condiviso da unità capaci di influenzare le scelte delle altre, le cui azioni divengono, in una situazione di reciprocità, elementi imprescindibili per il calcolo del proprio comportamento (Scuola inglese).

Sistema internazionale (2): Fanno parte di un certo sistema gli Stati dei quali si tiene conto nei calcoli d’equilibrio e dai quali ci si aspetta che partecipino alle ostilità in caso di guerra generale (R. ARON, La politica, la guerra, la storia, Il Mulino, Bologna, 1992, p. 439-440).

Sistema internazionale eterogeneo: Un sistema contraddistinto dalla presenza di attori organizzati secondo principi diversi ed ispirati da valori in reciproca contraddizione, dove i rapporti di forza sono tornati ad essere l’unica discriminante per il mantenimento di un grado minimo di ordine (R. ARON, Pace e guerra fra le nazioni, Edizioni di Comunità, Milano, p. 130).

Sistema internazionale omogeneo: Un sistema in cui gli Stati appartengono al medesimo tipo, obbediscono alla stessa concezione della politica (R. ARON, Pace e guerra fra le nazioni, Edizioni di Comunità, Milano, p. 130).

Società internazionale: Un insieme di Stati (o, più in generale, di comunità politiche indipendenti) che non formano semplicemente un sistema nel senso che il comportamento di ciascuno è un fattore necessario nei calcoli degli altri, ma che hanno anche stabilito norme e istituzioni comuni fondate sul dialogo e il consenso, per regolare i loro rapporti reciproci; gli Stati che fanno parte di una società internazionale riconoscono il loro comune interesse nell’adeguarsi alle norme istituite (H. BULL, A. WATSON a cura di, L’espansione della società internazionale. L’Europa e il mondo dalla fine del Medio Evo ai tempi nostri, Jaca Book, Milano, 1993, p. 3).

Società transnazionale (1): Una società che è tanto più viva quanto maggiore è la libertà di scambio, di migrazione o di comunicazione e quanto più forti sono le credenze comuni, più numerose le organizzazioni non nazionali, più solenni le cerimonie collettive (R. ARON, Pace e guerra fra le nazioni, Edizioni di Comunità, Milano, p. 136).

Società transnazionale (2): è un sistema internazionale non più composto dalle unità politiche, ma dai singoli individui che lo popolano. Questi si somiglierebbero tra loro e si percepirebbero come eguali per via della condivisione di comuni credenze, dell’appartenenza ad organizzazioni indifferenti ai confini politici degli Stati (società multinazionali, religioni, organizzazioni non governative, internazionali ideologiche) e della partecipazione agli stessi fenomeni di massa (A. COLOMBO, La disunità del mondo. Dopo il secolo globale, Feltrinelli, Milano, 2010, p.).

Sovranità (1): il riconoscimento da parte degli attori interni ed esterni che lo Stato ha l’autorità esclusiva di intervenire con azione coercitive nel suo territorio (J.E. THOMSON, State Sovereignty in International Relations. Bridging the Gap between Theory and Empirical Research, in “International Studies Quarterly”, n. 39, pp. 213-233).


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