LEGGI GLI ARTICOLI PUBBLICATI A LUGLIO/AGOSTO
UNIONE EUROPEA - L’Irlanda affossa il Trattato
L’Irlanda ha detto no al Trattato di Lisbona. Il referendum dello scorso 12 giugno ha decretato la vittoria, con il 53,4% dei voti, dei contrari alla ratifica. Il fronte del “sì”, guidato dal neo-premier Brian Cowen e dai tre partiti principali del Paese, si è invece fermato – secondo le stime ufficiali – al 46,6% dei voti. L’Irlanda è l’unico Paese europeo ad aver disposto la propria adesione al nuovo trattato europeo – che modifica in parte il precedente, bocciato nel 2005 da Francia e Olanda – con decisione popolare, secondo referendum. La presidenza di turno slovena ha fatto intanto sapere che si tornerà a discutere del trattato a partire dal 15 ottobre prossimo, con la prima riunione del consiglio europeo della presidenza francese. (segue...)
HAITI - La lenta ricostruzione comincia dal nuovo presidente
Haiti è oggi il paese più povero dell’emisfero occidentale, con un pil pro-capite che supera di poco i 500 dollari annuali. Nella graduatoria mondiale dell’Indice di sviluppo umano risulta agli ultimissimi posti. È situato nel Centro America, e divide in due l’isola di Hispaniola con la Repubblica Dominicana. Nella sua storia travagliata Haiti ha subito due dittature feroci, che hanno sconvolto per trent’anni il paese. Oggi, tra mille difficoltà, la violenza interna e una classe politica quasi mai adeguata, il paese tenta di ripartire. Con l’aiuto internazione della missione Onu e con un presidente che sta lavorando sulla strada giusta. (segue...)
THAILANDIA - Il riso, l’aumento dei prezzi e le rivolte sociali
Ancora una volta occorre rilevare lo sguardo strabico dei media occidentali di fronte ad un’evidente crisi nella produzione di alcune fonti di cibo che conoscono un drammatico incremento dei prezzi, approfondendo il divario tra Paesi ricchi e Paesi poveri in vaste zone del pianeta. Il Programma Alimentare Mondiale è stato il primo ente sovranazionale a lanciare un disperato (quanto poco ascoltato) allarme relativo all’aumento inarrestabile dei prezzi di alcune derrate fondamentali quali riso, mais e frumento. In quella sede è stato anche chiesto un urgente intervento sotto forma di conferimento supplementare di 500 milioni di dollari al fine di evitare la morte per fame per almeno 73 milioni di persone. (segue...)
PRIMO PIANO - Benessere e biocombustibili, ma il mondo ha fame
Il mondo è sconvolto da una crisi alimentare tra le più cruente che la storia recente ricordi. Josette Sheeran, capo del programma Onu per l’alimentazione, ha definito l’attuale congiuntura uno “tsunami silenzioso”. Milioni di persone soffrono gli effetti nefasti di una politica miope, seppur ammantata di lungimiranza strategica. Alcuni dei paesi più poveri del globo risentono fortemente dell’incremento vertiginoso dei prezzi che ha interessato generi alimentari di prima necessità come cereali e riso. L’impennata dei costi è stata talmente repentina da mettere a repentaglio la possibilità, per i ceti bassi e addirittura medi, di provvedere ai fabbisogni essenziali. La reazione dei diretti interessati non si è fatta attendere: qua e là sono scoppiate violente rivolte, talvolta represse con metodi sbrigativi dalle autorità di pubblica sicurezza. I casi di Haiti, Burkina Faso, Filippine hanno tenuto banco sulla stampa internazionale, ma anche nazioni considerate meno a rischio, come Egitto, Marocco e Tunisia, hanno conosciuto ondate di violenza. (segue...)
GEORGIA - Vince il partito di Saakashvili, restano le tensioni
Le elezioni parlamentari in Georgia hanno decretato la schiacciante
vittoria del Movimento Nazionale Unito di Mikheil Saakashvili, che ha
ottenuto il 63,2% delle preferenze, guadagnando centoventi seggi in
parlamento. Subito dietro l'Opposizione unita, composta di nove
partiti diversi, che ha ottenuto circa il 13%. A seguire, il Movimento
democratico cristiano, con l'8,4%, e infine il Partito laburista, con
il 6,1%. Il parlamento sarà composto per il 50% (75 seggi) da eletti
in forma maggioritaria, ed il restante da deputati eletti in forma
proporzionale. Saakashvili si è detto felicemente sorpreso del netto
risultato e ha dichiarato, in un messaggio alla nazione, che non
appronterà significativi cambiamenti senza il consenso
dell'opposizione. Che, a sua volta, ha denunciato brogli e
irregolarità. I giorni scorsi l’opposizione ha anche annunciato che avrebbe boicottato il parlamento georgiano e formato un parlamento “alternativo”, per dar voce a politici e cittadini che hanno considerato nulli i voti della maggioranza. La risposta del Presidente Saakashvili non si è fatta attendere: in un incontro televisivo con il presidente polacco Lech Kaczynski, il 26 Maggio, giorno dell’indipendenza georgiana, ha affermato che i partiti minori “dovrebbero rispettare il volere della maggioranza”. Ancor prima dei risultati dalle urne, i movimenti d'opposizione avevano già chiesto a gran voce la vittoria. Ma le elezioni non si ripeteranno, anche perché gli osservatori dell'Osce hanno assicurato la piena regolarità del voto. (segue...)
CINA - I media internazionali e il caso Tibet
Le reazioni cinesi alle recenti contestazioni durante la marcia della torcia olimpica appaiono piuttosto uniformi nella condanna, ma tradiscono una certa sorpresa. A seguito delle proteste europee in molte città cinesi si sono svolti numerosi cortei per sollecitare un boicottaggio di tutti i prodotti francesi in reazione alle manifestazioni parigine in favore della causa tibetana. A Pechino i dimostranti hanno cercato addirittura di assaltare un supermercato Carrefour ed hanno assediato una scuola francese e l’ambasciata di Francia. Sono reazioni che sembrano paradossali ai nostri occhi e che la stampa estera spesso legge come gesti manovrati dall’intellighenzia di Pechino. L’opinione pubblica di tutto il mondo, dopo i fatti di Lhasa, si è immediatamente schierata a favore dei tibetani e del Dalai Lama. In realtà nessuno si è preoccupato di accertare i fatti, le ragioni e le dinamiche di quei giorni in Tibet. Domenico Losurdo, storico dell’Università di Urbino, ha lanciato un’iniziativa a favore di una revisione della copertura informativa dei recenti accadimenti tibetani. L’appello denuncia che la stampa internazionale, e quella europea in particolare, «è impegnata in una campagna anti-cinese dai connotati razzisti» e indica l’intera operazione come «una continuazione del piano imperialista contro Pechino e della guerra dell’Oppio». A sostegno di questa tesi lo studioso analizza una serie di foto e filmati, facilmente reperibili su internet, ma anche foto, reportage di giornalisti stranieri e testimonianze di turisti che erano a Lhasa. In pratica Losurdo avalla la versione cinese che racconta di una caccia all’uomo durata giorni, con molti morti, che i tibetani hanno perpetrato nei confronti della popolazione Han. L’unico che ha risposto con interesse alla chiamata è stato il filosofo del pensiero debole, Gianni Vattimo. (segue...)