UCRAINA - Il nuovo che avanza?

Il secondo ballottaggio, quello del 26 dicembre, ha emesso il suo verdetto. Viktor Yushenko (nella foto) ha ottenuto il 51,99% contro lo sfidante Viktor Yanukovich che si è attestato al 44,19%. L’Ucraina di arancione vestita, sembra lasciare dietro di sé il rosso del socialismo reale targato Urss. Il leader filo-occidentale uscito vincitore dopo tre elezioni in due mesi, apre una nuova fase nella politica di Kiev. Da tutti dipinto come il nuovo che avanza, sponsorizzato da Javier Solana, da Colin Powell e fiancheggiato dal gruppo Pora, che ha guidato la rivoluzione arancione ed ha mobilitato folle oceaniche sotto la neve del rigido inverno dell’Est, Viktor Yushenko è stato sempre accompagnato in queste settimane di incertezza dalla fedele moglie Kateryna Chumachenko. Americana di nascita, la consorte è membro della più importante lobby ucraina di Washington, che non ha mai fatto mancare il proprio influente appoggio al di lei marito. Come in una spy-story di altri tempi, è proprio la premurosa ed accorta compagna che il 5 settembre, dopo che Viktor avena cenato con i servizi segreti ucraini, lo attende a casa e lo accoglie con un bacio. Un bacio amaro, al sapore di medicinale: diossina, come verrà dimostrato in seguito. La diagnosi è presto fatta, e non lascia dubbi ad interpretazioni; avvelenamento. La diossina deturpa il viso del leader dell’opposizione ma non i suoi nervi e la sua volontà. Dà battaglia, accusa l’opposizione di tentato omicidio e costruisce la sua, annunciata, vittoria. Dal 26 dicembre la nuova guida dell’Ucraina è lui, Viktor Yushenko, che sostituisce l’uscente Leonid Kuchma. Ma rappresenta veramente il nuovo che tutti invocavano? Il neo presidente filo-occidentale, non è a digiuno di esperienze governative nella sua terra. Infatti dal 1993 al 1999 è stato direttore della Banca Centrale nel delicato momento in cui vi è stato il passaggio dal rublo alla hryvna, periodo cruciale dell’economia di Kiev. Dal 1999 al 2001 è stato primo ministro del governo con Kuchma presidente, ed ora si appresta a sostituirlo dopo aver sconfitto Yanukovich che però ancora rimane primo ministro. Un cambio di poltrone, uno scambio di cariche con molta apparenza di mutamento ma con una grande sostanza di immobilismo.

Anche se le elezioni sono terminate, non tutto sembra destinato a filare liscio in questa tormentata terra. Al termine del secondo ballottaggio, mentre la Commissione elettorale dell'Ucraina ha confermato ufficialmente la vittoria di Viktor Yushenko, ma non la ha ancora ratificata, lo sconfitto di turno, invocando il sospetto di brogli, ha annunciato ricorso alla Corte Suprema per l’annullamento delle consultazioni e per un loro nuovo svolgimento. L’Ucraina appare destinata ad entrare nelle statistiche delle ripetizioni delle elezioni e l’Osce, visto il ruolo che ricopre, osserva. Per questa tornata elettorale ha mobilitato 12 mila uomini, al fine di garantire il regolare svolgimento delle operazioni, ed invece sembra accertato che qualcosa di strano sia comunque accaduto. Quel che conta sono le dichiarazioni ufficiali rese che, al contrario di quelle del 21 novembre, affermano che queste elezioni “sono sostanzialmente molto più vicine agli standard dell’Osce per trasparenza e correttezza”. A nessuno è dato sapere quali siano gli standard dell’organizzazione, bisogna fidarsi ciecamente delle sue valutazioni e sopratutto delle sue esternazioni. Se ricorsi e nuovi brogli tengono alta la tensione post elettorale, non minore è l’agitazione in piazza, dove i proclami del neo-presidente contro l’uscente premier Yanukovic, non ancora dimessosi, mobilitano le folle che desiderano mandarlo a casa. Dopo che il parlamento ucraino il mese scorso ha di fatto sfiduciato Yanukovic e la sua maggioranza, chi deve destituire l’attuale governo è solamente il presidente Kuchma. E’ difficile comunque prevedere le dimissioni dello sconfitto prima degli esiti dei ricorsi, e pertanto anche il nuovo anno probabilmente vedrà l’Ucraina sulle prime pagine della stampa estera.

I grandi cambiamenti osservati a Kiev, appaiono però più di forma che di sostanza. Anche la Russia, durante la campagna elettorale del secondo ballottaggio, ha abbandonato il singolar tenzone contro Washington, rimanendo alla finestra ed attendendo un risultato già noto. Anche dopo l’esito del voto Mosca si è mostrata serena, valutando i rischi di un negativo ritorno di immagine nell’inutile difesa di una battaglia che appariva già persa. Dal bacio della bella Kateryna che salva il marito da morte certa, alla pasionaria arancione Yulia Timoshenko che arringa la folla, dalla minestra alla diossina per finire con i brogli elettorali, il “romanzo Ucraina” ha mostrato, o si è voluto che mostrasse, un’immagine lontana anni luce dagli standard europei. Al contrario delle tanto sbandierate democrazia e libertà che queste elezioni avrebbero restaurato a Kiev, l’impressione esportata in questi mesi rischia di ricacciare la “terra di confine” in un isolazionismo svantaggioso per se e per l’Unione.

Maurizio Gentile
(6 gennaio 2005)

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