Francesco Tajani
UNGHERIA - L’Euro seduce gli elettori
In Ungheria si sono svolte nel mese di aprile le quinte elezioni libere, concluse con la rielezione del premier uscente Ferenc Gyurcsany, leader del partito socialista. Per il paese ex socialista si tratta della volta in cui la maggioranza uscente è stata riconfermata. Il sistema elettorale locale è caratterizzato da una notevole complessità nell’assegnazione dei seggi, cui va aggiunto il doppio turno. Il primo si è svolto il 9 aprile, facendo registrare un’astensione massiccia di circa il 32% degli aventi diritto, il secondo il 23 dello stesso mese. I due maggiori partiti sono il socialista Mspz, che ha conquistato 190 seggi, e il conservatore Fidesz, guidato da Viktor Orban, che se ne è aggiudicati 164. Le uniche altre formazioni politiche che hanno superato lo sbarramento del 5 per cento necessario per ottenere una rappresentanza parlamentare sono i liberali del Szdsz, i cui venti deputati appoggiano il premier, ed il Foro Democratico, all’opposizione con undici membri ma non coalizzato con Fidesz, malgrado le ripetute offerte ricevute nei giorni della formazione del governo.
L’Ungheria è attesa da numerose sfide nel breve e nel medio termine. Anzitutto, dopo l’adesione all’Unione Europea, mira ad entrare in Eurolandia, sebbene il deficit del 6%, il doppio rispetto a quanto consentito dai rigidi parametri di Maastricht, debba essere quantomeno dimezzato. La disoccupazione, che nel 2005 si attestava al 6,7%, è salita ora al 7,6%. Dalla caduta del comunismo alcune problematiche sociali si sono accentuate per effetto delle selvagge speculazioni da parte di imprenditori stranieri, tra cui anche molti italiani, e della deregolamentazione che ha investito tutti gli ambiti della vita civile, come si trattasse di un’istintiva reazione all’ipertrofia legislativa precedentemente applicata dal regime comunista. In ogni parte del paese sono stati numerosi i politici e gli amministratori che hanno creato scandalo con la propria allegra gestione delle finanze pubbliche.
I due maggiori partiti, guidati da leader coetanei e milionari, si sono confrontati sulle stesse tematiche, quasi sempre economiche, proponendo ricette che rispecchiano la definizione accademica degli schieramenti progressisti in contrapposizione a quelli conservatori: mentre per i primi la soluzione risiede nell’apertura più ampia possibile al mercato, agli investitori stranieri, alle privatizzazioni, i secondi si oppongono strenuamente alla globalizzazione, proponendo uno smarcamento dall’Unione Europea e dalle istituzione economiche sovranazionali, ritenute colpevoli di non tenere conto delle istanze concrete dei popoli. Il partito socialista ha indicato nei cospicui finanziamenti europei per lo sviluppo le credenziali a sostegno della propria politica, mentre Fidesz ha rammentato in ogni modo agli elettori quali sacrifici imporrà loro il rispetto dei famigerati parametri di Maastricht. Questa volta, gli ungheresi hanno scelto il denaro sonante dell’Unione, ma è ancora da verificare se lo Stato abbia predisposto strumenti adeguati perché tanta ricchezza non finisca nelle mani di pochi, come accaduto altrove. Per ora, il premier ha ricevuto le congratulazioni dal Presidente della Commissione Europea Barroso, ovviamente soddisfatto, e dallo sfidante Orban, che ha attribuito alle divisioni interne alla destra la sconfitta, assumendosene però la piena responsabilità politica e rimettendo la carica di leader del partito alla volontà dei rappresentanti chiamati al prossimo congresso. Gyurcsany (nella foto) non dovrà perdere tempo se desidera raggiungere il dimezzamento del deficit nel 2008 e l’entrata nell’Euro nel 2010, come ha più volte dichiarato. Al momento si attende ancora la nomina del nuovo esecutivo, prevista per la metà di giugno.
(10 maggio 2006)