Gustavo Pregoni
IRLANDA DEL NORD - L’isolamento continua
Luglio in Irlanda del Nord è sinonimo di marching season: dopo gli incidenti avvenuti a North Belfast in occasione della Tour of the North Parade orangista, si temeva il peggio per l’annuale Orange Lodge Parade di Drumcree, a Portadown, nella contea di Armagh. Al contrario, questa si è conclusa senza incidenti, anche perché il Parades Commission statutory body, atto a monitorare tutte le parate in Ulster, quest’anno ha finalmente vietato ai marchers di transitare per la via nazionalista di Garvaghy Road.
I manifestanti hanno sfilato dal centro cittadino alla collina di Drumcree. Tutta la zona adiacente al percorso autorizzato era presidiata sia dalla Psni che dal British Army, che hanno delimitato i confini con barriere di acciaio e filo spinato: pronti ad ogni evenienza vi erano anche i watercannons, i famigerati idranti sfollagente. Ma il Sovrintendente Capo della Psni, Drew Harris, non ha fatto in tempo a gloriarsi davanti ai media per tale successo che, il giorno seguente, a Dunloy, sono scoppiati violentissimi incidenti a causa dell’annuale marcia. La Parades Commission aveva proibito agli orangemen di marciare attraverso l’area cattolica, ma i protestanti hanno tentato comunque di percorrere la via loro proibita, entrando così in contatto con i residenti nazionalisti. Era inevitabile lo scoppio degli ennesimi tafferugli, cui hanno cercato di porre un freno gli agenti in assetto anti-sommossa. Nella stessa serata ad Ardoyne, è stata messa in atto una protesta da parte degli abitanti a cui, tra l’altro, hanno partecipato sia il presidente del Sinn Fèin, Gerry Adams, che alcuni membri di spicco del partito, tra cui Gerry Kelly e Bairbre de Brun, nonché due esponenti dell’Sdlp, Alex e Tim Attwood. Una manifestazione assolutamente pacifica, e pertanto legittima, ma inspiegabilmente la Polizia locale ha sfollato il sit-in giungendo ad usare le proverbiali maniere forti.
Altra tegola per la Commissione delle Parate: è prevista una marcia di circa 650 nazionalisti a Ballymena per commemorare l’anniversario degli United Irishmen, che dovrebbe avere luogo il prossimo 9 Agosto. Gli Unionisti hanno già fatto sapere che se la marcia avrà luogo sarà open violence per le strade della città, che tra l’altro è composta per l’88% da protestanti. Lo sa bene Monica Digney, unico consigliere municipale del Sinn Fèin eletta nel distretto, e costretta a muoversi sotto scorta ogniqualvolta debba partecipare alle sedute del consiglio comunale. Continua intanto la campagna di intimidazione da parte dai paramilitari loyalist ai danni delle altre comunità: Kathleen McCaughey, una donna cattolica di 50 anni, è stata costretta a lasciare la sua abitazione nella contea di Antrim, dove viveva insieme ai figli ed ai nipoti, a causa di una vera e propria campagna orchestrata nei sui confronti. Da qualche settimana una gang si riuniva proprio di fronte casa di Ms. McCaughey per invitarla a lasciare la loro zona. Dai semplici insulti verbali, sono passati ai fatti: la casa è stato bersaglio di un fitto lancio di sassi e mattoni, ma anche di pipe-bombs e molotov. La famiglia, terrorizzata, si è vista costretta ad abbandonare la propria abitazione scortata dalla polizia.
Intanto le tensioni fra l’Uvf e l’Lvf hanno raggiunto dimensioni preoccupanti dopo le due uccissioni delle settimane precedenti: si registra un nuovo attacco a Newcastle, nell’area di Burrendal Park Road, un’enclave protestante: quattro uomini sono stati fatti bersaglio di colpi di arma da fuoco, probabilmente una mitraglietta Uzi, sparati da una Nissan Terrano in corsa. Tre hanno riportato solo ferite superficiali, mentre uno è stato colpito in pieno ad una gamba. La faida continua.
Hugh Orde, Chief Constable della polizia, ha dispiegato sul territorio tutti gli agenti a sua disposizione, al fine di far cessare quest’ennesima guerra tra bande rivali, chiedendo contestualmente chiesto ai cittadini di far prevalere il buon senso ed agevolare le attività investigative. Le fazioni continuano ad asserire che le uccisioni di Lockart e McCausland, legati rispettivamente all’Uvf ed alla Lvf, non sono in alcun modo riconducibili alle loro organizzazioni, nonostante gli inequivocabili messaggi scambiati in passato. Un’altra pagina della faida è stata scritta ad East Belfast, dove una casa di Victoria Road è stata colpita da quattro raffiche di mitra: nessun ferito, lo scopo dell’azione era solo dimostrativo. In seguito a questi episodi di violenza, il nuovo Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord, Peter Hain, ha dichiarato pubblicamente di voler privare per un altro anno il Progressive Unionist Party (Pup) degli assegni spettanti ai partiti politici sotto forma di finanziamento pubblico. Tale decisione è stata presa in seguito all’ultimo rapporto che la Commissione indipendente di monitoraggio (Imc) ha consegnato nei giorni scorsi al Northern Ireland Office, un rapporto che mette in risalto l’incontestabile collegamento tra il partito di David Irvine ed i gruppi paramilitari unionisti. Irvine ha indetto immediatamente una conferenza stampa ad hoc, in cui ha affermato che “è assolutamente ingiusto punire il suo partito per le azioni commesse dall’Uvf, perché sia lui che gli altri membri del Pup non hanno commesso alcun reato od infranto alcuna legge”. Ma, intervistato dalla BBC, ha anche ammesso di non avere alcun controllo su quanto sta accadendo per le strade di Belfast e si è detto consapevole del probabile peggioramento della situazione. Lo stesso giorno, in tarda serata, a Ballysillan, è stato appiccato un incendio ad un deposito appartenente ad una compagnia di taxi controllata dall’Uvf, mentre venivano attaccate alcune abitazioni con il lancio di bombe carta: molti dei residenti hanno cominciato a lasciare l’area per trasferirsi da parenti o amici, in località più tranquille. La stessa migrazione sta avvenendo nell’area di Garneville, dove nella notte di sabato scorso la Psni ha dovuto disperdere circa trecento unionisti, che si erano riuniti per presidiare la zona da eventuali attacchi.
L’apartheid nelle sei contee continua, il vuoto politico difficilmente sarà colmato a breve, le forze di polizia non intervegono mai in maniera preventiva e le parades continuano a creare tensioni di ogni tipo: ma è davvero l’Ira il principale ostacolo al processo di pace?
(27 luglio 2005)