Alessandro Ricci
UCRAINA - Le elezioni spaccano ancora il paese
In Ucraina il risultato delle elezioni evidenzia ancora la divisione politica del paese. Il fronte filo-occidentale, guidato dalla pasionaria Timoshenko (nella foto) con il suo blocco e dal Presidente Viktor Yuschchenko con Nuova Ucraina, ha ottenuto complessivamente il 45%, mentre Yanukovich, molto vicino alla Russia di Putin, ha avuto il 35,3%. Anche se il suo Partito delle regioni risulta il primo partito ucraino, è molto probabile che Yanukovich non riuscirà ad ottenere la maggioranza parlamentare, perchè insieme ai suoi possibili alleati comunisti (quarto partito col 5,1%), non riuscirebbe a raggiungere la coalizione della Timoshenko ed i socialisti, con un risultato inferiore al 3%, non possono offrire nessun seggio. Il perno della bilancia sembra perciò spostarsi sui partiti minori, molti dei quali devono ancora trovare una posizione chiara nelle coalizioni di governo.
La divisione del paese prosegue da tempo. Lo scorso maggio un folto gruppo di militari aveva marciato sulle strade di Kiev contravvenendo agli ordini governativi, rischiando di portare il paese alla guerra civile. Ancor prima, nel freddo inverno del 2004, le principali piazze di Kiev erano state animate dai manifestanti “arancioni”, scaldati dalle parole della Timoshenko che era riuscita ad ottenere un secondo ballottaggio, dopo aver accusato gli avversari di complotti e brogli elettorali. Da quel momento in poi la conduzione del potere ha visto un Presidente ed un Premier di schieramenti opposti. Non erano perciò mancate le scintille, che avevano spesso rischiato di tramutarsi in fiammate ben più pericolose. La storia e la politica ucraina degli ultimi anni sono legate alla sua posizione geopolitica: sotto il territorio ucraino passano la maggior parte dei gasdotti che dalla Russia portano riscaldamento e preziosi contributi a mezza Europa, oltre al fatto che l’Ucraina è l’anello di congiunzione tra l’Europa e l’Asia, con una posizione strategica sul Mar Rosso. È quello che potrebbe essere definito il nodo Eurasiatico: tra le altre cose molte zone (la Crimea, e la parte orientale in particolare) si considerano ancora russe e sono tutt’ora russofone.
Brzezinski in un suo famoso libro, The grand chessboard, aveva dichiarato che “l’Ucraina è un pilastro geopolitico, perchè la sua stessa esistenza come paese indipendente consente di trasformare la Russia”. Mentre Mackinder, molti anni prima, aveva individuato l’Est Europa come l’Heartland, il cuore del mondo, dichiarando che chi l’avesse conquistato avrebbe avuto il dominio sul pianeta.
Dal punto di vista economico, l’appoggio di un paese come l’Ucraina potrebbe essere fondamentale per le economie di molti paesi, primi tra tutti quelli europei. Gli Stati Uniti, prima grande potenza del mondo, in un simile scenario, hanno un forte interesse a spingere per la vittoria della Timoshenko. Primo, perchè un blocco filo-occidentale non permetterebbe a Putin di espandere il proprio potere, neutralizzando così la possibilità per la Russia di diventare la più forte potenza oltre gli Stati Uniti; secondo, perché un’Ucraina filo-occidentale le garantirebbe enormi vantaggi economici e strategici. La rivoluzione arancione del 2004 si è profilato come il successo non solo della businness-woman dalla treccia bionda, ma anche e soprattutto di chi l’ha sostenuta da dietro le quinte. L’investitore-filantropo Soros, è stato impegnato in prima linea nella sovvenzione del movimento arancione, finanziando con ingenti quantità di dollari le varie associazioni che componevano la base della protesta. In tutto ciò risulta chiara la volontà da parte di uno dei maggiori magnati della finanza mondiale di influire sulla politica ucraina a proprio favore, per conto, forse, proprio degli Stati Uniti.
L’Ucraina sembra allora essere il jolly di una partita molto più grande di lei. Una partita nella quale vengono decisi i destini di mezzo mondo e gli interessi economici di molti paesi. La lotta per il potere ucraino, oltre che per la gestione politica degli affari riguarda, quindi, anche quella delle risorse. È per questo motivo che per molti risulta di fondamentale importanza avere dalla propria parte questo paese ricco d’energia, che chiede da una parte (quella della Timoshenko) di entrare in Europa e nella Nato, e dall’altra (quella di Yanukovich) di rimanere sotto l’ombra del grande vicino russo. La partita non finirà quindi con la nuova formazione parlamentare, e all’orizzonte già si intravedono nuove svolte.
(19 ottobre 2007)