Marco Leofrigio
MOLDOVA - Repubblica della Transnistria o Stato della Mafia?
La Repubblica della Moldova è una delle tante entità statali sorte dalle ceneri dell’Unione Sovietica a vivere tutt’ora una fase di difficile gestazione. Il maggior problema della giovane repubblica è rappresentato dalla regione separatista della Transnistria: una lunga striscia di territorio de facto in mano alla mafia locale ed internazionale, posta sotto il “controllo” della 14° Armata russa, attestata in una posizione strategica tra la Moldova e l’Ucraina.
Le cause vanno fatte risalire alle tensioni tra moldavi e russi, avendo goduto questi ultimi, nel corso tempo, dell’appoggio di Mosca per evidenti motivi di ordine geopolitico. Nel 1991 i membri dell’etnia russa hanno proclamato la fondazione, nella “capitale” Tiraspol, della Repubblica della Transnistria, priva ovviamente di alcun tipo di riconoscimento da parte della comunità internazionale, se si eccettua quello del Cremlino. Dopo la guerra del 1992 la situazione è di stallo, le provocazioni da parte della regione ribelle sono continue. Nel 2000 si è arrivati all’assurdo con la convocazione di un summit tra i “ministri degli esteri” della repubbliche filo-russe: Transnistria, Abkhazia, Nargorno-Karabakh e Ossezia del Sud. Il 2 settembre di ogni anno viene inoltre celebrata con una pomposa parata la “festa dell’indipendenza”.
Le “autorità” di Tiraspol sono guidate da Igor Smirnov, ex uomo di punta del Kgb nella regione fin dagli anni ’80, che ora si è creato un regno personale. I suoi figli occupano i posti-chiave: il primogenito Vladimir è responsabile dell’economia (criminale) nonché presidente delle dogane, mentre l’altro, Oleg, vive stabilmente a Mosca con l’incarico di gestire i particolari rapporti intessuti con l’ingombrante alleato. Ma lo strapotere degli Smirnov non finisce qui. Hanno fondato un’azienda, la Sheriff, che è l’unica autorizzata, per decreto presidenziale, a commerciare con l’estero e che di fatto gestisce tutti flussi commerciali della Transnistria. Dai supermercati alle stazioni di rifornimento, passando per i negozi, tutto il settore porta il marchio Sheriff. I profitti da capogiro di questo Stato-Mafia vengono reinvestiti in paradisi fiscali dove le complicità delle banche sono più forti e non vengono applicati i controlli, molto rafforzati altrove dopo l’11 settembre in base all’accordo del Fatf-Gafi, la struttura internazionale dedita al contrasto del riciclaggio del denaro di provenienza illecita.
La banda Smirnov e i suoi fedelissimi “ministri” detengono un potere pressoché assoluto nella regione, gestendo le due voci principali del bilancio: il fiorente mercato delle armi e il traffico di droga. Secondo gli osservatori internazionali sono almeno tre le fabbriche di armi conosciute, i cui prodotti sono venduti a chiunque ne faccia richiesta. È perfino disponibile un fornitissimo catalogo di armi ed esplosivi. Possono così usufruire dei cospicui depositi di materiale bellico le stesse truppe russe, nonostante i ripetuti tentativi di farle rientrare nella madrepatria. Il ritiro era anche iniziato, sotto la supervisione degli ispettori Osce, ma è stato bloccato in modo clamoroso: sono state smontate intere tratte di ferrovia per impedire il movimento dei convogli.
Ma la regione è nota soprattutto per essere diventata una zona franca del crimine, una sorta di area off-shore di quell’impero trasversale delle mafie internazionali - come lo ha definito acutamente il generale Fabio Mini. Enormi carichi di eroina arrivano dall’Afghanistan e vengono gestiti dalla mafia russa, dai membri dei gruppi criminali albanesi ex-Uck, dagli estremisti serbi del clan Zemun, il cui capo Lukovic è sospettato dell’assassinio del primo ministro serbo Zoran Djindjic. In particolare la Brigata Solncevo, una delle più grandi organizzazioni mafiose russe, agisce apertamente e senza nessun ostacolo di sorta, avendo creato a Tiraspol una filiale operativa efficientissima. Ovviamente anche i gruppi dell’Islam radicale hanno trovato una valida sponda per gli acquisti di armi, esplosivi e materiale strategico. Nel 2000 è stata condotta con successo dai servizi segreti di Romania, Moldova e Ucraina l’operazione Cobalt, volta a sventare un traffico illegale di materiale radioattivo (plutonio, cesio e cobalto) la cui provenienza era quasi quasi sicuramente la regione che si è autoproclamata indipendente dalla Moldova.
Il negoziato in corso da anni è condotto dall’Osce e dalla struttura per la sicurezza internazionale, denominata Guuam, frutto dell’accordo istituzionalizzato nel 2001 tra le Repubbliche di Georgia, Ucraina, Uzbekistan, Azerbaigian e Moldova. La Transnistria è stato uno dei temi in agenda al vertice dell’organizzazione che si è tenuto proprio nella capitale moldava Chisinau, il 22 aprile scorso. Hanno partecipato tra gli altri i presidente romeno Traian Basescu, l’ucraino Yushenko e il georgiano Saakashvili. Il Guuam è considerato un possibile player filo-occidentale da contrapporre all’influenza della Russia nell’area ex-sovietica, in particolar modo dopo gli ultimi cambi di regime avvenuti in Ucraina prima e successivamente in Georgia.
(3 maggio 2005)