Maurizio Gentile
RUSSIA - Dichiarazioni infelici e nemici giurati: l’anno nero dell’uomo solo al comando
Da alcuni mesi nelle stanze del Cremlino la situazione politica appare sempre più irta di difficoltà: il presidente della Russia, Vladimir Putin, rischia di rimanere isolato dal contesto internazionale e gli attacchi generici ed indiscriminati nei confronti della sua nazione stanno assumendo ormai toni e metodi di natura strettamente personale. Il bersaglio è l’attuale “piccolo zar” considerato da molti troppo energico nelle sue decisioni politiche. Certo che l’ex agente del disciolto Kgb ha le sue responsabilità, viste le recenti e infelici dichiarazioni in varie occasioni pubbliche. Celebre e quasi foriera di una crisi diplomatica, fu la frase di “encomio” con cui si rivolse a Ehud Olmert chiedendogli di salutare calorosamente il presidente israeliano Moshe Katsav, sotto inchiesta per presunte violenze sessuali e proprio per questo elogiato da Putin. Lo stesso dicasi per le dichiarazioni circa “l’Italia culla della mafia” e i funzionari spagnoli “corrotti”. L’elenco potrebbe continuare, ma l’incidenza di poca accortezza e ingenuità lessicale è niente se paragonato ai sospetti attirate dal presidente in questi ultimi mesi.
Oramai il bersaglio è chiaro ed i tentativi per centrarlo non mancano. Le accuse esplicite che indicano Vladimir Vladimirovich per crimini efferati e nefandezze di ogni risma si moltiplicano di settimana in settimana. Nell’ottobre scorso, è stata assassinata la giornalista Anna Politkovskaya e di questo omicidio è stato apertamente accusato Putin. Le inchieste scomode della giornalista russa sulla guerra in Cecenia avrebbero attirato le sue ire e, non riuscendo a far “tacere” la sua penna dissidente, avrebbe optato per l’eliminazione fisica. Lo stesso dicasi per Alexander Litvinenko, ex colonnello del Kgb e quindi “collega” di Putin, avvelenato con l’ormai famigerato polonio 210, poi morto dopo alcuni giorni di agonia a Londra nel novembre scorso. L’ex spia russa, esule in Gran Bretagna e cittadino inglese da ottobre, stava indagando, a detta di molti, proprio sulla morte della giornalista russa ed ha pagato con la vita la sua curiosità. Secondo questo schema i due delitti appaiono intrecciati da un filo conduttore che li fa risalire fino al presidente dell’ex Urss, il quale smentisce indignato ogni accusa e qualsiasi tentativo di coinvolgimento nella più importante spy story degli ultimi anni. Ma le smentite non cancellano i dubbi ed i sospetti dell’opinione pubblica internazionale rimangono. Forse è proprio questo il risultato che le accuse piovute sulla testa di Putin vogliono ottenere: screditare il leader politico paralizzando ogni tentativo di espansione economica e politica verso occidente del suo grande paese.
Laddove le armi convenzionali della politica non arrivano, l’unico strumento a disposizione sembra essere l’insinuazione del sospetto, di quel dubbio che risulta più efficace di qualsiasi congiuntura economica sfavorevole. Attualmente, sia in casa propria che all’estero, sono in molti che hanno interesse ad un ridimensionamento della figura di Putin, sia in ambito personale che strategico-politico. Ma la ragionevolezza impone una riflessione, imperniata sul cui prodest. Chiunque abbia “commissionato” le eliminazioni della Politkovskaya e di Litvinenko sapeva sicuramente che l’effetto prodotto sarebbe stato lo screditamento del Cremlino agli occhi della comunità internazionale, con conseguente marginalizzazione della Russia. Ipotizzare, pertanto, che sia stato lo stesso presidente a ordire una strategia così autolesionista appare francamente difficile. E poi, di giornalisti “scomodi” al Cremlino, non c’era solo la Politkovskaya, Tanto che la guerra in Cecenia con la sue notizie di atrocità e misfatti, viene quotidianamente denunciata da buona parte della stampa occidentale. Le motivazioni sottese agli accadimenti di questi ultimi mesi, ed il conseguente attacco a Vladimir Putin, prendono le mosse da molto lontano, dagli interessi economici e politici di cui ormai la Russia è detentrice. Capovolgere la sorti del governo attualmente in carica, comporterebbe un’inversione di tendenza nella politica energetica e economica che finora ha privilegiato l’interesse russo contro le speculazioni delle multinazionali d’oltreoceano. Gazprom, colosso energetico di Mosca, è controllato per il 51% dal Cremlino, e la sua espansione sui mercati internazionali è ritenuta una ingerenza su fette di mercato altrui. L’accordo di Putin con Schroeder del settembre 2005, che può essere visto come apripista per un’intesa su più ampia scala Ue-Russia, ha creato sospetti e preoccupazioni nelle major a stelle e strisce. A questo si aggiunga che lo stesso presidente russo ha annunciato più volte di volere mettere fine al monopolio del dollaro nelle transazioni petrolifere rendendo il rublo convertibile e mandando nel dimenticatoio, per la parte di propria competenza, la moneta statunitense. Il 30% delle riserve di gas mondiale oltre ai 74,4 miliardi di barili di petrolio di Mosca fanno gola a molti, tanto che i più influenti speculatori finanziari mondiali gli hanno dichiarato guerra.
Ma i pericoli provengono anche dall’interno: negli ultimi anni in Russia, si sta assistendo ad una serie di esecuzioni mirate di banchieri, uomini di affari, agenti dell’alta finanza. Lo scenario fosco che traspare, è quello di una guerra senza esclusioni di colpi condotta per il controllo dei mercati finanziari che in questa “risorgenza” russa attirano interessi, capitali e personaggi di ogni risma. Il gioco non è a somma zero, per ottenere il controllo qualcuno deve soccombere e altri devono emergere. Il tentativo che Putin sta compiendo oramai da anni, in controtendenza con l’anarchia che regnava negli anni Novanta, è di riportare l’economia sotto il controllo della legge e sotto l’impulso della politica e, così facendo, non si attira certo le simpatie di quanti aumenterebbe i profitti e gli interessi personali in un mercato totalmente deregolamentato. In casa propria ed all’estero il presidente Putin ha dei nemici che mirano a porre fine alla sua esperienza politica sia liquidata in breve tempo e la sua eredità dimenticata presto. E forse è proprio tra questi oppositori che si dovrebbe indagare per scoprire i responsabili delle uccisioni della Politkovskaya e di Litvinenko.
(22 gennaio 2007)