Valerio Fabbri
RUSSIA - Rttv, una finestra per l’Europa
In una recente indagine condotta tra i cittadini occidentali è emerso che le prime parole associate alla Russia sono comunismo, neve e povertà. Un bilancio misero, hanno pensato al Cremino. Poi avranno tirato un sospiro di sollievo, rinfrancati dal fatto che almeno il termine vodka è rimasto escluso. Come rimediare a questa deformazione? Bisogna migliorare la nostra immagine, è stata la soluzione avanzata da molti. Certo, ma come? La televisione è il mezzo più semplice ed efficace. Ecco dunque la risposta: un canale satellitare in inglese che trasmette da Mosca, in onda 24 ore su 24. Russia Today Tv è nata così, per sopperire alla predisposizione negativa di Ue e Usa nei confronti di un paese in trasformazione. Senza considerare il fatto che forse sarebbe stato meglio lavorare per cambiare almeno due dei tre concetti emersi, Rttv promette un convincente make-up dell’ex-Urss. Per vincere la diffidenza degli osservatori internazionali farà leva su una squadra di professionisti, russi e non, ma soprattutto su di un giornalismo obiettivo. Al timone due donne: Svetlana Moronjuk, direttore generale di Ria-Novosti, l’agenzia russa di stampa internazionale, e la giovane Margarita Simonjan, di formazione americana e già giornalista accreditata al Cremlino per Rtr Russia TV. A loro il compito di costruire questa nuova piattaforma, da tempo caldeggiata da Putin e dal suo consigliere per la comunicazione Michail Lesin, già Ministro della Comunicazione, anche se entrambi hanno ovviamente tenuto le distanze dal progetto. La conferenza stampa per l’ufficializzazione dell’iniziativa, svoltasi ad inizio giugno, è stata caratterizzata dall’incertezza, fra smentite di date per il lancio – settembre secondo alcune fonti inglesi, molto più probabilmente entro fine 2005 - ed una sospetta solerzia nel ridimensionare l’impatto sulle scelte editoriali dei quasi 30 milioni di euro elargiti dal governo. Su questo secondo aspetto, il beneficio del dubbio è d’obbligo nella Russia post-Khodorkovskij. Almeno per due ragioni: primo perché tutte le televisioni, di stato e non solo, sono in qualche modo influenzate dal potere centrale. Ma soprattutto perché un’informazione più ampia, se non addirittura imparziale e con differenti vedute, risulterebbe più utile al Cremlino che non uno strumento di propaganda in inglese, fosse solo per usare una foglia di fico quando le critiche a Putin battono il tasto della libertà di stampa. Anche se il pubblico sarà di nicchia e non tutto russo, vendere questa innovazione come liberalizzazione dei media non sarà difficile.
Le televisioni non allineate di Guzinskij e Berezovskij sono state messe a tacere fin da subito, ed ora la Gazprom, controllata dal capo dello staff presidenziale Medvedev, ha addirittura ventilato l’ipotesi di comprare le azioni dello Izvestija, reo di lesa maestà fin dalla tragedia di Beslan quando osò puntare il dito contro la disorganizzazione e l’improvvisazione dell’intervento armato. Tuttavia le idee positive non mancano. Essendo il canale in inglese, il news not views non poteva che essere il principio ispiratore. Inizialmente gli spettatori saranno principalmente esperti ed osservatori legati all’ex superpotenza per motivi di lavoro, inclusi gli imprenditori che vogliono avere più notizie su di un mercato ancora instabile. È importante che gli utenti abbiano una bella Russia a portata di telecomando. L’obiettivo principale, come ha sostenuto Simonjan, è riportare i fatti del mondo con una prospettiva nazionale non meglio specificata. Ponendolo in questi termini, il progetto andrebbe ad occupare una fetta di share già contesa tra pesi massimi quali Bbc e Cnn. Se così fosse, l’idea morirebbe prima ancora di nascere. L’unico valore aggiunto sarebbe focalizzare l’attenzione sullo stato guidato da Putin e sugli eventi correlati, anche perché nessuno meglio dei russi saprebbe spiegare una nazione che già Churchill etichettò come un mistero avvolto dentro un enigma.
Forse è il tributo che il nuovo zar vuole pagare ad uno dei suoi predecessori. Quando l’ex agente del Kgb distaccato a Dresda era il vice di Sobcak a San Pietroburgo, nel suo ufficio appese un quadro di Pietro il Grande, mentre i colleghi, secondo tradizione, preferirono quello del presidente El’cin. E non ha mai nascosto la sua ammirazione per l’uomo che fondò la città dove è nato, che poi divenne capitale dell’impero e, soprattutto, finestra sull’Europa e simbolo di un processo europeizzante cui Pietro aveva dato l’incipit. Nell’era della tecnologia e di internet, Putin potrebbe essere ricordato per il lancio di una finestra sulla Russia attraverso questo canale satellitare. Ed anche se i problemi iniziali non dovessero lasciare il posto ad un programma serio, una simile novità sarebbe quantomeno un ottimo punto di inizio per una maggiore comprensione dell’orso dell’Est.
(28 luglio 2005)