ROMANIA - Passa dall’Italia la strada verso una piena integrazione

È piuttosto diffusa la credenza che molti paesi dell’Est europeo, dilaniati dalle vicende storico-politiche del dopoguerra, nutrano un sentimento comune di perenne ostilità nei confronti degli occidentali. Se per l’Occidente il secondo dopoguerra ha significato politicamente il ritorno graduale delle democrazie ed economicamente il progressivo sviluppo dell’economia di mercato, per l’Est europeo, fino al crollo del Muro di Berlino, ha portato il dominio dell’ideologia comunista e di un’economia controllata dalle istituzioni politiche. La Romania, come molti stati dell’ex area sovietica, ha conosciuto il lento sviluppo delle sue strutture, in particolare a livello economico e sociale. L’abbattimento, avvenuto mediante il colpo di stato del 1989, del regime guidato da Ceausescu, ha spianato la strada al paese verso un progressivo sviluppo che gli ha aperto le porte di Bruxelles. L’ingresso nel massimo organismo sovranazionale del nostro continente, disciplinato dai parametri di Maastricht, non ha comunque potuto risolvere le notevoli problematiche che caratterizzano questa zona dei Balcani settentrionali. Tra le regioni dove l’arretratezza economica e i ritardi nella conversione dal sistema dirigista all’imprenditoria privata hanno generato le maggiori disfunzioni è, senz’altro, quella di Maramures, nella Transilvania del Nord. Il territorio è ancora tristemente noto per l’elevata percentuale di giovanissimi coinvolti nel giro della criminalità o della prostituzione: secondo le statistiche sarebbero circa in centomila a vivere in condizioni di miseria, soggetti a maltrattamenti e, in taluni casi, all’abbandono delle proprie famiglie.

La scelta dei ragazzi di vivere la strada come luogo di ribellione o di fuga alle vessazioni subite li espone al rischio di venire risucchiati all’interno dei circuiti della malavita nazionale ed estera. Coloro che riescono a sottrarsi agli interessi di chi governa i traffici illeciti della prostituzione o della tratta di minori, optano per uno stile di vita dai tratti anarcoidi quale unica strada percorribile, alimentata dalla mancanza di prospettive presenti e future. Quanti preferiscono l’emigrazione verso i paesi occidentali, nella speranza di un lavoro e di un reddito, di frequente si trovano coinvolti in situazioni border-line, che non di rado lasciano segni indelebili sulla loro psiche. Per porre un argine al deterioramento ulteriore dello stato dei fatti, si sono attivate alcune associazioni, tra cui “Il Quadrifoglio”. Nata nel 2002 con la finalità di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dei ragazzi rumeni, ha elaborato un progetto che ha permesso la costruzione di strutture preposte al recupero di bambini privi di tutela o di un nucleo familiare, ai quali è stata data la possibilità di poter crescere in un ambiente che li preservasse dalle avversità della strada. I risultati conseguiti sono stati incoraggianti, tanto da stimolare la nascita di ulteriori iniziative quali, la neonata associazione “Popica”, che sta cercando di creare nella regione una rete di strutture ben radicate che garantiscano il diritto allo studio e la sua spendibilità in campo lavorativo, visto che l’alfabetizzazione resta una delle tare che gravano sulla popolazione locale.

Il “Terzo settore” italiano costituisce un valido supporto grazie ad un bagaglio storico e culturale del nostro paese che presenta alcune analogie con il caso rumeno, rendendo i nostri operatori più adatti ad operare in un contesto tanto particolare. L’Italia, come la Romania, ha conosciuto ferite dilanianti nel suo tessuto sociale dagli eventi storici e, nel corso della sua breve esistenza quale stato unitario, ha visto progressivamente crescere le discrepanze a livello economico, sociale ed infrastrutturale che hanno differenziato le regioni settentrionali da quelle meridionali. Come accaduto a Maramures, i mali del Mezzogiorno si sono incancreniti: le diverse forme di criminalità, organizzata o meno, la corruzione negli enti locali, la commistione tra imprenditoria legale e criminosa, hanno spesso causato un pessimo funzionamento delle strutture e l’assenza di servizi assicurati ad altri cittadini. La convinzione, sempre più diffusa, che parte della Penisola sia afflitta da queste patologie ha scoraggiato molti investimenti, che avrebbero dovuto apportare benessere sociale. In casi estremi, ma presenti, delle nostre periferie è possibile ritrovare quei disagi che, in forma diversa, connotano gli ambienti urbani rumeni: i ragazzi hanno la stessa propensione a vivere la strada come luogo di apprendimento e soddisfazione, considerando la sopravvivenza come unica prospettiva di vita. La matrice del disagio è certamente diversa, ma le analogie sussistono. Ed è per tale ragione che il “sistema Italia” ha le carte in regola per giocare un ruolo decisivo verso l’effettiva integrazione della Romania nell’Unione Europea, consolidando quel rapporto culturale, ma anche economico, stretto nel corso dei secoli.

Simone Nastasi
(29 maggio 2007)

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