Marianna Sacchini
UNIONE EUROPEA - Prevenzione dei conflitti e gestione delle crisi
Può l’Unione Europea esercitare una seria pressione nella prevenzione dei conflitti? La risposta probabilmente è no. Semmai sembra esercitare maggiore influenza nella gestione di alcune crisi periferiche. Allo stesso modo per la questione della prevenzione, almeno per il momento, sembrano contare solo alcuni mutevoli direttori. Nella Ue a venticinque è ancora più arduo poter immaginare una gestione organica: più che una voce unica siamo di fronte ad un coro stonato, dove vengono tuttora perseguiti i soli interessi nazionali. La tendenza è quella di sentire la voce di quattro dei sei stati fondatori che tentano in ogni circostanza di opporsi o dichiararsi “più realisti del re” nei confronti dell’America.
Un’importante organizzazione che tenta di farsi spazio assumendo peso nelle vicende internazionali è l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Pur non essendo l’Osce sinonimo di Unione Europea, è vero altresì che per mezzo di questa struttura l’Europa è presente in quelle regioni di crisi che altrimenti assisterebbero ad una sua costante assenza a causa delle diversità di interessi che i principali stati membri perseguono.
Quali crisi e quali conflitti hanno visto un ruolo attivo dell’Unione e/o dell’Osce? Ruolo e peso di entrambe variano a seconda del conflitto.
-ex Yugoslavia: la presenza europea è apparsa soverchiata dalla figura della Nato. Prescindendo che un suo ruolo indubbiamente l’ha avuto, esso è risultato più importante nel dopo crisi, nelle operazioni di consegna degli aiuti umanitari.
-Georgia: ha visto il peso maggiore dell’Osce, ma una contemporanea presenza dell’Unione (non si dimentichi che Tiblisi vanta più europeismo che Londra, contando che sfoggia bandiere della Ue su ogni edificio pubblico).
-Libia: uno dei paesi che figurava inizialmente nella lista nera della Casa Bianca è stato riportato sulla scena lindo e pulito, in virtù della diplomazia delle pipeline. Più che l’Unione europea in se, a ridare luce al paese è stata la necessità di gas di cui ha bisogno il nostro continente.
-Ucraina: il ruolo forte è stato sostenuto dall’Osce, anche se va riconosciuto il merito all’Unione di avere per la prima volta alzato la voce con Mosca.
-Kirghisiztan: anche in questa circostanza la posizione centrale è stata occupata dall’Osce, la Csi resta una finzione diplomatica post-sovietica. L’organizzazione per la cooperazione di Shanghai, ombrello sotto il quale Russia e Cina condividono un territorio che potrebbe causare incidenti diplomatici, è l’altra entità internazionale che può sollevare la sua legittimità a intervenire in un area che sta diventando di influenza americana, con lo stanziamento di basi militari in ogni stato dell’ex Urss. Resta il fatto che, alla fine delle discussioni, le decisioni sono affidate ai singoli stati più che all’Organizzazione in sè.
Non potendo elencare tutte le aree di crisi, dal Caucaso alla Siberia, dove Bruxelles ha più o meno tentato di essere presente, si deve amaramente constatare che le divisioni politiche, la divergenza di interessi dei singoli paesi, la volontà di emergere, la mancanza di una classe politica lungimirante che creda sul serio in un ruolo attivo e forte dell’Europa, portano l’Unione stessa a sembrare più un enorme golem che tenta di non affondare su stesso e nella complessità della sua macchina burocratica. Il lato negativo della questione è il seguente: si continua a parlare di carenze dell’Unione come se questa fosse un qualcosa di estraneo ai singoli cittadini. Se ne elencano i difetti o i meriti come se si parlasse di un qualcosa di alieno, lontano e distante da noi, come le stesse crisi che si vogliono prevenire e che forse in più di un’occasione si tende a far esplodere. Come si tende a colpevolizzare lo stato qualora il cittadino non risulti soddisfatto dalla gestione del medesimo, così si fa con l’Unione Europea, dimenticando che solo sentendosi parte attiva di un sistema se ne possono correggere i difetti. Al contrario una parte attiva è svolta dall’Osce, che forse più per la sua storia, o probabilmente più per l’assenza di istituzioni politiche da rispettare sembra maggiormente dinamica e presente.
L’Unione risulta carente nella gestione di quello che dovrebbe essere la fase di “prevenzione del conflitto” (che immancabilmente finisce per degenerare in esso). Si vede così coinvolta (o richiamata in causa), esclusivamente quando si tratta di fare da crocerossina, nel tentativo di arginare i vuoti aperti da altri.
(31 marzo 2005)