Gustavo Pregoni
IRLANDA DEL NORD - Loyalist Volunteer Force, fine della violenza
L’Army Council della Loyalist Volunteer Force ha ufficialmente dichiarato la cessazione della propria attività militare. La decisione di dare il “rompete le righe” ai militanti è stata assunta dai leader dell’organizzazione e motivata come risposta all’annuncio dell’Ira del settembre scorso ed al suo successivo e totale decommissioning. Questo gesto, che teoricamente dovrebbe esercitare effetti positivi per il proseguimento del peace-process nordirlandese, lascia comunque spazio a molte perplessità. La breve e turbolenta storia della Lvf è storicamente caratterizzata dalla violenza delle azioni messe in atto senza il supporto di alcuna visione politica, come dimostrato dalla scelta di non essersi mai dotata di un proprio braccio politico, al contrario di tutte le altre oraganizzazioni paramilitari.
Correva il 1994 quando la Mid-Ulster Brigade dell’Ulster Volunteer Force entrò in dissenso con la leadership di Belfast in merito all’adesione al cessate il fuoco, optando per la scissione: nasceva così, da una banda di giovani lealisti dal grilletto facile, la Loyalist Volunteer Force. Sotto il comando di Billy King Rat Wright e del suo fido vice Mark Trigger Fulton, la Forza Volontaria Lealista, in un clima di crescente fanatismo, ha seminato il terrore fra la popolazione cattolica-nazionalista, spadroneggiando in quella fetta di territorio ribattezzato “triangolo della morte” dove si trovano le cittadine di Portadown, Lurgan e Craigavon. Omicidi, intimidazioni, attentati e violenze di ogni genere vanno ascritti all’organizzazione paramilitare protestante, che ogni anno sale alla ribalta delle cronache per le incursioni nel ghetto cattolico di Garvaghy Road, a Portadown, in occasione della marching season, che fa sprofondare le vie cittadine in un clima da “Ok Corral”. Wright fu ucciso la vigilia di Natale del 1997 nel carcere di Maze, da alcuni militanti dell’Inla, in circostanze non ancora chiarite, al punto che l’omicidio è tuttora oggetto di un’inchiesta ufficiale ad hoc in quanto evidenti indizi di collusione sono emersi nel corso delle indagini: si presume che due guardie carcerarie, d’accordo con gli assassini, abbiano volutamente trattenuto il “re ratto” nell’anticamera della sala visite del carcere più a lungo del dovuto, in modo da permetterne l’eliminazione. Wright era assurto al ruolo di paladino della comunità protestante, tanto che il City Council di Portadown ritenne opportuno, in occasione della sua scomparsa, dichiarare il lutto cittadino, alzando la Union Jack in cima al municipio a mezz’asta.
L’anno successivo la Lvf, in seguito al Belfast Agreement, ha effettuato il primo ed unico atto di disarmo mai eseguito dalle organizzazioni protestanti, sebbene in seguito fosse emerso che l’arsenale consegnato era piuttosto antiquato. Inoltre, nonostante gli anni siano passati, i contrasti con le altre organizzazioni paramilitari non si sono minimamente attenuati: la scorsa estate delle sei contee è stata caratterizzata dalla violentissima faida fra Uvf e Lvf, che ha riempito le strade di Belfast di bossoli di proiettili, causando la morte di quattro persone e l’occupazione militare delle strade di Garnerville, East Belfast, da parte di militanti dell’ UVF al fine di cacciare dal quartiere tutti coloro avessero legami con la LVF. La causa scatenante è sempre la stessa: il controllo del racket e del traffico di droga, veri e propri must del paramilitarismo lealista di oggi. Nei giorni scorsi, il Reverendo Mervyn Gibson, leader del community group composto da membri della comunità protestante, politici ed attivisti presbiteriani, creato per mediare tra le opposte fazioni, ha dichiarato cessata definitivamente la faida Uvf/Lvf. Immediate la glorificazione da parte dei politicanti protestanti, cui non pochi imbarazzi tali violenze targate loyalist avevano creato soprattutto in chiave propagandistica: Nigel Dodds, Mp eletto tra le fila del Dup a North Belfast, si è dichiarato soddisfatto per il comunicato della Lvf, definendosi debitore nei confronti di quanti si sono impegnati nel favorire tale presa di posizione da parte dell’associazione paramilitare. Dello stesso avviso anche Sir Reg Empey, nuovo vertice dell’Uup post-Trimble, che considera l’avvenimento come l’ennesimo positivo sviluppo in chiave politica di quella che lui definisce come la “vicenda nordirlandese”.
La realtà è ben diversa: il gesto della Lvf può effettivamente rivelarsi un nuovo passo verso la pace, ma non deve essere esaltato oltre la sua portata effettiva, in quanto si tratta non di una piena e totale adesione al cammino democratico, ma di una scelta quasi forzata, assunta da un gruppo ormai alle corde, orfano di un capo, che ha perso il sostegno e la credibilità della propria comunità a causa delle continue violenze cui ha sottoposto gli stessi protestanti. Tutto ciò non fa altro che riflettere l’instabilità e l’emarginazione che si respirano, mai come oggi, nei quartieri-ghetto lealisti, dove i paramilitari dettano legge e possono contare, a causa della disoccupazione e del bassissimo livello di educazione, su di un arruolamento praticamente continuo. Nel frattempo, una delegazione composta dai boss dell’Ulster Defence Association, fra i quali Andre The Egyptian Shoukri, capo della North Belfast Brigade, si è incontrata a Belfast con i membri della Independent International Commission on Decommissioning, organo adibito al controllo del disarmo militare, per discutere di un’eventuale messa fuori uso di parte dell’arsenale. L’esito del meeting ed i relativi contenuti sono rimasti segreti, ma da fonti vicine all’Uda, si apprende inequivocabilmente che il decommissioning da parte della più grossa organizzazione paramilitare lealista sia ancora molto lontano.
(18 novembre 2005)