Giuseppe Telli
FRANCIA - Parigi val bene una messa
In Francia il confronto tra i due candidati all’Eliseo, il neo gollista Nicolas Sarkozy (nella foto) e la socialista Marie Ségolene Royal non sembra uno scontro tra ideologie. È noto come i due candidati stiano cercando la vittoria attraverso una campagna elettorale sfrondata di alcuni grandi temi propri sia della sinistra, che del patrimonio gollista. Si assiste ad un gioco intrusivo in cui ogni candidato entra nel campo ideologico dell’altro. I grandi temi della politica estera e dell’economia sembrano trascurati a favore di problemi interni come il velo islamico a scuola, il matrimonio omosessuale ma anche il problema dei diritti sulla musica scaricata da internet. L’osservatore vede il candidato dell’Ump spostarsi su posizioni atlantiste tanto da meritarsi l’appellativo de l’americain epiteto che nessuno si sarebbe sognato di dare al padre dell’idea gollista. La gauche non è da meno, madame Royal è stata ribattezzata Sarkoléne e nelle vignette caricaturali appare con il mitra puntato contro i giovani criminali accusati, tra l’altro, di obbligare i ricchi della Costa Azzurra a comprare utilitarie di seconda mano per non dare nell’occhio. L’ammirazione per gli Usa, che Sarkozy non nasconde, potrebbe trovare giustificazione nella speranza di vivere un’esperienza da american dream: il figlio di un immigrato ungherese che diventa presidente della Repubblica. E magari è corroborata dal modello d’integrazione razziale che gli Stati Uniti offrono. La Francia è da tempo un paese multicolore, blanc, black, beur e l’integrazione anticipata dallo sport potrebbe raggiungere ora, in dose omeopatica, l’Eliseo. D’altro canto non si può ignorare che come ministro dell’Interno, Sarkozy ha nominato il primo prefetto musulmano della Repubblica.
Tutto ciò dona alle prossime elezioni in Francia una gran particolarità, considerando che per la prima volta i francesi potrebbero avere un presidente della Repubblica donna o in alternativa, sempre per la prima volta nel corso di questa V Repubblica, un presidente che è figlio d’immigrati, con origini non francesi (come Napoleone d’altronde) e che pur amando il paese cui deve la sua fortuna, non ha nel sangue quel nazionalismo che è la caratteristica dominante dei suoi compatrioti e quel carattere e formazione culturale che, ad esempio, de Villepin possiede, con il suo essere interamente gollista e di simpatie napoleoniche nonché ex allievo dell’Ena, la prestigiosa Scuola d’Alta Amministrazione voluta da De Gaulle. Sarkozy, che definisce la sinistra francese come gauche caviar, sinistra al caviale che ha smarrito il contatto con il suo elettorato storico, gli abitanti dei quartieri poveri. Gli immigrati di seconda e terza generazione, i figli delle banlieus, che sono meno integrati dei loro genitori, un analfabetismo di ritorno che in Gran Bretagna, a Londra, ha contribuito a costituire quelle cellule terroristiche anonime ed indipendenti così vicine ad al Qaeda. Attenzione alla Francia bianca quindi. E Sarkozy rappresenta l’uomo ideale per combattere il crimine, prima di diventare le premier flic, è stato il coraggioso protagonista di un episodio di cronaca: nel 1993 a Neully è riuscito ad entrare, ed uscire, per sette volte da una scuola dove un sequestratore teneva in ostaggio una ventina di bambini, in seguito riusciva a convincere il malvivente a rilasciarne alcuni, per poi uscire egli stesso dalla scuola con due bambini, uno in braccio e uno tenuto per mano. La carica ricoperta in quel momento era di sindaco di quella località e di ministro per il governo Balladur. Senza dubbio un buon curriculum per un futuro ministro dell’Interno.
«L’eccezione francese» è ormai un modello che abbiamo metabolizzato, fa parte dei nostri schemi cognitivi. La Francia non dice sempre di sì, è supponente, antiamericana, venata di patriottismo linguistico e culturale, ma è così da tempo, non è stato de Gaulle e neanche Sarkozy, è un fenomeno antico e collaudato. Come dice Sergio Romano la Francia è la bella copia dell’Italia, è più avanti, più tecnologica, più matura e con una forma di governo consolidata. È senza dubbio una tappa d’obbligo per il viaggiatore. Tuttavia la Francia è anche un paese dalle molte fisionomie, il suo simbolo è Parigi, la città che con il tempo diventa sempre più bella, ricca ed inaccessibile ai più. Intorno ci sono le banlieu, il viaggiatore supera i grattacieli e la modernità verticale della Défense, si tuffa in un tunnel e quando riemerge è colpito da un odore d’origine industriale, nonché dall’urbanistica che trasforma gli edifici in quartieri dormitorio. Siamo capitati in una banlieu. Enrico IV il protestante, convertitosi al cattolicesimo, disse «Parigi val bene una messa», e la posizione di Sarkozy verso gli Usa, i suoi viaggi, la sua ammirazione per quel modello d’integrazione e per quel tipo di società verso la quale i neo laureati francesi emigrano in cerca di occupazione può essere considerata come un cambio di rotta della politica estera dell’esagono? Il gollismo è ormai giunto alla quarta generazione e qualche dogma potrebbe saltare e non sarebbe un cambiamento da poco. La Francia cerca da sempre la sua eccezionalità rispetto agli altri paesi: il pacifismo di Chirac nei confronti dell’intervento americano in Iraq, il rifiuto della costituzione europea del 2005, ma anche l’offerta d’asilo verso personaggi come Cesare Battisti. Come sarà valutato l’atteggiamento dell’l’americain Sarkozy negli ambienti più ortodossi dell’Ump? In fondo la Francia è conosciuta e forse ammirata perché è un paese che alza sempre la mano per eccepire qualcosa quando tutti gli altri sono d’accordo.
(26 febbraio 2007)