Francesco Tajani
FRANCIA - Si accendono i riflettori sulle presidenziali
La forma di governo vigente in Francia attribuisce ampi poteri al presidente della Repubblica, a differenza di paesi come l’Italia. Il sistema è comunemente chiamato semipresidenzialismo, per sottolineare la commistione tra il modello statunitense e quello parlamentare. In virtù di tale allocazione dei poteri, le elezioni presidenziali rivestono oltre le Alpi un ruolo di primissimo livello; dunque, malgrado manchino alcuni mesi, il clima politico è già arroventato, in entrambi gli schieramenti. Nel 2002 il primo turno si era concluso con lo storico risultato conseguito da Jean-Marie Le Pen, leader del Front National, che aveva superato il malcapitato Lionel Jospin, conquistandosi la seconda piazza nel ballottaggio contro il presidente in carica Jaques Chirac, candidato della destra di ispirazione gollista, poi uscito vincitore. Trascorso un lustro, l’attenzione dei media converge integralmente sulle dinamiche interne agli schieramenti per la definizione dei candidati. Se il Partito Socialista, mediante le primarie, ha accordato a Segolene Royal (nella foto) la candidatura ufficiale, tributandole il 60% dei consensi, nella destra i giochi non sembrano ancora conclusi.
Quella che potrebbe essere la prima inquilina donna dell’Eliseo ha surclassato i contendenti nelle elezioni riservate agli aderenti al partito socialista, nelle quali il secondo posto è andato a Dominique Strauss-Khan, che ha staccato di misura l’ex premier Laurent Fabius, più schierato a sinistra. Gli avversari interni hanno accettato la sconfitta, e dichiarato che sosterranno attivamente la Royal. Anche il più bizzoso Fabius, che all’epoca del referendum sulla Costituzione europea si era battuto a fianco del fronte del no, si è detto pronto a combattere contro la destra e l’estrema destra. Nella candidata prescelta i militanti hanno intravisto la possibilità di quella svolta che, a parer loro, ridarebbe sostanza ad un partito accusato di essersi ideologicamente impoverito. In effetti l’idea di socialismo della Royal pare svincolata dai dogmi tradizionali; sfatato il tabù della sacralità delle 35 ore settimanali, ha addirittura rischiato di perdere le primarie per la diffusione di un suo commento circa i professori delle scuole transalpine, che “dovrebbero insegnare di più”. Già si segnalano i prodromi di quell’orientamento riformista, di stampo laburista, che pare avere preso piede nei partiti della sinistra europea, sull’onda dei tre consecutivi mandati conquistati dal premier britannico. La destra è intanto sospesa nell’incertezza sull’identità del proprio sfidante, per mesi accreditato nel battagliero Nicolas Sarkozy, attuale presidente del partito di maggioranza Ump e ministro dell’interno. I suoi modi decisi, le sue idee di stampo reazionario e fortemente conservatore sembrano suscitare odio o amore, polarizzando l’elettorato ed i quadri del partito. Un po’ quello che succede a Bush figlio negli Stati Uniti: coincidenza vuole che anche sul rapporto col gigante americano si giochi la partita tra Sarko ed i suoi rivali interni. Nella sfida che contrappone il ministro dell’interno a Dominique de Villepin, Michelle Alliot-Marie e Jean Luis Borloo si confrontano anche le diverse anime del partito; l’attuale premier è esponente della tradizionale classe dirigente francese, abituato ad una politica non urlata e poco incline alla demagogia. Nel solco della più ortodossa tradizione gollista, il premier non appoggia aprioristicamente le scelte statunitensi e rimane un convinto europeista. Sarko ha invece spesse volte sottolineato le affinità tra la cultura del vecchio continente e quella degli Stati Uniti, sposando le tesi occidentaliste tanto care agli intellettuali conservatori americani. Bisognerà verificare inoltre se le sue mosse, esplicitamente mirate ad erodere parte del consenso del Fronte Nazionale, sortiranno gli effetti sperati. Anche il gerontocrate Chirac ha dichiarato che potrebbe ricandidarsi; il suo annuncio, commentano alcuni giornali francesi, avrebbe fatto sorridere in paesi non tanto ossequiosi verso i mostri sacri della politica. L’età dei due probabili sfidanti Sarkozy e Royal contribuisce a trasmettere all’elettorato una sensazione di novità.
L’attuale fase della politica francese ricalca parzialmente quanto sta avvenendo nell’intera Europa continentale; gli schieramenti si interrogano, dopo la caduta delle ideologie, su come riposizionarsi e sulle nuove sfide che il presente propone. Il Partito Socialista francese, con i discorsi della Royal, ha ad esempio invaso uno storico campo della destra, la sicurezza, tema molto sentito dai cittadini. Il dubbio, inoltre, è se convergere al centro, puntando a quella parte dell’elettorato moderato che non apprezza i toni da sindacalismo ottocentesco talvolta propri della retorica del partito, o se costruire quella formazione socialdemocratica il cui solo nome fa brillare gli occhi di molti militanti e dirigenti. Il futuro dell’Unione Europea, argomento scottante dopo il no francese al referendum, è stato commentato dalla Royal e dal suo più probabile avversario solo con dichiarazioni di principio tanto altisonanti quanto astratte. Anche da questo si evince che, nelle prossime presidenziali, è in palio il destino non solo degli abitanti del paese dell’esagono, ma degli europei tutti.
(30 novembre 2006)