BOSNIA ERZEGOVINA - Nascono le forze armate nazionali

Per affermare che uno stato unitario esiste occorre la presenza di quattro istituzioni fondamentali: i ministeri delle finanze, degli esteri, e dell’interno, e un esercito. La forza armata unificata per la Bosnia-Erzegovina (BiH) ha visto la luce negli ultimi due anni, al termine di lunghe e complesse trattative: tutti i soldati indosseranno la stessa uniforme e mostreranno insegne e bandiera comuni. Ora il processo di unificazione delle forze armate è entrato nelle fasi decisive: il 30 agosto scorso è giunta la storica approvazione dal parlamento del mini-stato più ostico alla riforma, la Repubblica serbo-bosniaca. Così le competenze in materia di difesa sono state trasferite allo governo centrale. Il 6 settembre è seguito il “sì” del parlamento della Federazione croato-musulmana. I fautori di un ritorno allo stato unitario e multi-etnico, quale era prima del conflitto, vedono nella notizia della creazione di una forza armata unificata il primo passo decisivo in questo senso.

L’accordo di pace del 1995, siglato grazie alle mediazione statunitense nella base aerea Wright-Patterson di Dayton, nell’Ohio, ha posto fine alla sanguinosa guerra in Bosnia-Erzegovina attraverso la formazione di due “mini-stati“ per tre etnìe, definiti nel gergo burocratico “entità”. A distanza di dieci anni la Bosnia-Erzegovina non può ancora essere definita un soggetto istituzionale in senso vero e proprio. È nata infatti con un tallone d’achille: Dayton ha soddisfatto le richieste dei “signori della guerra” dell’epoca, avallando quasi tutte le conquiste militari fatte nel periodo 1992-95. Ed ha creato un stato centrale fragile, formato dalla Repubblica Serba (con il 49% del territorio) e dalla Federazione croato-musulmana (con il 51%), seguendo una suddivisione per base etnica. Il paese quindi è teoricamente governato da tre soggetti, ma in realtà le decisioni fondamentali sono prese dall’Alto Rappresentante designato dalla comunità internazionale. In base agli Accordi di pace la Nato è intervenuta con la missione Sfor per le politiche di sicurezza e per la riorganizzazione delle forze di polizia. La Stabilization Force ha passato le consegne alla Eurofor (nella foto il contingente italiano) il 5 dicembre 2004. Per entrambi i contingenti è risultato naturale procedere alla costituzione delle forze armate secondo la divisione del paese.

Nel 2003 vi era stato un primo passaggio formale di poteri alle autorità bosniache con la creazione del Ministero per la Sicurezza, nucleo del futuro Ministero della Difesa. Ma i pochi passi veramente decisivi sono stati compiuti solo grazie ai “diktat” dell’ Alto Rappresentante, il britannico Paddy Ashdown, che ha utilizzato come pretesto per accelerare le trattative i due scandali che hanno coinvolto i serbi di Bosnia. Questi si sono visti da un lato coinvolti in un traffico di armi con l’Iraq, mentre dall’altro venivano scoperti a spiare le attività delle organizzazioni internazionali impegnate nell’attuazione degli accordi di pace. L’Alto Rappresentante ne ha approfittato per abolire il Consiglio Supremo di Difesa della repubblica Serba, sgomberando il cammino, almeno formalmente, da uno dei centri politico-militari del nazionalismo serbo e facendo eliminare dalla “costituzione” della repubblica Serba tutti i riferimenti alle parole “stato”, “indipendenza” e “sovranità”.

Le due forze armate sono state sottoposte in questi dieci anni a un downsizing radicale. Il lavoro è stato condotto dalla Defence Commission Reform che, partendo dalle informazioni disponibili nel dopo-guerra, ha via via ridotto e riorganizzato, in base agli standard Nato, il numero di soldati. Si pensi che nel ‘95 i due eserciti ammontavano a 264 mila uomini per i croato-musulmani e 156 mila per i serbo-bosniaci. Il 1996 è stato testimone della prima grande riduzione: i serbi sono scesi a quota 56 mila, mentre i croato-musulmani a 55 mila. Poi, a fine 2002, si è passati a 12 mila per i primi e 30 mila per i secondi. I soldati comunque risultavano ancora troppi per le modeste finanze della repubblica bosniaca. Si è proceduto quindi nel 2003 ad un nuovo drastico taglio: la truppa complessiva, sempre in un rapporto di 2:1 in favore della Federazione croato-musulmana, è stata dimezzata portando il numero dei soldati croato-musulmani a 12.910 e a 6.180 quello dei serbo-bosniaci. I professionisti mantenuti a pieno regime saranno, in tutto, tra i 9-10 mila e circa 5 mila saranno gli uomini che formeranno le riserve attive. Seguendo il dettato di Dayton un terzo delle forze sarà dislocato nella parte serba ed il restante nella parte croato-musulmana. Verranno costituite tre brigate multinazionali stanziate a Sarajevo, Banja Luka e Mostar. Ciascuna sarà composta da tre battaglioni di fanteria, ognuno “erede” delle tre ex-forze armate: quella bosniaco-musulmana (ABiH), quella croata (HVO) e quella serbo-bosniaca (VRS). I soldati porteranno sulla spalla sinistra lo stemma della propria unità e sulla spalla destra la bandiera della Bosnia Erzegovina. La coscrizione è stata ridotta a 4 mesi, ma, in seguito verrà del tutto eliminata. Il personale di staff è stato ridotto, in base agli standard Nato, al 2% rispetto alla forza complessiva. Tra le urgenze immediate per il nuovo Comando unificato vi è l’addestramento, che sconta inevitabilmente i problemi della separazione delle truppe. Fino a due anni fa i croato-musulmani erano addestrati da specialisti inviati da Washington, mentre i serbo-bosniaci da militari provenienti dalla Serbia–Montenegro. Importante risulterà il varo di una dottrina militare comune e, nel contempo, l’adozione degli standard imposti dall’Alleanza Atlantica - sia sul terreno teorico che su quello operativo - con l’obiettivo di far conseguire al neonato esercito i requisiti necessari per entrare a far parte del meccanismo della Partnership for Peace. Il lavoro della Defence Commission Reform prevede il completamento della riforma nel 2007, mentre il budget unico della Difesa vedrà la luce già da gennaio 2006. Nello stesso anno verrà completata l’organizzazione del Comando operativo delle Forze armate della BiH, che vedrà la formazione del Comando di supporto, a cui saranno affidate mansioni logistiche, di gestione del personale e di addestramento. La città di Sarajevo sarà la sede del nuovo Comando unificato. La comunità internazionale ha accolto con soddisfazione questi passi avanti, che lasciano intravedere il delinearsi di una data per il ritiro delle forze di peacekeeping europee dai Balcani.

Marco Leofrigio
(22 settembre 2005)

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