Maurizio Gentile
BULGARIA - Tra Italia ed Europa
Lo scorso 15 aprile si è conclusa la visita ufficiale in Bulgaria del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. I rapporti tra l’Italia e la giovane repubblica affacciata sul Mar Nero sono, da ormai numerosi anni, cordiali e volti allo sviluppo economico e culturale di questa piccola ma importante nazione. Il capo del Quirinale non si è limitato ad incontri simbolici con le varie delegazioni ivi presenti nonché con il suo omologo locale Georgi Parvanov, ma ha intrattenuto colloqui formali e programmatici sul futuro delle relazioni italo-bulgare.
L’Italia è il primo partner commerciale della Bulgaria, il primo cliente dei suoi prodotti, con una quota del 13%, e dallo scorso anno è il secondo paese fornitore dopo la Germania, avendo ormai superato anche la Russia. Questi sono i dati che hanno spinto a Sofia non solo Ciampi, ma con lui una folta delegazione di imprenditori. Esponenti di tutte le varie realtà economiche ed industriali italiane hanno valutato le opportunità di investimento e soprattutto di guadagno che questo paese emergente potrebbe loro fornire.
L’economia della Bulgaria è in pieno sviluppo, ma è priva di strutture tecnologiche e di una seria progettualità per il futuro. Si osserva una fase di enorme ma disordinata crescita che attira l’attenzione di numerosi soggetti e di capitali stranieri. Le sole imprese italiane, al termine della visita di Ciampi, hanno stanziato 500 milioni di euro per le attività di import-export. Dalla caduta del comunismo nel 1989, il paese ora guidato dall’ex re Simeone di Sassonia-Coburgo Gotha, si trova ancora in una fase di transizione. La sua popolazione di quasi 8 milioni di abitanti dispone di immensi spazi verdi e di ampie zone non industrializzate. Membro della Nato dal 2004 e futuro membro della Ue dal prossimo 2007, la Bulgaria è pertanto una giovane repubblica che si è avvicinata da poco ai grandi giochi geopolitici nell’area del sud est europeo. La data del 2007 risulta fondamentale per Sofia. I maggiori finanziamenti alla sua piccola economia vengono proprio da quell’Unione Europea che in meno di tre anni ha fornito la somma di 1,405 miliardi di euro in aiuti economici.
L’antica terra dei traci, di fronte a finanziamenti così generosi, non potrà però esimersi dal porre in atto ciò che Bruxelles le chiederà. Se l’ingresso nella Nato, ha rappresentato uno spostamento dell’asse filoatlantico nel Mar Nero in una regione che al di là delle apparenze cova sempre sotto le ceneri l’instabilità, l’ingresso nell’Unione è “subordinato” alla costruzione del “Corridoio 8”, ormai non più rinviabile. Le parole di Ciampi in merito, sono state esplicite: “L'Accordo firmato - ha detto il Presidente Italiano - darà sostanza ai comuni intenti di intensificati scambi e progetti congiunti. Questa collaborazione non riuscirebbe ad essere pienamente efficace se non perseguissimo altresì l'obiettivo di una maggiore coesione fra gli Stati e le regioni europee. La realizzazione delle grandi reti infrastrutturali fra cui il Corridoio n. 8, destinato a collegare il Mare Adriatico al Mar Nero, rappresenta un anello essenziale di questo disegno”. La costruzione di tale immensa infrastruttura, rappresenta una svolta nelle relazioni politiche ed economiche per una parte importante dell’Europa. Il Corridoio n.8 è un “asse” paneuropeo che collegherà il Mar Nero al Mar Adriatico, coinvolgendo pertanto anche l’Italia. Questo enorme progetto interessa infrastrutture e trasporti, prevedendo la costruzione di vie di comunicazione, autostrade, porti, ponti ed oleodotti.
L’asse su cui si sviluppa il “Corridoio” parte da Burgas, il porto bulgaro più grande ed antico dell’area, che rappresenta lo sbocco naturale di traffici e di commerci per tutta la zona che si affaccia sul Mar Nero. I commerci di Burgas, una volta portata a termine l’opera, aumenteranno di volume in maniera esponenziale e vi sarà uno slancio verso l’Asia ed i mercati che ora gli sono preclusi. Dalla Bulgaria e dal Mar Nero passando per la Macedonia e l’Albania, per sfociare in Italia e precisamente a Bari, al temine dell’opera, si vedrebbe l’Europa mediterranea unita al Caucaso. L’importanza dell’opera è pertanto vitale per lo sviluppo tanto delle regioni caucasiche, quanto di quelle mediterranee, Italia compresa. Il terminale del “Corridoio n.8” sarà un volano economico non solo per il capoluogo pugliese ma anche per tutto l’Adriatico. Non dobbiamo dimenticare che i commerci destinati a viaggiare su quest’asse, rappresentano la quasi totalità dei prodotti che ora compiono percorsi alternativi per giungere a quella destinazione. Unificare e concentrare tutti gli scambi commerciali permette un controllo più agevole, una minore “dispersione” delle merci e la possibilità per i paesi coinvolti di svilupparsi economicamente. Il “Corridoio 8” rappresenta un’occasione per la Bulgaria, un’occasione per l’Italia, ed un’occasione per l’Europa.
(19 aprile 2005)