Alessandro Ricci
GEORGIA - Vince il partito di Saakashvili, restano le tensioni
Le elezioni parlamentari in Georgia hanno decretato la schiacciante
vittoria del Movimento Nazionale Unito di Mikheil Saakashvili, che ha
ottenuto il 63,2% delle preferenze, guadagnando centoventi seggi in
parlamento. Subito dietro l'Opposizione unita, composta di nove
partiti diversi, che ha ottenuto circa il 13%. A seguire, il Movimento
democratico cristiano, con l'8,4%, e infine il Partito laburista, con
il 6,1%. Il parlamento sarà composto per il 50% (75 seggi) da eletti
in forma maggioritaria, ed il restante da deputati eletti in forma
proporzionale. Saakashvili si è detto felicemente sorpreso del netto
risultato e ha dichiarato, in un messaggio alla nazione, che non
appronterà significativi cambiamenti senza il consenso
dell'opposizione. Che, a sua volta, ha denunciato brogli e
irregolarità. I giorni scorsi l’opposizione ha anche annunciato che avrebbe boicottato il parlamento georgiano e formato un parlamento “alternativo”, per dar voce a politici e cittadini che hanno considerato nulli i voti della maggioranza. La risposta del Presidente Saakashvili non si è fatta attendere: in un incontro televisivo con il presidente polacco Lech Kaczynski, il 26 Maggio, giorno dell’indipendenza georgiana, ha affermato che i partiti minori “dovrebbero rispettare il volere della maggioranza”. Ancor prima dei risultati dalle urne, i movimenti d'opposizione avevano già chiesto a gran voce la vittoria. Ma le elezioni non si ripeteranno, anche perché gli osservatori dell'Osce hanno assicurato la piena regolarità del voto.
Nonostante la presenza degli osservatori, nei giorni che hanno
preceduto le consultazioni non sono comunque mancate le tensioni: nel
distretto di Tsalendjikha è stato ucciso un sostenitore del Consiglio
unito di opposizione con un colpo di fucile alla testa. David
Gamkrelidze, uno dei capi della coalizione d'opposizione, ha chiesto
"un'inchiesta immediata" per far luce sui responsabili dell'omicidio,
attribuito per ora a militanti del partito di Saakashvili. Nella zona
di confine con l'Abkhazia, le milizie separatiste hanno aperto il
fuoco contro gli abitanti della regione di Gali, con lo scopo di
intimidirli, stando a quanto detto dal vice-ministro della Difesa
georgiano Batu Kutelia. E non è il solo caso: Giorgiobani, un
candidato del Movimento Nazionale Unito nel distretto di Tsageri,
secondo registrazioni raccolte dall'opposizione, avrebbe minacciato
gli impiegati pubblici della zona di licenziamento se non avessero
votato per lui. Ma già mesi fa la situazione era tutt'altro che
tranquilla: nel novembre scorso si erano tenute manifestazioni
imponenti, e scontri tra polizia e dimostranti. La protesta era nata
per la difficile condizione economica del Paese, per la mancata
attuazione delle riforme promesse dal presidente e per la
centralizzazione del potere. Il presidente era stato quindi costretto
a dichiarare prima lo Stato d'emergenza e poi indire nuove elezioni
per la primavera 2008. Nel settembre del 2006, invece, era stato
violato il cessate il fuoco in vigore dal 1992, innescando una lunga
scia di violenze, culminata con le recenti minacce di guerra
aperta.
Non è un caso comunque che le ultime tensioni siano esplose
principalmente in località non distanti dal confine con l'Abkhazia e
l'Ossezia del Sud. Formalmente queste due regioni appartengono alla
Georgia, ma di fatto sono autonome, con un proprio governo e godono
del sostegno, non solo morale ma anche militare, della Russia. E a
breve termine non sembrano praticabili soluzioni di pacificazione tra
le due parti: la capitale e il resto della Georgia appoggiano il
partito di Saakashvili, vicino agli Stati Uniti e che preme per
l'ingresso nella Nato, mentre sul fronte opposto, si spinge per un
riavvicinamento con la Russia e si chiede la piena indipendenza
dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud. La schiacciante vittoria
elettorale del partito di Saakashvili è ben comprensibile se si pensa
che le elezioni non si sono svolte nelle due regioni separatiste, ma
solo nelle zone in cui è forte il partito filo-occidentale.
La Georgia rappresenta oggi un obiettivo strategico di fondamentale
importanza, conteso da Usa e Russia. Una competizione che si era
palesata in modo evidente già nel 2003, quando, con la Rivoluzione
delle rose - supportata e finanziata dagli Stati Uniti - il fronte
filo-russo guidato da Shevardnadze aveva dovuto lasciare il posto alla
coalizione vicina agli Stati Uniti, guidata da Saakashvili. E
l'obiettivo statunitense di accapparamento delle risorse, nel 2005
(subito dopo la presa di potere di Saakashvili) si era concretizzato
con l'inaugurazione del più grande oleodotto del mondo, che dal Mar
Caspio alla Turchia passa proprio per la Georgia. Tblisi si appresta
oggi, con un presidente che vuole entrare nella Nato, a diventare una
roccaforte dell'Occidente nello scontro per il controllo delle risorse
energetiche della zona sud-caucasica, che vede ancora una volta come
protagonisti Usa e Russia. Con un'Europa che aspetta il proprio turno
e gioca da gregario, in una partita a scacchi senza esclusione di
colpi, che vuole solo due contendenti.
(6 giugno 2008)