IL G8 DI EDIMBURGO
resoconto quotidiano a cura di Alessandro Tirocchi
VIA AI LAVORI, CON ANCORA NELL’ARIA LE NOTE DEL LIVE8
Dal 6 all’8 Luglio i grandi della terra si riuniranno ad Edimburgo, nell’esclusivo golf-club-hotel-resort Gleneagles. All’ordine del giorno la povertà in Africa, con la volontà inglese di creare una ‘International Finance Facility’ per raccogliere 50 miliardi di dollari per gli aiuti grazie all’emissione di obbligazioni. Su questo punto George W. Bush ha già puntualizzato che, sotto la sua presidenza, gli Stati Uniti hanno triplicato gli aiuti ma che adesso i governi devono fornire garanzie di trasparenza in merito all’impiego dei soldi. Altro punto in questione, la tutela dell’ambiente, con il protocollo di Kioto al centro del dibattito. L’idea è quella di un accordo sul riscaldamento globale del pianeta, in base al quale i leader del G8 riconoscano che è una minaccia reale ed approvino misure per contrastarlo. Terzo punto il commercio equo. Si discuterà sulle misure che i paesi ricchi devono adottare per aiutare i prodotti dei paesi poveri ad essere effettivamente competitivi sul mercato. Infine la questione mediorientale. Tony Blair vorrebbe ottenere l’impegno degli altri partecipanti per un pacchetto di sostegno volto a migliorare le condizioni di vita dei palestinesi. Tra i temi di politica estera anche l’Iraq ed il nucleare iraniano. “Resteremo in Iraq fino alla vittoria”, ha tuonato Bush da Morgantown, in West Virginia, durante il discorso per l’anniversario americano del 4 luglio. Il presidente a stelle e strisce ha gelato i suoi prossimi compagni d’avventura: “Non abbiamo nessuna intenzione di fare concessioni”.
Riordiniamo le idee in vista di un appuntamento che potrebbe segnare la politica dei prossimi anni. Otto uomini dovrebbero, o meglio, potrebbero cambiare il mondo. L’inizio però non è dei migliori. Bush ha già avvisato che non verrà per far fare bella figura al premier britannico Tony Blair e che non taglierà le emissioni dei gas serra nei parametri previsti dal protocollo di Kioto. Blair puntualizza che il rapporto con gli Usa è fondato sul do ut des… a buon intenditor! In atto manovre franco-tedesche per bloccare quelle anglo-americane. I russi non stanno con nessuno, gli italiani stanno con tutti e, intanto rimangono all’ultimo posto della classifica negli aiuti economici al Continente Nero. Convocati da Bob Geldof, i no-global sono già arrivati e sfilano al grido ‘Make Poverty History’… ‘Consegna la povertà alla storia’. Il grande organizzatore del LIVE8 è in odore di santità, tanto che il tabloid britannico ‘Sun’ lo candida per il prossimo nobel per la pace. Ma intanto, su reminiscenze genovesi, si sono attivati anche i black bloc. Dopo i primi scontri già 60 i fermati e 20 i feriti.
(5 luglio 2005)
PRIME PROTESTE E PRIMI ARRESTI
La polizia scozzese ha fatto marcia indietro sulla propria decisione di vietare la manifestazione di Auchterarder, concedendo ai pullman che trasportano manifestanti di raggiungere la cittadina vicino al complesso golfistico di Gleneagles. E così poco dopo le 14.30 è partito il corteo. La decisione di autorizzare la marcia è stata presa in seguito ad un incontro tra la polizia e gli organizzatori della manifestazione, G8 Alternatives. Al corteo, che terminerà a cinquecentometri dal complesso di Gleneagles, dovrebbero partecipare migliaia di dimostranti. Intanto il presidente Gorge W. Bush è arrivato a Glasgow via Copenaghen: il gruppo a stelle e strisce parteciperà alla cena offerta dalla regina Elisabetta ai leader dei Paesi del G8, il cui Vertice si svolgerà domani e venerdì. Tra le 60 e le 70 persone sono già state arrestate: i disordini più gravi sono occorsi nelle prime ore del mattino a Stirling, mentre blocchi stradali sono stati attuati dai manifestanti attorno alla piccola località che ospita il vertice G8. Gli scontri si sono verificati da stamani in Scozia fra la polizia e gruppi di contestatori che intendono cercare di impedire o almeno far sentire la loro protesta contro il vertice. I contestatori, per lo più accampati su terreno demaniale alle porte di Stirling, sulla strada fra Glasgow e Gleneagles, sede del vertice, hanno tentato di bloccare diverse strade come forma di protesta. Tra gli obiettivi, la trafficata autostrada A9 che corre nord-sud lungo la Scozia a soli 13 chilometri a sud di Gleneagles: alcuni manifestanti hanno trascinato trascinando sulla carreggiata grossi rami, altri si sono sdraiati sull'asfalto.
Ma quelle date dai manifestanti, non sembrano essere le uniche preoccupazioni per gli organizzatori. Londra spera ancora, ma nonostante i negoziati siano destinati a proseguire fino all'ultimo, sono in pochi a ritenere che il vertice possa portare a grandi accordi, in particolare sui mutamenti del clima e la riforma del commercio. Anche sugli aiuti all'Africa non c'e' unità di vedute sui nuovi passi da compiere, nonostante la cancellazione del debito multilaterale decisa dai ministri finanziari del G8 alcune settimane fa. Riguardo ai mutamenti del clima, il governo inglese vorrebbe arrivare ad una dichiarazione finale in cui si riconosca l'esistenza del problema e si indichino misure concrete da prendere subito. Ma gli Usa sono l'ostacolo principale, dato che Washington esclude ogni possibile adesione a varianti del protocollo di Kyoto. Di assoluto rilievo, finora, solo le misure di sicurezza messe in campo. Il 'resort' a 70 km da Edimburgo dove si svolge il summit, che si conclude venerdì, e' protetto da una barriera metallica lunga otto km, 10 mila i poliziotti mobilitati. I black bloc sono dietro l’angolo.
(6 luglio 2005)
LE BOMBE DI LONDRA SUL VERTICE DI EDIMBURGO
Sull’inizio del vertice G8, pesa come un macigno l’attacco terroristico sferrato a Londra. Clima da terrore nella city. Alle 9.30 del mattino le prime esplosioni, tra le stazioni metrò di Liverpool ed Aldgate East, poi un altro boato, ed un altro ancora. Bus e metropolitane nel mirino, in perfetto stile al-qaedista. È un bilancio provvisorio quello delle vittime accertate finora, destinato fatalmente a crescere. Tre le bombe esplose sotto la metrò. La stazione di King’s Cross è diventata un ospedale da campo, per soccorrere i feriti, ma già in 23 vi hanno lasciato la vita. Nove i morti ad Edgeware Road, sette a Russel Square, altrettanti ad Aldgate East. La matrice, dopo i sospetti del capo di Scotland Yard, Ian Blair, sembra essere quella islamica. Precisamente si tratterebbe del “Gruppo segreto della Jihad di Al Qaeda in Europa”. Nella rivendicazione, ovviamente via web, sono chiare le minacce all’Italia ed alla Danimarca, qualora continuassero a tenere i propri uomini in armi in terra iraqena. Il Governo italiano sembra essere tranquillo, più concentrato sulla solidarietà al popolo inglese che preoccupato dalle minacce islamiche. A Roma il Sindaco Walter Veltroni non ha minimizzato, ma ha voluto puntualizzare l’alto livello di sicurezza della Capitale. Insomma dopo Madrid, la tensione in Europa è ai massimi livelli, visto che le cellule terroristiche hanno dimostrato di non essere affatto battute. In questo contesto, appare quantomeno strana la coincidenza dell’uccisione, da parte del gruppo di Al-Zarqawi, dell’ambasciatore egiziano Yoab Al-Cherif.
Qualche ora prima dell’inferno londinese si era aperto il G8 di Edimburgo. Dopo gli scontri con i black bloc, compresi gli arresti italiani, l’inizio dell’incontro con una cena offerta dalla regina Elisabetta. Un avvio all’insegna della cordialità, ma restano le divisioni tra i Grandi. Finora l’unico fatto degno di nota, e per certi versi unico nella storia dei vertici G8, è che i negoziati sono destinati a proseguire fino all’ultimo. Sugli aiuti all’Africa non c'é unità di vedute sui nuovi passi da compiere. Molti i dubbi in merito alla modalità, ed all’entità, del contributo economico. Complicato il discorso sui mutamenti del clima. George W. Bush ha proposto di superare Kyoto e di cercare tecnologie che consentano di contrastare le emissioni, non decidere tagli. Sulla riforma del commercio, né gli Usa né gli europei paiono disposti a cambiare le politiche d’aiuti all’agricoltura, denunciate dai paesi africani come principale ostacolo alla commercializzazione dei loro prodotti. Saranno giorni di lavoro che, già alla vigilia non apparivano semplici. Adesso dovranno fare i conti anche con il bilancio di morte che arriva da Londra e porta nitidamente il tetro segno del terrorismo internazionale.
(7 luglio 2005)
BUONE PROMESSE PER L’AFRICA, POCO O NULLA PER IL CLIMA
Secondo Tony Blair “Il G8 di Gleneagles ha compiuto "processi significativi" sui capitoli degli aiuti all'Africa e della lotta ai mutamenti del clima, nonostante "l'ombra del terrore" generata dagli attacchi di Londra”. Il Vertice degli otto Grandi ha approvato un piano d'azione e di partnership per l'Africa, mostrando la propria solidarietà e prospettando progressi reali e realizzabili. L’ancora di salvataggio è arrivata dal Giappone, che si è impegnato per consentire di avvicinarsi al raddoppio degli aiuti entro il 2010: 50 i miliardi di dollari stanziati, comunque un successo rispetto ai 25 del 2004. Bisogna inoltre considerare i 40 miliardi di azzeramento del debito a 18 Paesi fra i più poveri (14 africani e 4 latino-americani). I presidenti di Algeria, Ghana, Etiopia, Malì, Nigeria, Senegal, Sud Africa e Tanzania, si sono impegnati a promuovere la democrazia e il buon governo e a combattere la corruzione. I Grandi confermano, inoltre, l'appoggio alle missioni di pace e umanitarie nel Darfur, la regione del Sud del Sudan teatro di un genocidio.
Discorso diverso per la questione ambientale. Secondo il WWF “l'amministrazione Bush continua ad ignorare l'evidente minaccia che i cambiamenti climatici costituiscono per l' economia mondiale e per l'ambiente”. Anche per Legambiente “da Gleaneagles non è uscito niente di buono. Nessun target, nessun impegno concreto, nessuna scadenza precisa. Solo chiacchiere. E sostenere, come pure qualcuno fa, che i risultati del vertice siano stati positivi perché Bush ha finalmente riconosciuto che l'effetto serra esiste ci sembra davvero ridicolo”. Insomma tutto da rifare o quasi. Per i gruppi ambientalisti, in virtù dell’analisi della dichiarazione finale, nessun vero progresso è stato compiuto sui mutamenti del clima. Per Stephen Tindale, portavoce di Greenpeace “il G8 non si é impegnato su niente di nuovo, ma almeno non siamo andati indietro sull'ambiente”, mentre Tony Juniper, di Friends of the Earth, afferma che “il risultato meno tangibile della riunione é quello più positivo: il considerevole aumento della consapevolezza dell'opinione pubblica sui cambiamenti del clima e sull'effetto serra”. Gli inguaribili ottimisti sostengono che si è giunti comunque ad un risultato positivo. Gli Usa, forse per la prima volta ammettono, l'esistenza del problema. George Bush, in ogni caso, non accetta di limitare l'inquinamento se non attraverso l'uso di nuove tecnologie. Possibilista il presidente francese Jacques Chirac che dice di aver notato uno spostamento nella posizione di Washington sull'argomento. Un po’ poco, per un vertice di tale portata, nonostante i cambiamenti di programma imposti dal nuovo attacco dell’integralismo islamico, il cui spettro ha inevitabilmente aleggiato sul tavolo degli otto Grandi.
(8 luglio 2005)