Il codice geopolitico italiano

Spazio e percezione dello spazio. Storie e identità plasmate in secoli di relazioni, alleanze e guerre, ecco, in poche parole cos’è un “codice geopolitico”; un concetto tanto sconosciuto quanto basilare nella comprensione e nell’analisi delle relazioni internazionali.

Il codice geopolitico italiano - GEOPOLITICA.info Legenda: ⦁ Nei quadrati rossi le macro aree di interesse geopolitico ⦁ Contrassegnate con una stella i vecchi domini coloniali ⦁ Fumetti: le maggiori comunità italiane fuori dal territorio europeo ⦁ Con le frecce vengono contrassegnati i più eclatanti esempi di controtendenza politica rispetto al resto del blocco occidentale.

Per dirla con parole più accademiche, possiamo riferirci a Colin Flint, il quale definisce il codice geopolitico sic et simpliciter come “il modo in cui un Paese si orienta nel mondo”. Lo stesso autore operazionalizza il concetto suddividendolo in 5 considerazioni:

⦁ Chi sono i nostri attuali e potenziali alleati
⦁ Chi sono i nostri attuali e potenziali nemici
⦁ Come possiamo mantenere i nostri alleati e promuovere potenziali alleanze future
⦁ Come possiamo contrastare i nostri attuali nemici ed isolare le minacce
⦁ Come giustifichiamo le quattro considerazioni precedenti al nostro pubblico e alla comunità mondiale

Lo studioso russo Igor Okunev, si sofferma nel sottolineare due ulteriori variabili del codice in oggetto: la scala e l’orientamento. Evidentemente va quindi analizzato – oltre al posizionamento geografico del Paese – anche ciò che considera essere il suo raggio d’azione e di influenza oltre che la sua appartenenza ad eventuali blocchi geopolitici. Lo stesso Okunev sottolinea come nell’attuale contesto storico, figlio del crollo dell’Unione Sovietica e della fine della Guerra Fredda, i codici geopolitici sono via via diventati meno stabili. La fine dell’ottica bipolare nell’arena internazionale ha infatti favorito in questo modo la creazione di coalizioni ad hoc a seconda dei diversi scenari di crisi internazionale.

Molte sono state le applicazioni del codice geopolitico per capire come un Paese si vede nel contesto globale e in quale atteggiamento si pone, politicamente parlando, verso le diverse sfide che il presente offre. Quasi sempre i casi studiati sono quelli delle grandi potenze mondiali. Esempi immediati di codici geopolitici sono diversi: la politica del Declino del Regno Unito nella prima metà del secolo scorso, la Greandeur francese, la War on Terrorism degli Stati Uniti a partire dagli anni duemila o l’eurasiatismo nella Russia di Putin.
Probabilmente per la sua minore rilevanza sul piano internazionale, il codice geopolitico italiano non è mai stato fatto oggetto di approfondita analisi sebbene la storia, la cultura e le identità del nostro Paese sono così varie e così connesse da formare un mosaico che interagisce in maniera peculiare con la posizione geografica della penisola. Tutto ciò ha portato senza dubbio alla creazione di un codice italiano dal quale l’analista geopolitico non può prescindere onde poter meglio leggere e interpretare gli eventi e le prese di posizione assunte dall’Italia in tema di politica internazionale. Questo breve articolo si propone quindi di offrire un input al suo studio, senza particolari pretese di esaustività.

Come si percepisce quindi l’Italia nel mondo e come orienta il suo processo di decision-making nell’arena globale?
E’ utile a questo proposito partire da fatti che potremmo definire più che altro storici dovendo necessariamente il codice geopolitico affondare le sue radici nella storia del Paese in esame. Non avendo la volontà in questa sede di fare un elenco dettagliato dei maggiori eventi vissuti in questo stivale d’Europa, è tuttavia possibile isolarne alcuni di maggior rilievo che hanno lasciato un’impronta nelle attitudini geopolitiche del Paese: i fenomeni migratori che seguirono l’unità d’Italia, rivolti verso nazioni maggiormente sviluppate e particolarmente nelle Americhe; le politiche di potenza che da dopo l’unità fino alla caduta del fascismo porteranno l’Italia ad avere dei domini in Cirenaica, Tripolitania e nel Corno d’Africa; la fine del secondo conflitto mondiale con la sua eredità di orrori e tragedie che porterà la nuova classe dirigente italiana ad allinearsi in maniera decisa con il nascente blocco occidentale, sia in funzione esterna onde garantirsi una copertura in termini militari ed economici, sia in funzione interna per isolare la minaccia comunista, particolarmente forte in Italia come in Francia. Essendo passati oltre settant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e ventisei anni dalla fine della Guerra Fredda, l’Italia si presenta oggi come una nazione chiave nel quadro geostrategico occidentale e la percezione geopolitica che ha di se stessa pare andare esattamente in questa direzione. Per avere conferma di ciò, si può fare riferimento al cosiddetto Libro Bianco, concernente tematiche di sicurezza internazionale e difesa, emanato nel 2015 dal Ministero della Difesa. Da questo documento si evince chiaramente come la visione sia incentrata su due perni geografici fondamentali: la dimensione Euro-Atlantica, vista non soltanto nella sua spazialità pura e semplice ma come spazio politico di condivisione di determinati valori quali libertà, pace, benessere e sviluppo. Vi si ravvisa inoltre la convinta adesione alla NATO e all’Unione Europea, due blocchi che costituiscono in effetti i due “polmoni” della regione in esame, la quale viene definita “fulcro degli interessi nazionali”. E’ facilmente possibile capire perchè l’Italia si percepisca in questo modo: uscita sconfitta, divisa e distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale, l’Italia ha voluto mostrare il suo impegno nei processi di integrazione internazionale: risulta infatti essere sia tra in membri fondatori della NATO, sia tra i membri fondatori dell’allora CECA, antesignana della nostra Unione Europea. L’Italia resta tutt’ora un Paese fortemente europeista: se si tiene in considerazione l’euroscetticismo solo come una corrente di protesta e non di abbandono dell’UE, si vedrà come l’opzione di “exit” viene promossa tra i partiti maggiori esclusivamente dalla Lega Nord, mentre gli altri restano chi più chi meno convinti che un’Italia senza Europa non abbia futuro. Anche per quanto concerne la NATO, nessun partito che abbia rappresentanza parlamentare propone ufficialmente un’uscita dall’Alleanza Atlantica. L’Italia si percepisce dunque come uno dei cardini per l’integrazione e la sicurezza nella regione, una percezione resa più concreta anche dalla presenza di 59 basi militari americane sul suolo nazionale.
Non solo la regione Euro-Atlantica viene presa in esame dal Libro Bianco, ma altresì quella Euro-Mediterranea. Definita come la principale area di intervento nazionale, questa viene suddivisa in questo documento in cinque zone: i Paesi UE, l’area balcanica, il Mar Nero e il Maghreb. L’Italia da grande importanza al bacino Mediterraneo: da qui provengono diverse minacce alla sicurezza del Paese. Non essendo possibile stabilire un sistema di sicurezza regionale, l’Italia punta a una stabilizzazione dell’area, per quanto nelle sue possibilità. Il Libro Bianco lascia inoltre intendere la volontà italiana di poter diventare Nazione leader in certe operazioni internazionali che si svolgono nella regione mediterranea, soprattutto nelle areee dove la conoscenza diretta è maggiore sia per ragioni storiche che culturali. Le ex colonie, seppur non nominate, risultano quindi essere di particolare interesse regionale per il prestigio del nostro Paese. In questa ottica possono essere lette diverse mosse, non sempre azzeccate, che l’Italia ha fatto sullo scacchiere Euro-Mediterraneo: partendo da una ex-colonia come la Libia, il quanto meno imprudente regime change del 2011 ha poi portato l’Italia a farsi promotore di un Governo di Unità Nazionale guidato da Al Serraj, con il quale sta cercando di stipulare nuovi accordi per frenare i continui flussi migratori sulle nostre coste. Né la morte di Gheddafi, né il nuovo governo pare comunque che abbiano soddisfatto quelle aspettative di stabilità citate in precedenza. Un caso di migliore riuscita di forte presenza italiana in operazioni internazionali nel bacino mediterraneo, è senza dubbio l’operazione UNIFIL in Libano, guidata per sette anni su dieci da un generale italiano. La storica amicizia con il mondo arabo è l’ultimo dettaglio rilevante da presentare: una “diplomazia dell’amicizia”, come viene definita da Matteo Pizzogallo (2015), che ha portato il nostro Paese a essere percepito come un affidabile punto di riferimento da parte di diversi Paesi arabi e dei loro leader. La crisi di Sigonella può essere presa ad archetipo.

Cercando di tirare delle conclusioni coerenti e sintetiche, l’Italia ha una percezione di se stessa come pilastro affidabile del mondo occidentale, membro fedele della NATO e dell’Unione Europea. La dimensione Atlantica e il suo legame con le Americhe non deriva soltanto da un legame militare e da esigenze di sicurezza: le tre maggiori comunità di italiani all’estero (se consideriamo quelle fuori dall’Europa) sono residenti negli USA, in Brasile e in Argentina. Centinaia di migliaia di persone con doppio passaporto o con la solo cittadinanza italiana che d’altronde non rappresentano che una goccia delle decine di milioni di italoamericani presenti oltreoceano. Nell’area Atlantica abbiamo quindi un legame umano, culturale e politico forte, dal quale difficilmente si può prescindere. Nella sfera di influenza Mediterranea, il nostro Paese è consapevole della sua storia di vecchia potenza coloniale nel bacino del Mare Nostrum e cerca di promuoverne la stabilità regionale.
Un pilastro affidabile, un Paese tanto Euro-Atlantico quanto Euro-Mediterraneo, ma con ulteriori peculiarità: da sottolineare come comunemente la classe dirigente italiana e il comune sentire non entri quasi mai nella retorica del nemico. Al di là della spesso citata e comprensibile minaccia terroristica, giustamente temuta ai fini della sicurezza internazionale, l’Italia rifiuta di etichettare in maniera più o meno velata altre nazioni come nemici. La ricerca del dialogo e la diplomazia dell’amicizia sono senza dubbio il terzo tratto saliente del codice geopolitico italiano: vicinanza e amicizia con il mondo arabo, ma si potrebbero citare anche la forte opposizione italiana in sede comunitaria al rinnovo della sanzioni contro la Federazione Russa o la ricerca di buoni accordi commerciali con l’Iran, che hanno portato Renzi a Teheran quale prima visita ufficiale di un leader occidentale dall’entrata in vigore dell’Iran Deal.

Pilastro d’Occidente, con un favorevole posizionamento geostrategico e con interessi prevalentemente regionali ma privo di nemici giurati e in dialogo anche con gli outsider. Questo sembra essere in poche parole la percezione che l’Italia ha di se stessa nell’arena globale, questo è il codice geopolitico attraverso il quale legge la sua realtà.