Roberto Coramusi
THAILANDIA - Shinawatra, mandato bis
Il partito Tahi Rak Thai (“i thai aiutano i thai”) ha conquistato una maggioranza schiacciante in Parlamento secondo le analisi post voto provenienti dal vecchio regno del Siam. Thaksin Shinawatra (nella foto), multimiliardario magnate delle televisioni private, si è guadagnato il secondo mandato come capo del governo grazie ad una politica efficace di aiuto e solidarietà ai concittadini colpiti dallo tsunami, facendo diradare molte delle nubi che si erano addensate sulla sua figura nel corso dell’ultimo anno. I quasi quattrocento deputati (su 500 totali) di cui è accreditata la sua formazione gli garantiranno pieni poteri, eludendo anche i controlli delle commissioni parlamentari e dei tribunali speciali previsti dalla Costituzione.
L’uomo venuto dal nulla, almeno così lo definivano le cronache del 2001, anno della sua “scesa in campo” nella politica tailandese, ha conseguito un risultato eccezionale se si pensa alle feroci critiche di cui era stato bersaglio. Prima ha tentato maldestramente di nascondere ai media la febbre dei polli, poi ha dato mandato all’esercito di soffocare violentemente l’insurrezione delle minoranze etniche musulmane del sud del paese. Infine alcuni suoi collaboratori sono stati accusati di corruzione infangandone l’onorabilità. Si capisce come una vittoria annunciata all’inizio del 2004 era stata messa fortemente in discussione negli ultimi tempi. Shinawatra le ha provate tutte, non ultimo anche il volantinaggio aereo a tappeto su tutto il territorio nazionale di milioni di manifestini per spiegare alla gente come l’amministrazione stesse ben operando. Ma il soccorso più grande ed inaspettato è arrivato da quel terribile 26 dicembre, quando l’onda anomala ha devastato i villaggi e le coste del sud ovest del paese. Nel momento della grande difficoltà, dove addirittura la casa reale di Bangkok ha dovuto piangere un morto a causa dello tsunami, il premier ha superato se stesso ed ha gestito in prima persona, sempre sotto i riflettori delle sue telecamere, le operazioni di assistenza e ricostruzione.
La mano consolatoria del primo ministro si è posata sui destini sfortunati di decine di migliaia di tailandesi in lacrime. Ha rimosso ogni ostacolo burocratico che potesse rallentare il pronto intervento ed ha promesso una progettualità incisiva per riedificare tutto ciò che è stato distrutto dal maremoto. Anche la frangia più nazionalista della popolazione ha trovato di che rallegrarsi della politica governativa, soprattutto perché Thaksin ha cortesemente rifiutato gli aiuti internazionali, dichiarando che la Thailandia sarebbe stata in grado di risollevarsi da sola. L’animo della Tigre ferita si è così rinfrancato ed ha ritrovato fiducia attorno al suo personalissimo chief in commander, facendo leva sui medesimi sentimenti sciovinisti che lo hanno reso molto popolare quando ha dimostrato di saper uscire dalla severa recessione iniziata nel 1997 che ha interessato l’intera regione.
In campo economico, le borse sembrano appoggiare i piani di ristrutturazione avviati quattro anni fa e la thaksinomics, sostenuta da una robusta iniezione di capitali statali, inizia a dare i primi frutti, facendo registrare una crescita costante annua pari al 5-6%. Nemmeno l’elevato costo di vite umane, dovute alla catastrofe naturale di fine anno, hanno inciso in maniera rilevante sui risultati macroeconomici fatti registrare dal governo di Bangkok. Questo grazie alle nuove possibilità d’impiego e d’impulso per l’industria alimentate dai progetti di ricostruzione, tanto che uno degli obiettivi del neo eletto premier è quello di consolidare i consumi interni migliorando le infrastrutture e la condizioni di vita generalizzate. Il ruolo geopolitico che la Thailandia aspira a ricoprire nel sud est asiatico, aiutata dalla sua singolarissima forma geografica, è quello di cerniera tra il continente e le nazioni isolane. Ciò sarà possibile attraverso il consolidamento delle relazioni con Stati Uniti e Giappone, ma anche con un potenziamento dell’economia, ancora troppo legata ad un forte indebitamento pubblico. Shinawatra deve studiare al più presto le vie percorribili per rimanere competitivi a fronte della concorrenza di Cina, Vietnam ed India che hanno costi di manodopera fuori dal mercato globale ed insostenibili per i livelli di sviluppo raggiunti dal proprio paese. Per ora gli analisti non prevedono preoccupanti fughe di capitale estero, ma il lavoro per impedire che la struttura economico-politica crolli sotto i colpi di una nuova recessione e degli attriti generati dalle disuguaglianze sociali è la grande scommessa che aspetta il Thai Rak Thai.
(14 febbraio 2005)