CINA - Agli ordini della Piovra

La ramificazione della mafia cinese nel mondo è legata alle repressioni governative e all’espansione economica della madrepatria. Il primo grande esodo di affiliati alle triadi risale alla metà del XIX secolo quando, tra 1851 ed il 1866, la Cina dei Manciù fu sconvolta da sanguinosi tumulti che determinarono un’emigrazione massiccia verso i paesi vicini e gli Stati Uniti d’America. La persecuzione del regime comunista verso coloro che si schierarono con i nazionalisti di Chiang Kai-shek provocò la seconda grande diaspora verso Macao, Hong Kong, Taiwan, Filippine, Indonesia e Thailandia. Mentre adesso, all’inizio del terzo millennio, le organizzazioni criminali cinesi sfruttano l’ingente flusso migratorio di connazionali e l’incremento di traffici commerciali che il loro paese intrattiene con le altre nazioni. Pechino esporta i prodotti finiti delle sue fabbriche, si assicura fuori dai confini le materie prime di cui è sprovvista e difende i propri interessi incentivando l’“occupazione fisica” dei luoghi di maggiore importanza strategica. Per consolidare questi punti di forza favorisce l’emigrazione, anche se non ufficialmente ed assicura ai propri cittadini la liquidità necessaria per acquistare banche, negozi ed industrie. L’imposizione del marchio “made in China” sfrutta così dei diffusori ben radicati nei territori stranieri, i quali ricoprono il ruolo di veri e propri avamposti con cui intrattenere rapporti preziosi. La Triade, registrando una singolare assonanza con il fenomeno italiano dei primi del novecento, si serve di questa situazione ed il più delle volte instaura, prima delle istituzioni, i contatti giusti con le comunità sparse per il pianeta. La mafia controlla l’emigrazione clandestina, fornendo documenti contraffatti, e consolida la tecnica di conquista del territorio attraverso l’acquisizione di tutte le attività economiche del quartiere, imponendo la progressiva espulsione indotta o coatta dei residenti. In questo modo le Tongs hanno soppiantato Cosa Nostra nella gestione delle attività criminose riguardo la droga, la prostituzione ed il gioco d’azzardo, lanciandosi alla conquista dei nuovi traffici di organi e di adolescenti “illegali”, cioè le bambine partorite in violazione dei precetti di contenimento demografico imposti dal regime cinese.

L’assonanza con il fenomeno mafioso italiano ha più di un punto di contatto. Dalla Sicilia, dalla Calabria e dalla Campania, la gente scappava dalla miseria per cercare nel “Nuovo Mondo” un terreno fertile dove fare fortuna. Dalle risaie, dalle periferie di Pechino e di Shangai, il popolo dagli “occhi a mandorla” fugge ugualmente da un destino di povertà e sfruttamento perché relegato ai margini del boom industriale. La solidità dei vincoli di sangue, contro l’anarchia e lo spontaneismo dei gruppi malavitosi presenti negli Stati Uniti, e l’intraprendenza criminale degli italiani all’inizio del secolo scorso fecero la differenza, assicurando in breve tempo ai “bravi ragazzi” il ruolo di riferimento dell’universo mafioso statunitense. Tenuto conto delle debite differenze di epoca e di cultura, la stessa capillarità d’insediamento, ma con maggiori potenzialità visti i numeri di cui dispone la Cina con il suo quasi miliardo e mezzo di abitanti, nonché la fermezza nell’intendere i comportamenti e le relazioni tra gli aderenti, assicurano anni di prosperità alle organizzazioni criminali cinesi. Il primo obiettivo oltre oceano è stato infatti la California statunitense, colonizzata nel suo ganglo vitale: la metropoli di Los Angeles, che vanta una delle più grandi Chinatown occidentali.

L’odierna cultura mafiosa, oltre a consolidare il suo predominio in Asia meridionale, ha iniziato però a tracciare nuovi sentieri, guardando con favore all’America Latina. Spostando il suo baricentro dall’altra parte del Pacifico, più a sud della California dove invece gli interessi criminali cinesi sembrano già prevalere su quelli americani, la cupola ha bisogno di uomini e collegamenti sicuri. La manodopera non è difficile da trovare, l’incentivo è sempre il solito: il denaro. Cascate di dollari si riverseranno nelle tasche di chi dovrà assicurare le coperture necessarie per operare e per imporre la droga ed i falsi d’autore provenienti dalla Cina. Parallelamente i canali istituzionali sono stati attivati attraverso una fitta rete di incontri diplomatici che hanno proiettato i “nuovi mandarini” ad essere il secondo partner commerciale di paesi come il Brasile l’Argentina e Cuba, ecc…

L’espandersi delle società criminose non è ostacolato anche a causa delle dimensioni di queste organizzazioni e della Cina stessa. Le risorse disponibili, ovviamente insufficienti a fronte dell’ enorme sforzo richiesto, vengono quindi dirottate su altri settori, magari intensificando gli investimenti sulla continua crescita economica della Repubblica Popolare.

Roberto Coramusi
(24 maggio 2005)

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