Roberto Coramusi
CINA - La geopolitica dello tsunami
Mentre si discute sulla possibilità di prevenire in futuro catastrofi come quella che ha colpito il sud est asiatico, è entrata nel vivo la gara di solidarietà per raccogliere i fondi necessari a dare una speranza ai paesi interessati. Nell’epoca delle catastrofi globalizzate, questi aiuti, indicativi di una urgenza emotiva generalmente condivisa e longa manus della politica estera delle superpotenze, rivestono un duplice ruolo. In regioni di particolare rilevanza strategica, oltre a cercare di lenire le sofferenze delle popolazioni colpite, simili iniziative hanno lo scopo di far pendere la bilancia della contesa geopolitica a favore dei paesi più generosi. Generi alimentari, farmaci, investimenti infrastrutturali per la ricostruzione, una pioggia di denari da gestire ed impiegare con la massima trasparenza. Quale miglior occasione, allora, per aprire i cordoni della borsa e salire alla ribalta dello scenario politico internazionale, proprio adesso che si dovrà discutere la riforma del Consiglio di Sicurezza, in cui Giappone ed India aspirano ad ottenere un seggio permanente?
Nel corso del vertice di Jacarta è stato deciso di affidare all’Onu il compito di utilizzare oltre un miliardo e mezzo di dollari per aiutare le zone costiere di Thailandia, Indonesia, Malesia, India, Maldive, Sri Lanka, Kenya e Somalia . Con una certa sorpresa, la parte del leone è stata interpretata dalla rinata Cina di Hu Jintao. Il presidente cinese ha intravisto nelle nubi catastrofiche generate dall’onda anomala del 26 dicembre una cinica possibilità per l’Impero di Mezzo per consolidare la propria leadership in Asia e rallentare così le ambizioni giapponesi e statunitensi nell’area. Il governo di Wen Jiabao ha stanziato una somma vicina ai settanta milioni di euro, ma la solidarietà dagli occhi a mandorla cresce decisamente se a questi si aggiungono anche le donazioni dei cittadini. In uno slancio umanitario senza precedenti le donazioni della gente comune hanno superato, infatti, i dieci milioni. L’esempio più eclatante è quello di una coppia, rimasta anonima, che ha sborsato da sola cinque milioni di yuan (circa 500 mila euro), aprendo la strada ad una filantropia privata finora sconosciuta alla Cina comunista.
I nodi da sciogliere sono sempre gli stessi. In termini di mercato ed in termini politici, Pechino non ha nessuna intenzione di perdere il vantaggio che si è conquistata sul campo grazie alla politica economica responsabile della fine degli anni novanta, quando scelse di non svalutare la propria moneta aiutando le “tigri asiatiche” a superare gravi momenti di difficoltà. I cinesi hanno lavorato in passato proprio per ricoprire oggi il ruolo di motore dell’intero sviluppo del nuovo millennio. Ed è in quest’ottica che si deve interpretare il disgelo iniziato con Delhi circa un anno e mezzo fa. Il modello di economia imposto dai nuovi mandarini è oggetto di studi nei palazzi del governo indiano, divenuto ora alleato secondo una rinnovata logica diplomatica in chiave anti-islamica (vedi Kashmir e Xinjiang). Sia i paesi aderenti all’Asean (area sud est asiatico), sia quelli dell’Apec (area Pacifico) sono divenuti col tempo debitori della Cina che, con lungimiranza, ha intessuto relazioni bilaterali favorevoli con ognuno di questi stati. Messe a tacere, almeno per il momento, le istanze democratiche e separatiste di Hong Kong e Taiwan, la dirigenza comunista ha intenzione di risolvere in breve tempo il contenzioso multilaterale relativo alle isole Spratley, di continuare a “gestire” in maniera diretta la crisi nord coreana e di occupare tutte le vie diplomatiche al Giappone, così da impedirgli una nuova politica aggressiva nella zona.
A questo proposito, Pechino ha approvato un piano di potenziamento dei centri portuali che si affacciano sui mari asiatici e continua ad affermare la propria posizione dominante attraverso una rete di sovvenzioni istituzionali tramite il canale internazionale dell’Onu ed uno parallelo con i paesi coinvolti nella tragedia dello tsunami. Il secolo cinese vive anche di queste strategie.
(19 gennaio 2005)