Francesco Tortora
CINA - Pechino dalla Terra alla Luna
La Cina si proietta nello spazio con sempre maggiore vigore. Proprio in queste ultime ore è stato dato l’annuncio con cui si ufficializza che, subito dopo le Olimpiadi di Pechino dell’estate 2008, partirà il terzo volo spaziale cinese con tre astronauti a bordo. La progressione è direttamente proporzionale: nella prima missione c’era un astronauta, nella seconda due, nella prossima saranno tre. Un caso? Song Zhengyu, un alto dirigente del Centro Aerospaziale e Scientifico Cinese ha confermato che anche in questo caso, la base di lancio sarà quella già super attrezzata di Jiuquan, nella cosiddetta “Mongolia interna”.
Fu il fondatore della Repubblica Popolare Mao Zedong ad avviare la politica di sperimentazioni spaziali, certamente più antiquata ed inadeguata delle missioni russe e statunitensi, man mano che la tecnologia lo consentiva il programma spaziale è stato adeguato, fino al rilancio voluto nel 1992 dall'allora presidente Jiang Zemin. Nel frattempo l’Urss non c’era più e gli Usa avevano già lasciato l’orma di Armstrong sulla superficie lunare, nell’agosto del 1969. Quasi quarant’anni dopo vuol farlo anche la Cina. Lo scorso 12 ottobre è stata spedita nello spazio la navicella spaziale Shenzhou VI: Fei Junlong e Nie Haisheng, erano ben coscienti dei rischi che correvano, nella prima missione spaziale del loro paese dopo quella effettuata dal colonnello Yang Liwei nel 2003. In cinque giorni avevano il compito di approfondire l'osservazione del comportamento umano nello spazio e non solo la fisiologia, già nota dai tempi delle missioni spaziali Usa ed Urss degli anni ‘60. I progetti reali: entro 5 anni, la Cina intende iniziare a costruire una propria stazione orbitale ed inviare un uomo sulla Luna. Un uomo con gli occhi a mandorla, evidentemente. Il lancio di ottobre è stato accompagnato da grandi festeggiamenti in tono patriottico, fuochi d’artificio ma soprattutto con una copertura televisiva che ha avuto pochi precedenti. È stata organizzata anche la copertura internet del lancio, così come accadrà anche in occasione della prossima missione, utilizzando l’agenzia d’informazione “Nuova Cina”. All’annuncio, grande soddisfazione per il presidente Hu Jintao, appena tornato dal suo viaggio negli Stati Uniti, per il suo vice Zeng Qinghong e per i membri del Comitato, che seguono sempre con grande interesse le partenze degli astronauti, così come gli esiti delle operazioni spaziali nazionali.
Le motivazioni che spingono la Cina a perseguire scopi che non interessano più a Stati Uniti e Federazione Russa sono evidentemente di natura ben diversa da quella manifestate, posare i piedi sulla Luna o costruire una propria stazione orbitante. In primo luogo l’ex Impero di Mezzo vuole dimostrare di possedere il potenziale economico per viaggiare nello spazio: al momento è l’unica nazione che si possa permettere certi investimenti, tenendo conto anche solo dei costi del propellente, che risente di un prezzo del petrolio arrivato ormai alle stelle. In secondo luogo, Pechino vuole dimostrare di aver raggiunto una autonoma capacità tecnologica, meccanica ed informatica, che vada al di là della semplice replica di modelli di ricerca già conseguiti in Occidente o nella vicina India, all’avanguardia nel settore dei computer. Da questo punto di vista la soddisfazione sarebbe doppia, in quanto il vicino Giappone, soprattutto quello negazionista, revisionista, revanchista e snob, ormai fuori luogo nella finanza internazionale, subirebbe un colpo durissimo da assorbire. Vi è anche un terzo motivo: la Cina vuole far dimenticare, una volta in più le questioni sul tavolo della comunità internazionale, quali l’applicazione della pena di morte, la tortura, la negazione della libertà di religione e le “questioni” Tibet e Taiwan. Per sminuire la pressione della comunità internazionale su quei temi così spinosi, la Cina ha contemporaneamente gettato sul piatto della bilancia il proprio potere diplomatico con Corea del Nord e Iran sul tema del nucleare ed il proprio potenziale militare, arrivando ad organizzare, come accaduto ad agosto, operazioni congiunte con la Federazione Russa. Le missioni spaziali, per i cinesi sembrano avere più senso sulla Terra che sulla Luna.
(4 maggio 2006)