MESSICO - Quelli che sperano contro quelli che sparano

El pueblo unido jamas será vencido, vecchi canti e antichi spettri assediano la città universitaria di Oaxaca. Da una parte le migliaia di dimostranti che occupano i punti strategici della città, capeggiati dagli attivisti della Appo (Asamblea popular de los pueblos de Oaxaca), dall’altra le truppe federali, inviate dal governo centrale, che stanno cercando di riportare l’ordine governativo nella cittadina. Oaxaca, omonimo stato, Messico: è la capitale della regione che confina a sud con il Chiapas, ad est con lo stato di Veracruz e a nord con Puebla e Guerrero. Il territorio ha una popolazione di tre milioni di abitanti, di cui l’80% è indigeno, ben sedici popoli autoctoni. Da circa sei mesi la capitale è teatro dell’occupazione degli insegnanti dello stato, una protesta che con il passar dei giorni ha assunto circostanze drammatiche.

Il movimento, confluito nella Appo e costituito da più di 350 organizzazioni, reclama la destituzione del governatore Ulisse Ruiz Ortiz. Eletto nel 2004 come candidato del Pri, “Uro” divenne governatore grazie alla tempestività di tre misteriosi black out, così in voga durante gli scrutini delle ultime elezioni messicane. La candidatura fu la ricompensa per una lunga carriera di soldato fedele: Ruiz si era dedicato per anni ad organizzare le campagne elettorali per il Partido Revolucionario Institucional. Una volta salito al potere, invece di governare lo stato di Oaxaca, si è preoccupato esclusivamente di un’altra campagna elettorale, quella di Roberto Mandrazo, candidato presidenziale del Pri per le consultazioni dello scorso 2 luglio. Dalla base operativa di Città del Messico, collocata in un lussuosissimo albergo, Ruiz aveva appaltato opere pubbliche a parenti ed amici, finanziando illegalmente la campagna del grande capo priista. Sempre dalla capitale ha ordinato, il 14 giugno, di sgomberare il centro di Oaxaca dalla protesta dei maestri in lotta. L’intervento è stato così cruento da ottenere l’effetto contrario: da semplice protesta per la rivendicazione sindacale, l’occupazione delle strade è diventata permanente, si sono alzate le barricate e il popolo ha iniziato la resistenza. Dal governo centrale solo silenzio, nessun cenno di aiuto. Il presidente uscente Vicente Fox esponente del Partido de Acción Nacional, nonché leader della Coca-Cola messicana e fedele alleato di George W. Bush, si è limitato ad inviare nello stato forze federali e reparti antisommossa. D’altronde il patto tra Pri-Pan non è una novità. Viene dalla fondazione dello stesso Pan nel 1939, come espressione politica della gerarchia ecclesiastica e dei conservatori messicani. L’alleanza non ha mai cessato di funzionare e nei momenti cruciali si è fatta sempre sentire: dalla repressione dello sciopero dei ferrovieri nel 1959, a quella degli studenti nel 1968, fino alla firma degli accordi del Nafta e alla repressione contro l’Ezln in Chiapas nel 1994. L’ultimo atto è stato il tentativo di esautoramento politico, con il voto congiunto di 360 deputati, di Andrés Manuel López Obrador, candidato popolare del Prd per le presidenziali.

Dopo i primi morti la richiesta principale delle associazioni di Oaxaca è diventata quella delle dimissioni del governatore. Negli ultimi giorni l’epilogo: gruppi armati hanno aperto il fuoco contro i manifestanti. Si tratta di agenti governativi appoggiati da militanti dal Pri, non nuovi a questo genere di azioni. Il massacro nel villaggio di Acteal ai danni della popolazione indigena nel 1997 è solo un esempio. In cinque azioni distinte uomini in abiti borghesi hanno attaccato le barricate nel centro della città. Almeno sette le vittime tra cui due bambini. Altre ventitre persone hanno riportato ferite da arma da fuoco e dopo l’intervento della polizia federale nella città regna ancora il caos: oltre ai morti, è lunghissima la lista di detenuti e desaparecidos. L’unico gesto sensato l’hanno fatto proprio i manifestanti, che per evitare nuove vittime hanno deciso di abbandonare l’università occupata. Fox afferma che la pace sociale è stata ripristinata, mente nel paese ci sono numerose manifestazioni di appoggio al popolo. Lopez Obradòr ha convocato una protesta a Città del Messico, i sindacati e i maestri di altri stati hanno indetto scioperi ad oltranza, e il sub Marcos, a nome dell’Ezln, ha annunciato agitazioni in Chiapas, sul confine Usa e una manifestazione nazionale per il 20 novembre. Chissà se sarà il giorno che al posto degli elicotteri dell’esercito, sopra il cielo di Oaxaca, torneranno a volare gli uccelli.

Marcoflavio Giagnoni
(7 novembre 2006)

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