Marcoflavio Giagnoni
MESSICO - Le piramidi multinazionali insidiano quelle mesoamericane
Centro cerimoniale tolteco fondato intorno al II secolo a.C. nella valle di Anahuac, a cinquanta chilometri da Città del Messico, Teotihuacan è una delle più affascinati zone archeologiche di tutto il centro-america. La sua rara bellezza fino a pochi mesi fa era accresciuta dalla desertica suggestività della zona circostante. Da quando però il colosso transnazionale Wal-Mart ha deciso di espropriare i terreni limitrofi alle rovine per la costruzione di un nuovo shop, sembra che la magia di Teotihuacan sia destinata a dissolversi tra mostruosi caseggiati che ricopriranno di cemento circa ventiquattromila metri quadrati di terreno. Wal-Mart, società quotata a Wall Street con il più alto fatturato, è senza dubbio la catena di distribuzione più importante al mondo, tiranno incontrastato delle regole di mercato e simbolo emblematico della globalizzazione. Il potere della società nordamericana può determinare la vita o la morte per circa ventunomila imprese fornitrici. Il segreto del suo dominio sta proprio nella capacità di stabilire contatti commerciali in qualsiasi parte del mondo ad una velocità ineguagliabile, liquidando così ogni tentativo di concorrenza. I suoi effetti sono devastanti persino per l’economia nazionale degli stessi Stati Uniti: Wal-Mart controlla l’andamento delle imprese fino a sopprimerle, sostituendole poi con importazioni a costo più basso. Tuttora detiene il 10 per cento dell’import che dalla Cina arriva negli States.
Il fallimento di milioni di piccoli commercianti, l’eliminazione di prodotti locali dal mercato e l’aumento crescente della disoccupazione, uniti al susseguirsi di instabilità sociale ed un elevato tasso di criminalità, sono tutti aspetti dovuti alla politica bellicosa della multinazionale. Non basta. Sembra infatti che veli oscuri aleggino intorno al suo mondo: monopolio assoluto, concorrenza sleale, intimidazioni ai fornitori in ritardo con le consegne (regolarmente multati), divieto di associazione a tutela del personale lavorativo ed un continuo ricambio di quest’ultimo, hanno reso possibile la terrificante ascesa del titano transnazionale. Sembra inoltre che le imprese siano costrette a commerciare con l’azienda americana per non rimanere misteriosamente isolate negli intercambi di mercato. Tutti i dirigenti aziendali rifiutano di pronunciarsi sull’argomento, sostenendo che parlare di Wal-Mart sia molto pericoloso. Farli irritare equivarrebbe a suicidarsi. Evviva il libero mercato.
Ci si chiede allora come un terreno produttivo, destinato ad attività agricole, sia stato messo a disposizione del colosso statunitense. L’Inah (Instituto Nacional de Antropologìa e Historia), ente dedito alla difesa del patrimonio archeologico, si è trovato costretto a cedere all’aggressività dei promotori dell’iniziativa, nonostante la vigenza di restrizioni imposte dalle Leggi Federali sulle Zone Archeologiche. L’unica opposizione sembra essere stata avanzata dal governatore dello stato del Messico, Arturo Montiel, che si era detto contrario all’ubicazione del centro commerciale, ma tutto è sfumato dimostrando l’impotenza di una semplice autorità locale di fronte ad un colosso multinazionale. Non sono serviti a nulla nemmeno gli interventi di alcuni intellettuali messicani, capeggiati dal pittore Francisco Toledo (che già un paio di anni fa si era battuto contro l’apertura di un McDonald’s ad Oaxaca), volti contro un neoliberismo accusato di essere cieco di fronte ad un patrimonio come Teotihuacan e contro il servilismo di Città del Messico agli interessi americani. Ma i “signori del mercato” di Wal-Mart non temono nessuno, sembra anzi che agiscano come gangster, minacciando chiunque osi protestare. Dopo un ultimo giallo e un ulteriore intervento sbrigativo degli archeologi dell’Inah per verificare alcune anomalie nel sottosuolo della costruzione, rivelatesi poi semplici banchi di sabbia, il centro è prossimo all’apertura.
Non ci si deve meravigliare. Tutto fu già sottoscritto l’1 gennaio 1994, quando entrò in vigore il Trattato di Libero Commercio dell'America del Nord (Tlcan) tra Stati Uniti, Canada e Messico e il governo messicano si piegò così per la prima volta alla legge del profitto.L’accordo, aprendo le frontiere alle merci, permise la promulgazione di leggi in grado di favorire sicuri guadagni ai grandi capitali. Ma quello che inizialmente venne omesso fu la conseguente e repentina diminuzione del potere politico degli “stati nazione”, incapaci di sindacare sulle successive scelte economiche imposte del trattato.
In Messico il neoliberismo ha vinto ancora una volta. Nessuno ha potuto fermare la sua furia, la stessa che nel nome del progresso continua ad espropriare terre agli indios in America Latina, condannando le loro diverse identità e che nel nome della modernità provoca repressione, guerra e morte in tutti i “sud” del pianeta. Una furia che ambisce a ridisegnare la nuova cartografia mondiale nel segno delle leggi del profitto e delle regole di mercato. E’ il conflitto del XXI secolo: da una parte il neoliberismo, che miete vittime in ogni angolo del mondo, e dall’altra l’umanità, che non può contrastare la sua avanzata distruttiva e a Teotihuacan non è riuscita a permettere alle antiche piramidi di rimanere le uniche degne di riflettere la luminosità del cielo messicano.
(7 novembre 2004)