VENEZUELA - Chavez consolida il fronte bolivariano

Era difficile prevedere una sconfitta o un ridimensionamento del colonnello venezuelano e i dati delle presidenziali di domenica 3 dicembre lo hanno confermato. Chávez continua a godere del sostegno delle classi meno agiate che, tuttavia, non costituiscono il 62 per cento della popolazione. Il dato evidenzia la riscossione di un maggiore consenso, rispetto alle precedenti tornate elettorali, anche nella classe media del paese. Non va comunque dimenticata la facilità di un “quasi regime”, come a volte è stata definita l’attuale amministrazione venezuelana, a cambiare l’intenzione di voto di chi non è perfettamente allineato. Di sicuro le misiones (i programmi governativi di formazione, salute e alimentazione) hanno indotto estrema fiducia negli classi sociali disagiate ed un piano di comunicazione, a volte molto goliardico, ha prodotto ottimi risultati.

Chávez non sembra un uomo politico qualunque, come confermato anche dalla più alta affluenza alle urne registrata nella storia del paese e dall’estrema trasparenza del voto elettronico, riconosciuta anche dagli Stati Uniti. Si sta proponendo quale artefice di un fronte che vorrebbe liberare l’America del sud dal giogo di Washington. Il suo pensiero bolivariano di unità del subcontinente passa indubbiamente per Buenos Aires e Brasilia, ma non dimentica i piccoli Stati dell’America Centrale. Per tale ragione Caracas ha accordato un forte sostegno a Daniel Ortega. Sebbene quest’ultimo abbia compiuto un percorso di emancipazione dal proprio passato, potrebbe minare la stabilità del Central America Free Trade Agreement (Cafta).

L’uomo che qualche anno addietro era considerato un incosciente militare golpista, incapace di amministrare un paese tra i maggiori produttori di petrolio mondiale, è di colpo diventato il nuovo Bolívar. Non tanto la sua idea di Alternativa Bolivariana para las Américas (Alba), quanto l’impegno diplomatico ed economico fornito a diversi colleghi latinoamericani, fanno di Chávez un leader nei nuovi equilibri continentali. Inoltre, portare il Venezuela fuori dalla Comunidad Andina de Naciones, accusata di essere unicamente al servizio delle imprese transnazionali, per aderire al Mercosur, indica chiaramente che la “salvezza” del sudamerica passa solo attraverso l’unità politica, anzitutto, ed economica. Non è difatti impossibile immaginare che il nuovo Mercosur a cinque possa cominciare ad intraprendere trattative per associare nuovi Stati, del resto è questo il modo migliore per tentare di dare vita alla Comunidad Sudamericana de Naciones. Se l’esempio da seguire è quello dell’integrazione europea, non v’è altro rassemblement dal quale partire. Nel dubbio di quello che sarà il destino della Cuba post-castrista, il fronte “ribelle” si arricchisce di un Ecuador che sebbene non risulti un paese chiave, confina con il sud della Colombia, la parte del territorio in cui si stanziano maggiormente i guerrigliere delle Farc, di sicuro più in linea con Chávez che con l’amministrazione di Bogotà e gli Stati Uniti.

Rafael Correa (nella foto), eletto con il 56 per cento dei voti, ha dimostrato che anche nel suo paese avanza un desiderio di sviluppo e giustizia sociale non più compatibile con le esigenze degli Stati Uniti, sostenute dal suo ex avversario, Alvaro Noboa, miliardario imprenditore con impronta da conservatore. Correa, al contrario, economista formatosi negli Usa, già in campagna elettorale ha avuto modo di esprimere simpatia politica per Chávez e per la presidente cilena Bachelet. È con questi personaggi che dovrà intavolare un dialogo costruttivo per il futuro dell’Ecuador, dando voce, attraverso un’assemblea costituente, ai popoli originari che risultano un elemento fondamentale della vita sociale e politica del paese andino. L’ex presidente Lucio Gutiérrez che si era imposto quale vocero dei dimenticati, ha fallito ed è stato da questi costretto alla fuga. Non è semplice cercare sviluppo e distribuzione equa della ricchezza in una posizione di quasi isolamento dal resto del subcontinente. La nuova amministrazione dovrebbe cercare il più possibile di immergersi, con non pochi sacrifici, nell’idea di integrazione che influenza l’America del sud dopo il vertice di Cuzco del 2004. Dopo la riconferma di Chávez e Lula e l’elezione di Correa si attendono nuove iniziative volte a bonificare il Mercosur dai problemi, soprattutto politici, che lo rendono poco efficace nel corsa verso la coesione, l’utilità e la visibilità internazionale. Una recentissima iniziativa del mandatario venezuelano offre un esempio di collaborazione: il Venezuela ha concesso un credito di 80 milioni di dollari all’argentina SanCor, una grande cooperativa nazionale di produttori di latte e derivati, che da un po’ di tempo mostrava difficoltà che, in caso di aggravamento della crisi, avrebbe avuto sul paese una pesante ricaduta economica e sociale. La contropartita consiste nella fornitura di latte in polvere (alimentando così le misiones venezuelane) ed il trasferimento di know-how che permetta al Venezuela di sviluppare un’identica realtà produttiva.

Eugenio Balsamo
(18 dicembre 2006)

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