Marco Cochi
AFRICA AUSTRALE- Una zona a rischio catastrofe umanitaria
“In Africa australe si rischia un disastro umanitario”. L’allarme lanciato ieri a Ginevra da Mike Sackett, direttore regionale del Pam per la zona meridionale del continente nero, è l’ennesimo tentativo di sollecitare l’intervento della comunità internazionale mai troppo interessata alle tragedie e alle miserie di questo angolo di mondo. Sackett ha spiegato che quasi dieci milioni di persone in sette Paesi dell’Africa meridionale hanno urgentemente bisogno di un aiuto alimentare, ma non c’è stata ancora alcuna risposta agli appelli per raccogliere fondi. Per questo il direttore del Programma alimentare mondiale (Pam) ha deplorato i governi “che hanno il potere finanziario di salvare vite umane nella regione, ma esitano mentre i bambini dell’Africa meridionale hanno invece bisogno di aiuti adesso, prima che i loro corpi emaciati appaiano sugli schermi televisivi”, sottolineando in particolare la mancara risposta dei paesi esportatori di petrolio, nonostante gli introiti record registrati a causa con l’aumento del prezzo del greggio. Almeno 9,7 milioni di persone in Lesotho, Malawi, Mozambico, Swaziland, Namibia, Zambia e Zimbabwe necessitano di assistenza alimentare fino all’aprile 2006, data del prossimo raccolto. Gli ultimi, a causa della siccità, sono stati scarsi, e le popolazioni già lottano per sopravvivere, nonostante non siano ancora arrivati i mesi più difficili. La crisi è aggravata dalla povertà endemica e dall’epidemia di Aids, mentre il prezzo del mais è esploso, moltiplicandosi, in alcune regioni dello Zimbabwe, fino ad undici volte. In certe zone rurali la gente si ciba di radici e frutti selvaggi ed intere famiglie sono morte di intossicazione. Prima di quello lanciato da Sackett, l’ultimo appello a una mobilitazione internazionale per sostenere politiche di aiuti alimentari in questi paesi era arrivato dalla Croce rossa internazionale. Un recente studio - realizzato dalla comunità degli stati dell’Africa australe (Sadc) in collaborazione con i dipartimenti responsabili delle politiche alimentari dell'Onu - stima che, per compensare le perdite causate da cambiamenti nel clima e mancanza di strumenti necessari all’agricoltura, queste nazioni dovranno importare dall’estero 2,8 milioni di tonnellate di cibo, 730.000 delle quali urgenti.
Un altro allarme sulla crisi alimentare che interessa i sette paesi dell’Africa meridionale è stato diffuso la settimana scorsa dal Famine early warning systems network’ (Fews-net), che ha rilevato come molti degli stati interessati dall’emergenza, nonostante le previsioni meteorologiche ottimistiche sulla prossima stagione, non sarebbero ancora pronti alla semina che normalmente inizia alla metà di ottobre, e che questa situazione mette a rischio la sussistenza di 9,2 milioni di persone. Anche perché tre delle ultime quattro stagioni hanno registrato precipitazioni inferiori alla media in alcune zone di Mozambico, Malawi, Zimbabwe e Zambia. In Malawi la decisione del governo di abbassare i prezzi di sementi e fertilizzanti non sembra sufficiente poiché la stragrande maggioranza dei contadini poveri non ha soldi sufficienti ad acquistarli; in altri casi chi può comprarli finisce per rivenderli alle grandi aziende agricole per pagare i debiti pendenti. Una situazione simile si verifica in Zambia dove semi e concimi sono disponibili ma solo il 30% dei contadini può permetterseli. Mentre dal Mozambico, coltivato in maggioranza a mais e cassava, giungono periodicamente notizie di decessi per fame, tra cui alcuni casi segnalati nei notiziari televisivi la scorsa settimana nel distretto di Panda, provincia meridionale di Inhambane. Secondo quanto reso noto dal ministro dell’Agricoltura Tomas Mandlate, 560.000 persone nel piccolo paese africano sono attualmente minacciate dalla mancanza di cibo e il direttore del locale Istituto nazionale per la gestione dei disastri, Silvano Langa, si è già mobilitato a livello internazionale chiedendo aiuto ai donors per far fronte alla crisi. Per il momento il Programma alimentare mondiale dell'Onu (Wfp/Pam) ha a disposizione otto milioni e mezzo di dollari, ritenuti insufficienti a soddisfare le esigenze alimentari della popolazione, e riesce a raggiungere solo un terzo degli oltre 500.000 abitanti a rischio fame nelle province di Maputo, Gaza, Manica, Inhambane, Sofala e Tete. E quella del Mozambico è solo una delle tante emergenze causate dalla dura carestia che da tempo ha colpito l’Africa australe.
(4 novembre 2005)