geopolitica
 DOSSIER
 INTERVISTE
 PUBBLICAZIONI
 WHO IS WHO?
 AFROBLOG

 TEMATICHE
  Risorse energetiche
e Ambiente
  Geoeconomia ed Innovazione

 AREE GEOPOLITICHE
  Italia ed Europa
  Russia ed Estero vicino
  Balcani sud-occidentali
  Stati Uniti e mondo anglosassone
  Grande medio oriente
  Africa sub-sahariana
  Cina ed Estremo oriente
  Asia centrale e spazio indiano
  America latina


Bollettino mensile di approfondimento geopolitico - Questo numero, a cura di Andrea Carteny (Ricercatore confermato in Storia dell'Europa orientale - "Sapienza" Università di Roma), analizza il tema dell'unità europea alla luce della persistente crisi economica. 

 

La dipendenza dall'Algeria, le risorse interne e la sfida tecnologica - II Parte
di Pierfrancesco Cardalesi

La primavera araba ha messo a nudo la precarietà del sistema di approvvigionamento energetico italiano e, conseguentemente, la necessità di ridurre progressivamente la dipendenza energetica italiana da regioni del mondo attraversate da grandi fenomeni di instabilità. A breve inizierà la posa in opera del Galsi, un’ opera infrastrutturale dai contenuti tecnici rilevanti; meglio noto come Gasdotto Algeria-Sardegna-Italia tale opera, i cui lavori dovrebbero essere ultimati entro il 2014, vedrà le condutture sottomarine comprese tra la città algerina di Koudiet Draouche e Porto Botte, in Sardegna, e quelle comprese tra Olbia e Piombino immerse a profondità che oscillano tra gli 878 ed i 2824 metri.

Una volta operativo il gasdotto avrà una capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas naturale/anno (l’ 11% dell’ intero fabbisogno italiano) e sarà alimentato dal ben noto giacimento algerino di Hassi R’ Mel.
La sfida tecnologica, che vedrà coinvolte anche società italiane, dovrebbe lasciare il posto a considerazioni di carattere politico-strategico giungendo ad analizzare attentamente il contesto algerino che, ancora oggi, è caratterizzato da forte instabilità. Dopo aver drammaticamente superato gli anni del dominio francese, infatti, l’ Algeria è stata guidata da élite politiche corrotte che, di fatto, hanno reso possibile l’ ascesa di diversi movimenti fondamentalisti. Le scelte operate in campo economico, poi, hanno chiuso l’ Algeria in un protezionismo a cui ha fatto da corollario un sempre più opprimente apparato burocratico. Non bisogna poi dimenticare la questione relativa alla minoranza berbera dei cabili che, sempre più legata ad istanze indipendentistiche, rischia di trascinare l’ Algeria in una vera e propria guerra civile; le rivendicazioni in Cabilia, con ogni probabilità, sono fomentate dalla monarchia marocchina che, attraverso l’ instabilità algerina, punta ad avere maggior voce in capitolo nella definizione della questione relativa al Sahara occidentale.

Una situazione come quella appena descritta, dunque, rende l’ Algeria un partner poco affidabile specie se, come nel caso dell’ Italia, si tratta di un partner da cui dipendere; quanto appena detto ci permette di poter concludere la questione relativa all’ instabilità degli approvvigionamenti energetici italiani effettuando alcune considerazioni: in primis, le opere infrastrutturali di ampio respiro, quali il Galsi o il già attivo Enrico Mattei, devono necessariamente essere accompagnate da politiche d’ intervento volte a favorire la stabilizzazione delle aree dalle quali, come nel caso dell’ Algeria, l’ Italia dipende per l’ indispensabile approvvigionamento energetico. In secundis, è necessario sfruttare tutte le potenzialità che possono portare ad una riduzione degli approvvigionamenti energetici da aree altamente instabili; a tal proposito è degno di menzione il caso della Val d’ Agri i cui giacimenti sono in grado di produrre un petrolio di qualità superiore al Brent e che, attualmente, sopperiscono per il 6% alla domanda italiana di petrolio: quando nel 2015 verrà inaugurato il nuovo giacimento di Tempa Rossa, inoltre, la produzione totale riuscirà a soddisfare fino al 10% dell’ intera domanda interna.

Guardando le statistiche relative ai titoli produttivi rilasciati per la ricerca di olio greggio ( http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/produzione/mensile/titolo.asp?min=O ) si scopre che, attualmente, esistono venti titoli che utilizzano ben 242 pozzi produttivi; la concessione n° 18, quella relativa alla Val d’ Agri, da sola è in grado di produrre, annualmente, una media di olio greggio pari a 3.582.432 tonnellate. Tutte le altre concessioni messe assieme sono in grado di produrre soltanto 1.682.604 tonnellate di olio greggio pari a circa il 2,8% della domanda interna italiana; ciò vuol dire che, quando diverrà operativo il giacimento di Tempa Rossa, l’ intera produzione nostrana di olio greggio riuscirà a coprire circa il 13% della domanda interna.

Riguardo alla produzione di gas naturale, poi, non va meglio; al momento, infatti, esistono 126 titoli produttivi che permettono una produzione nazionale pari a circa 7,6 miliardi di metri cubi di gas naturale. La domanda interna è pari a circa 75 miliardi di metri cubi di gas naturale per cui, come visto per l’ olio greggio, stante questa articolazione dei giacimenti l’ Italia sarà costretta ad importare il 90% del proprio fabbisogno di gas naturale. A patto di un radicale mutamento delle attuali risorse energetiche a disposizione, dunque, l’ Italia continuerà a dipendere per gli approvvigionamenti di olio greggio e di gas naturale dai principali paesi produttori di idrocarburi; continuerà, senza dubbio, la dipendenza italiana dalle risorse estratte nel continente africano anche se, di fatto, esiste a livello strategico la possibilità di implementare le quantità di gas naturale proveniente dai gasdotti europei visti in precedenza, ovvero dal TENP, dal Transitgas e dal TAG.

Tale importazione di gas naturale continentale, di fatto, potrebbe essere integrata da investimenti in opere infrastrutturali quali gli impianti di rigassificazione che, già presenti in diversi punti del territorio italiano, consentono la trasformazione del Gas Naturale Liquido, trasportabile a mezzo di navi, in gas naturale; questa opzione, che avrebbe un impatto considerevole sul traffico marittimo nel mare nostrum, consentirebbe ulteriormente di ridurre la quantità di gas naturale importato dal continente africano. Indipendentemente dalla scelta politico-strategica adottata in materia di approvvigionamento energetico, tuttavia, sarà necessario ammodernare le industrie di raffinazione italiane attraverso l’ adozione di processi produttivi che pur utilizzando olio greggio di bassa qualità, ad esempio l’heavy crude, consentano di ottenere prodotti di elevata qualità, ad esempio carburanti a basso impatto ambientale. Tali processi produttivi, in molti casi, consentono di trattare i residui pesanti della raffinazione che, attraverso un processo di gassificazione, permettono di ottenere sia energia elettrica, da immettere nella rete nazionale per il tramite dei gestori dei servizi elettrici, sia idrogeno e vapore, entrambi necessari ai processi di raffinazione.

 





13.7.2012


Geopolitica.info ha incontrato presso la VII edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il giorn...[LEGGI...]



Lunedì 20 maggio, alle ore 18.00, presso Libreria UBIK, [LEGGI...]



Nicolas Maduro Moros è stato eletto presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela lo scorso 15 aprile c...[LEGGI...]



Una ricostruzione attendibile delle relazioni italo-giapponesi dal secondo Novecento ai giorni nostri non può...[LEGGI...]



Dal dominio della difesa a quelli dell’economia e della politica, dalle approfondite riflessioni sui principali...[LEGGI...]




Gli articoli pubblicati sono liberamente riproducibili, con l'obbligo di citare autore e fonte: www.geopolitica.info
Le foto sono in larga parte prese da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Qualora i soggetti o gli autori fossero contrari al loro utilizzo,
la redazione si impegna alla loro immediata rimozione previa richiesta all’indirizzo email redazione@geopolitica.info

www.geopolitica.info - Rivista online di geopolitica, relazioni internazionali e studi strategici
Powered by altastudio.it