Una volta operativo il gasdotto avrà una capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas naturale/anno (l’ 11% dell’ intero fabbisogno italiano) e sarà alimentato dal ben noto giacimento algerino di Hassi R’ Mel.
La sfida tecnologica, che vedrà coinvolte anche società italiane, dovrebbe lasciare il posto a considerazioni di carattere politico-strategico giungendo ad analizzare attentamente il contesto algerino che, ancora oggi, è caratterizzato da forte instabilità. Dopo aver drammaticamente superato gli anni del dominio francese, infatti, l’ Algeria è stata guidata da élite politiche corrotte che, di fatto, hanno reso possibile l’ ascesa di diversi movimenti fondamentalisti. Le scelte operate in campo economico, poi, hanno chiuso l’ Algeria in un protezionismo a cui ha fatto da corollario un sempre più opprimente apparato burocratico. Non bisogna poi dimenticare la questione relativa alla minoranza berbera dei cabili che, sempre più legata ad istanze indipendentistiche, rischia di trascinare l’ Algeria in una vera e propria guerra civile; le rivendicazioni in Cabilia, con ogni probabilità, sono fomentate dalla monarchia marocchina che, attraverso l’ instabilità algerina, punta ad avere maggior voce in capitolo nella definizione della questione relativa al Sahara occidentale.
Una situazione come quella appena descritta, dunque, rende l’ Algeria un partner poco affidabile specie se, come nel caso dell’ Italia, si tratta di un partner da cui dipendere; quanto appena detto ci permette di poter concludere la questione relativa all’ instabilità degli approvvigionamenti energetici italiani effettuando alcune considerazioni: in primis, le opere infrastrutturali di ampio respiro, quali il Galsi o il già attivo Enrico Mattei, devono necessariamente essere accompagnate da politiche d’ intervento volte a favorire la stabilizzazione delle aree dalle quali, come nel caso dell’ Algeria, l’ Italia dipende per l’ indispensabile approvvigionamento energetico. In secundis, è necessario sfruttare tutte le potenzialità che possono portare ad una riduzione degli approvvigionamenti energetici da aree altamente instabili; a tal proposito è degno di menzione il caso della Val d’ Agri i cui giacimenti sono in grado di produrre un petrolio di qualità superiore al Brent e che, attualmente, sopperiscono per il 6% alla domanda italiana di petrolio: quando nel 2015 verrà inaugurato il nuovo giacimento di Tempa Rossa, inoltre, la produzione totale riuscirà a soddisfare fino al 10% dell’ intera domanda interna.
Guardando le statistiche relative ai titoli produttivi rilasciati per la ricerca di olio greggio ( http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/produzione/mensile/titolo.asp?min=O ) si scopre che, attualmente, esistono venti titoli che utilizzano ben 242 pozzi produttivi; la concessione n° 18, quella relativa alla Val d’ Agri, da sola è in grado di produrre, annualmente, una media di olio greggio pari a 3.582.432 tonnellate. Tutte le altre concessioni messe assieme sono in grado di produrre soltanto 1.682.604 tonnellate di olio greggio pari a circa il 2,8% della domanda interna italiana; ciò vuol dire che, quando diverrà operativo il giacimento di Tempa Rossa, l’ intera produzione nostrana di olio greggio riuscirà a coprire circa il 13% della domanda interna.
Riguardo alla produzione di gas naturale, poi, non va meglio; al momento, infatti, esistono 126 titoli produttivi che permettono una produzione nazionale pari a circa 7,6 miliardi di metri cubi di gas naturale. La domanda interna è pari a circa 75 miliardi di metri cubi di gas naturale per cui, come visto per l’ olio greggio, stante questa articolazione dei giacimenti l’ Italia sarà costretta ad importare il 90% del proprio fabbisogno di gas naturale. A patto di un radicale mutamento delle attuali risorse energetiche a disposizione, dunque, l’ Italia continuerà a dipendere per gli approvvigionamenti di olio greggio e di gas naturale dai principali paesi produttori di idrocarburi; continuerà, senza dubbio, la dipendenza italiana dalle risorse estratte nel continente africano anche se, di fatto, esiste a livello strategico la possibilità di implementare le quantità di gas naturale proveniente dai gasdotti europei visti in precedenza, ovvero dal TENP, dal Transitgas e dal TAG.
Tale importazione di gas naturale continentale, di fatto, potrebbe essere integrata da investimenti in opere infrastrutturali quali gli impianti di rigassificazione che, già presenti in diversi punti del territorio italiano, consentono la trasformazione del Gas Naturale Liquido, trasportabile a mezzo di navi, in gas naturale; questa opzione, che avrebbe un impatto considerevole sul traffico marittimo nel mare nostrum, consentirebbe ulteriormente di ridurre la quantità di gas naturale importato dal continente africano. Indipendentemente dalla scelta politico-strategica adottata in materia di approvvigionamento energetico, tuttavia, sarà necessario ammodernare le industrie di raffinazione italiane attraverso l’ adozione di processi produttivi che pur utilizzando olio greggio di bassa qualità, ad esempio l’heavy crude, consentano di ottenere prodotti di elevata qualità, ad esempio carburanti a basso impatto ambientale. Tali processi produttivi, in molti casi, consentono di trattare i residui pesanti della raffinazione che, attraverso un processo di gassificazione, permettono di ottenere sia energia elettrica, da immettere nella rete nazionale per il tramite dei gestori dei servizi elettrici, sia idrogeno e vapore, entrambi necessari ai processi di raffinazione.