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Bollettino mensile di approfondimento geopolitico - Questo numero, a cura di Andrea Carteny (Ricercatore confermato in Storia dell'Europa orientale - "Sapienza" Università di Roma), analizza il tema dell'unità europea alla luce della persistente crisi economica. 

 

La strana coppia Nikolic-Tadic
di Luca Marini

Tomislav Nikolic è il neo presidente serbo, succeduto a Boris Tadic, in virtù dell’esito del secondo turno presidenziale del 20 maggio. Il presidente uscente Boris Tadic potrebbe presto però diventare primo ministro del suo paese, succedendo all’economista Mirko Cvetkovic.

Al commissario per l’Allargamento, Štefan Füle, sono bastate poche settimane per ricevere un invito a Belgrado da parte del neo-presidente serbo. L’11 giugno Fule è atterrato nella capitale per assistere alla cerimonia d’insediamento di Nikolic, portando con sè un messaggio chiaro ed un auspicio concreto: l’Europa confida che le autorità serbe non invertano la strada finora percorsa; Bruxelles condivide il sogno di vedere Belgrado nel club dei 28, presto. Nikolic ha ricambiato la cortesia visitando Bruxelles il giovedì seguente, incontrando il terzetto Ashton, von Rompuy, Barroso.

Se dunque il neo-presidente Nikolic, adeguatamente spalleggiato dalle autorità europee, si è ampiamente adoperato per garantirsi la tempestiva benedizione internazionale della sua vittoria elettorale, i grattacapi per la politica interna dell’ex leader radicale potrebbero portare a soluzioni politiche largamente imprevedibili alla vigilia della tornata elettorale.
L’astuta decisione di Tadic di dimettersi lo scorso 5 aprile, anticipando di qualche mese la regolare fine del proprio mandato presidenziale, ha creato una situazione politica favorevole al partito democratico e al suo leader, che dopo aver battuto di misura il leader progressista Nikolic al primo turno, ha dovuto piegarsi alla coalizione messa in piedi dal suo principale concorrente al ballottaggio. In effetti, le dimissioni anticipate di Tadic hanno portato alla modifica del calendario elettorale, facendo sì che consultazioni presidenziali e parlamentari si tenessero contestualmente. Gli elettori, pur rifiutando un terzo mandato al presidente uscente, hanno di fatto premiato la scelta del leader democratico conferendo al suo partito un numero di seggi parlamentari minore di quello garantito al partito progressista nazionalista di Nikolic, ma pur sufficiente per costituire una coalizione di maggioranza con i propri alleati.

Di conseguenza, a scanso di evoluzioni a sorpresa, per la verità da non escludere preventivamente dato la vivacità della politica serba degli ultimi anni, il neo-presidente Nikolic potrebbe essere presto “obbligato” a conferire l’incarico di formare il nuovo governo allo sfidante appena battuto. Negli ultimi giorni si sono susseguiti incontri a raffica tra le diverse anime parlamentari del paese, e la stessa coppia Nikolic-Tadic ha avuto modo di discutere senza troppi imbarazzi della questione.
Ancora una volta la pressione internazionale potrebbe, se non definire gli esiti, per lo meno scandire il ritmo delle consultazioni tra i maggiori leader locali. Durante la visita nella capitale serba, il commissario Fule ha rifiutato di commentare le recenti ambigue dichiarazioni del presidente Nikolic su Srebremica, ribadendo piuttosto di essere venuto a Belgrado per incoraggiare il nuovo presidente e il futuro governo della Serbia a continuare le riforme statali e sociali, a realizzare il progresso nel dialogo con Pristina, e a continuare a lottare contro la corruzione. In altre parole, se l’ambizione di Belgrado è di iniziare entro la fine dell’anno le trattative sull’associazione all’Unione europea, è necessario formare al più presto il nuovo governo.

Spettatore obbligato di questa fase di transizione, il governo uscente di Cvetkovic, appare molto concentrato sulle proprie responsabilità. Gli ultimi mesi sono stati positivamente scanditi da alcuni risultati importanti, sia dal punto di vista del rilancio dello sviluppo economico delle aree industriali, sia per quanto riguarda la postura internazionale di Belgrado, al di là del percorso di avvicinamento a Bruxelles.
A metà aprile, in occasione dell’inaugurazione pubblica del nuovo polo automobilistico di Kragujevac, ex-Zastava, la visita dell’ad di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, ha dato lustro all’operato di Cvetkovic e del suo ministro per lo sviluppo regionale Nebojsa Ciric. Il paese ha bisogno di investimenti stranieri in misura massiccia, ma può offrire in cambio una forza lavoro tradizionalmente molto preparata e specializzata ed un contesto fiscale più che competitivo. Alcuni dei maggiori player internazionali lo hanno capito, come dimostra anche la massiccia campagna di recruiting avviata localmente da Microsoft.

All’inizio di giugno si è concluso con successo il semestre di presidenza serba dell’Organizzazione per la collaborazione economica della regione del Mar Nero. Il vice capo della diplomazia serba Sladjana Prica ha raccolto il plauso dei paesi membri per l’accelerazione che Belgrado ha saputo dare durante il suo mandato alle attività di collaborazione regionale, e la stessa Unione europea ha riconosciuto il ruolo strategico che una leadership forte dell’Organizzazione può avere nel dialogo regionale con Bruxelles.
Infine proprio pochi giorni prima della visita di Fule a Belgrado, il giovane ed energico ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, è stato eletto nuovo presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU. Per la prima volta dal 1991 la nomina del presidente che dovrà guidare i lavori della LXVII Assemblea Generale del prossimo settembre non è avvenuta per consensus informale ma si è resa necessaria una formale votazione, dalla quale è uscito vincitore Jeremic sul candidato lituano Dalius Cekuolis. Inutile dire che l’appoggio di Mosca per superare il candidato lituano è stato decisivo. L’asse panslavo segue attentamente i bradisismi del clima tra Belgrado e Bruxelles ma la strana coppia Putin-Medvedev difficilmente avrà nei prossimi anni come priorità l’asse con gli “emuli” serbi.
 





22.6.2012


Francesco Grasselli -

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