Nel settembre 2007 i caccia israeliani bombardarono un impianto segreto nel deserto siriano – operazione “Orchard”. Il governo del Paese arabo, prima, negò l’attacco, e poi affermò che l’installazione bombardata a Dair al-Zour, una città del nord, era un impianto militare del suo programma missilistico, che, in quanto installazione militare convenzionale, non rientrava nei controlli previsti dal patto tra Siria ed AIEA. In seguito, il governo siriano demolì l’impianto, coprì la vestigia, ed eresse un’altra costruzione nel sito.
Nell’estate 2008 Damasco permise un limitato accesso dell’agenzia al sito di Dair al-Zour. Gli ispettori scoprirono particelle di uranio artificiale, e Damasco non acconsentì ad un secondo controllo. Inoltre, gli ispettori visitarono un altro impianto, un reattore di ricerca sito nella capitale, dove furono rinvenute alcune particelle di uranio manipolate. L’AIEA rilevò che le particelle erano “di un tipo non contemplato nell'inventario del materiale nucleare dichiarato dalla Siria”.
Il governo di Assad dovette ammettere, quindi, che la Siria conduceva esperimenti, non dichiarati, di conversione dell’uranio, per i quali i ricercatori siriani avevano utilizzato ossido di uranio proveniente da una miniera di Homs, visitata dagli ispettori lo aprile scorso. Tuttavia, per oltre tre anni il governo di Assad ha rifiutato di consentire agli ispettori dell’AIEA di visitare di nuovo i due siti, a Dair al-Zour e a Damasco.
E, per oltre tre anni, l’agenzia dell’ONU ha cercato di chiarire invano la natura dell’impianto distrutto. Lo scorso 24 maggio, il Direttore Generale dell’AIEA, il giapponese Yukiya Amano ha espresso il giudizio dell’agenzia. La Siria, secondo il rapporto, sviluppava un programma nucleare segreto a Dair al-Zour, ed il reattore “avrebbe dovuto essere stato dichiarato all’Agenzia”.
Il rapporto dell’AIEA ha anche concluso che le caratteristiche dell’installazione nucleare erano simili a quelli di un reattore a gas-grafite -- come il reattore di Yongbyon in Corea del Nord. Infatti, un informativa dell’intelligence degli Stati Uniti, pubblicata nell’aprile 2008, sosteneva che Siria aveva ricevuto tecnologia proveniente dalla Corea del Nord per il suo programma segreto. Vale a dire che Damasco ha violato l’accordo e le norme del regime di non-proliferazione.
Nonostante le prove e le conclusioni degli ispettori, la questione siriana e il tentativo da parte dei Paesi occidentali di censurare la continua ostruzione dell’indagine da parte del governo di Bashar al Assad hanno diviso i membri della giunta dei Governatori dell’agenzia, composta da 35 Paesi. Alla fine, grazie all’astensione di 11 Paesi, la giunta ha votato per deferire il dossier siriano al Consiglio di Sicurezza. Solamente 17 Paesi hanno votato a favore. Russia, Cina ed altri hanno votato contro.
Prima della seduta a New York, l’ambasciatore di Francia ha scritto su Twitter che “la Siria ha violato i suoi obblighi internazionali di non-proliferazione”, mentre l’ambasciatore britannico ha descritto il briefing come “devastante”. I diplomatici russi e cinesi, invece, hanno ribadito l’argomentazione che i loro rappresentanti avevano già offerto a Vienna: il passato è passato. C’è una logica distorta poiché, secondo lo statuto dell’AIEA, la giunta deve deferire tutte le violazioni dei rispettivi accordi di salvaguardia tra un Paese e l’agenzia.
Come prevedibile, l’organismo internazionale non ha potuto adottare una risoluzione sanzionatoria, e nemmeno una mozione richiedendo l’assoluta collaborazione con l’indagine. L’AIEA dovrà presentare un nuovo rapporto a settembre, quasi certamente senza avere effettuato una nuova ispezione.
La logica impiegata dai Paesi che non vogliono punire Damasco per le repressione violenta delle manifestazioni o le violazioni dei suoi obblighi internazionali di non-proliferazione è molto pericolosa, e segnala a Teheran ed a Pyongyang che, in verità, gli avvertimenti della comunità internazionale sono vacui. Il complesso bombardato dai caccia israeliani non rappresenta più un rischio per la sicurezza degli altri Paesi, eppure l’ostruzionismo siriana e l’occultamento dei suoi affari con Pyongyang costituiscono una seria minaccia al regime di non-proliferazione. Chiarire quello che faceva il governo di Bashar al Assad a Dair al-Zour è essenziale per garantire la credibilità del regime di salvaguardia.