geopolitica
 DOSSIER
 INTERVISTE
 PUBBLICAZIONI
 WHO IS WHO?
 AFROBLOG

 TEMATICHE
  Risorse energetiche
e Ambiente
  Geoeconomia ed Innovazione

 AREE GEOPOLITICHE
  Italia ed Europa
  Russia ed Estero vicino
  Balcani sud-occidentali
  Stati Uniti e mondo anglosassone
  Grande medio oriente
  Africa sub-sahariana
  Cina ed Estremo oriente
  Asia centrale e spazio indiano
  America latina


Bollettino mensile di approfondimento geopolitico - Questo numero, a cura di Andrea Carteny (Ricercatore confermato in Storia dell'Europa orientale - "Sapienza" Università di Roma), analizza il tema dell'unità europea alla luce della persistente crisi economica. 

 

I segreti di Bashar al Assad
di Javier Serrat
Bashar al Assad SIRIA - Mentre i media mondiali seguivano gli ultimi sviluppi dalla rivolta popolare in Siria e la repressione sanguinosa dalle forze di sicurezza, si apriva un nuovo capitolo della saga dell’indagine sulle attività nucleari del Paese. In una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite tenutasi il 14 luglio, Neville Whiting, emissario del dipartimento di salvaguardia dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), ha presentato un rapporto dettagliato in cui l’organismo con sede a Vienna ha concluso che, “molto probabilmente”, nel 2007 la Siria costruiva silenziosamente un reattore nucleare.

Nel settembre 2007 i caccia israeliani bombardarono un impianto segreto nel deserto siriano – operazione “Orchard”. Il governo del Paese arabo, prima, negò l’attacco, e poi affermò che l’installazione bombardata a Dair al-Zour, una città del nord, era un impianto militare del suo programma missilistico, che, in quanto installazione militare convenzionale, non rientrava nei controlli previsti dal patto tra Siria ed AIEA. In seguito, il governo siriano demolì l’impianto, coprì la vestigia, ed eresse un’altra costruzione nel sito.

Nell’estate 2008 Damasco permise un limitato accesso dell’agenzia al sito di Dair al-Zour. Gli ispettori scoprirono particelle di uranio artificiale, e Damasco non acconsentì ad un secondo controllo. Inoltre, gli ispettori visitarono un altro impianto, un reattore di ricerca sito nella capitale, dove furono rinvenute alcune particelle di uranio manipolate. L’AIEA rilevò che le particelle erano “di un tipo non contemplato nell'inventario del materiale nucleare dichiarato dalla Siria”.

Il governo di Assad dovette ammettere, quindi, che la Siria conduceva esperimenti, non dichiarati, di conversione dell’uranio, per i quali i ricercatori siriani avevano utilizzato ossido di uranio proveniente da una miniera di Homs, visitata dagli ispettori lo aprile scorso. Tuttavia, per oltre tre anni il governo di Assad ha rifiutato di consentire agli ispettori dell’AIEA di visitare di nuovo i due siti, a Dair al-Zour e a Damasco.

E, per oltre tre anni, l’agenzia dell’ONU ha cercato di chiarire invano la natura dell’impianto distrutto. Lo scorso 24 maggio, il Direttore Generale dell’AIEA, il giapponese Yukiya Amano ha espresso il giudizio dell’agenzia. La Siria, secondo il rapporto, sviluppava un programma nucleare segreto a Dair al-Zour, ed il reattore “avrebbe dovuto essere stato dichiarato all’Agenzia”.

Il rapporto dell’AIEA ha anche concluso che le caratteristiche dell’installazione nucleare erano simili a quelli di un reattore a gas-grafite -- come il reattore di Yongbyon in Corea del Nord. Infatti, un informativa dell’intelligence degli Stati Uniti, pubblicata nell’aprile 2008, sosteneva che Siria aveva ricevuto tecnologia proveniente dalla Corea del Nord per il suo programma segreto. Vale a dire che Damasco ha violato l’accordo e le norme del regime di non-proliferazione.

Nonostante le prove e le conclusioni degli ispettori, la questione siriana e il tentativo da parte dei Paesi occidentali di censurare la continua ostruzione dell’indagine da parte del governo di Bashar al Assad hanno diviso i membri della giunta dei Governatori dell’agenzia, composta da 35 Paesi. Alla fine, grazie all’astensione di 11 Paesi, la giunta ha votato per deferire il dossier siriano al Consiglio di Sicurezza. Solamente 17 Paesi hanno votato a favore. Russia, Cina ed altri hanno votato contro.

Prima della seduta a New York, l’ambasciatore di Francia ha scritto su Twitter che “la Siria ha violato i suoi obblighi internazionali di non-proliferazione”, mentre l’ambasciatore britannico ha descritto il briefing come “devastante”. I diplomatici russi e cinesi, invece, hanno ribadito l’argomentazione che i loro rappresentanti avevano già offerto a Vienna: il passato è passato. C’è una logica distorta poiché, secondo lo statuto dell’AIEA, la giunta deve deferire tutte le violazioni dei rispettivi accordi di salvaguardia tra un Paese e l’agenzia.

Come prevedibile, l’organismo internazionale non ha potuto adottare una risoluzione sanzionatoria, e nemmeno una mozione richiedendo l’assoluta collaborazione con l’indagine. L’AIEA dovrà presentare un nuovo rapporto a settembre, quasi certamente senza avere effettuato una nuova ispezione.

La logica impiegata dai Paesi che non vogliono punire Damasco per le repressione violenta delle manifestazioni o le violazioni dei suoi obblighi internazionali di non-proliferazione è molto pericolosa, e segnala a Teheran ed a Pyongyang che, in verità, gli avvertimenti della comunità internazionale sono vacui. Il complesso bombardato dai caccia israeliani non rappresenta più un rischio per la sicurezza degli altri Paesi, eppure l’ostruzionismo siriana e l’occultamento dei suoi affari con Pyongyang costituiscono una seria minaccia al regime di non-proliferazione. Chiarire quello che faceva il governo di Bashar al Assad a Dair al-Zour è essenziale per garantire la credibilità del regime di salvaguardia.





27.7.2011


 Il 4 settembre 1870, a seguito della sconfitta di Sedan, cadeva il Secondo Impero di Napoleone III e circa due...[LEGGI...]



Francesco Grasselli -

Ex presidente del partito comunista cinese nella municipalità di Chongqing dal 2007 al 2012, in precedenza sin...[LEGGI...]



Geopolitica.info ha incontrato presso la VII edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il giorn...[LEGGI...]



Nicolas Maduro Moros è stato eletto presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela lo scorso 15 aprile c...[LEGGI...]



Una ricostruzione attendibile delle relazioni italo-giapponesi dal secondo Novecento ai giorni nostri non può...[LEGGI...]




Gli articoli pubblicati sono liberamente riproducibili, con l'obbligo di citare autore e fonte: www.geopolitica.info
Le foto sono in larga parte prese da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Qualora i soggetti o gli autori fossero contrari al loro utilizzo,
la redazione si impegna alla loro immediata rimozione previa richiesta all’indirizzo email redazione@geopolitica.info

www.geopolitica.info - Rivista online di geopolitica, relazioni internazionali e studi strategici
Powered by altastudio.it