geopolitica
 DOSSIER
 INTERVISTE
 PUBBLICAZIONI
 WHO IS WHO?
 AFROBLOG

 TEMATICHE
  Risorse energetiche
e Ambiente
  Geoeconomia ed Innovazione

 AREE GEOPOLITICHE
  Italia ed Europa
  Russia ed Estero vicino
  Balcani sud-occidentali
  Stati Uniti e mondo anglosassone
  Grande medio oriente
  Africa sub-sahariana
  Cina ed Estremo oriente
  Asia centrale e spazio indiano
  America latina


Bollettino mensile di approfondimento geopolitico - Questo numero, a cura di Andrea Carteny (Ricercatore confermato in Storia dell'Europa orientale - "Sapienza" Università di Roma), analizza il tema dell'unità europea alla luce della persistente crisi economica. 

 

William, Kate e l'ombra lunga di Guglielmo il bastardo
di Leo Colbert
Kate Middleton e William Windsor GRAN BRETAGNA - Come spettacolo di pompa e circostanza le nozze del principe William e Catherine Middleton deve sicuramente avere soddisfatto tutti i sogni più sfrenati dei magnati della TV. Hollywood non avrebbe mai potuto fare di meglio. Il palcoscenico era infatti nientemeno che l'abbazia di Westminster, fondata dal re Edoardo il Confessore nel 1045 e luogo tradizionale di incoronazione e di sepoltura per i reali nel corso dei secoli. Essa è, per le masse, un simbolo potente e rassicurante della monarchia, dai connotati quasi religiosi. Gli invitati alle nozze sono giunti a bordo di Bentley ed eleganti carrozze, con minibus per le persone di rango minore, in perfetta sincronizzazione e senza alcun accenno di confusione. Lo sposo è un principe reale, secondo nella linea al trono e ha un lavoro normale in campo militare. La sposa, non di sangue reale, avrebbe dato ai sostenitori di Elena di Troia motivo di pensarci due volte, anche se aveva il vantaggio di moderni make-up e di abiti di alta moda. E le giuste angolazioni di ripresa fotografica in generale.

I trombettieri e i saluti militari hanno scandito la cerimonia ad intervalli adeguati, mentre alta moda, scarlatto e broccato, petti decorati di medaglie hanno diffuso un alone di garbo anche sui politici presenti. E’stato una esibizione di sfarzo nel senso migliore della parola. E i cronisti hanno notato che un commentatore TV – come per conferire un’aura di magia alla cerimonia – ha usato più di 80 volte in un'ora la parola “pageantry”: un intraducibile termine inglese che significa contemporaneamente, cerimonia, rituale, spettacolo, protocollo, sfilata, processione, celebrazione, esibizione, mostra, parata, dramma, sceneggiata, magnificenza, pompa, colpo d’occhio, splendore, scintillìo, luce abbagliante, sofisticazione, glamour, eleganza, raffinatezza, apparato, grandeur, stravaganza, magnificenza, scena, teatralità, spettacolarità, meraviglia, fenomeno, curiosità, bizarrìa, carosello equestre o da circo.

E forse ha avuto ragione ad utilizzarlo, consapevolmente o inconsapevolmente, perché la parola ha radici nel fascino antico delle classi dirigenti europee per le quali l'impatto visivo è stato fondamentale nell’ostentazione di uno status che induca rispetto e deferenza,; un impatto tuttora vivo seppur annacquato sotto i colpi della pubblicità e dei media televisivi.

E questi scomodi concorrenti moderni si sono probabilmente inseriti in un potente fenomeno psicologico di massa che ha trasformato il matrimonio di questi due giovani in un monito ai sudditi di Sua Maestà sulla posizione totemica della Corona nel cuore dell’Inghilterra, un punto focale comune di sogni e miti, leggende e realtà, il tutto combinato in un simbolo vivente di antica e indiscutibile autorità proiettato in un futuro incerto.
Questo potrebbe spiegare la decisione altrimenti un po’ eccentrica di aver fatto sorvolare la festa da aerei della seconda Guerra mondiale, un chiaro riferimento ad un recente e popolare film che ha lodato il ruolo della monarchia in tempo di guerra.

E 'probabile perciò che, tra il peso della storia, il pio desiderio e la nebbia spirituale che hanno avvolto quel giorno l'Abbazia, poche persone, o forse nessuno, abbia ricordato l 'uomo che quasi mille anni fa ha, da solo, costruito il grande palcoscenico sul quale la monarchia recita ancora il suo spettacolo. Guglielmo, duca di Normandia, nato intorno al 1028, a Falaise, vicino Caen, nell’attuale Dipartimento Francese del Calvados, invase l'Inghilterra nel 1066 e ne fu incoronato re nell'Abbazia di Westminster il giorno di Natale di quello stesso anno. Per la storia e per i contemporanei, egli divenne così Guglielmo il Conquistatore, ma prima delle sue avventure in Inghilterra egli era più modestamente conosciuto in Normandia sotto il nome di Guglielmo il Bastardo, a causa della sua nascita illegittima dalla figlia di un tal Fulbert, conciatore di pelli secondo alcune fonti, imbalsamatore di morti, secondo altri.

Guglielmo aveva tutti gli istinti predatorii dei suoi antenati vichinghi, ma prima di andare alla conquista della corona d'Inghilterra si assicurò la benedizione di Papa Alessandro II. E questi gli donò uno speciale simbolo di potere per la sua spedizione, sotto forma di uno stendardo consacrato. Ma Guglielmo non era il tipo di uomo che un commentatore TV avrebbe potuto facilmente descrivere come ben inserito nella pageantry messa in mostra presso l'Abbazia, e nella presentazione trionfalistica di un passato opportunamente espurgato.
La sua immagine storica non è infatti materiale utile per lo spettacolo di evasione offerto alle classe media. Né, tanto meno, può servire a confortare le convinzioni di quelli che, solo perché vivono in quell’isoletta, considerano se stessi come qualcosa di diverso e superiore a loro vicini della terraferma. Tuttavia è lecito ritenere che alcuni degli invitati al matrimonio avrebbero pienamente approvato i suoi metodi particolari di agire.

Guglielmo adoperò la brutalità e il terrore, e con gli strumenti della brutalità e dalla morte, effettuò una pulizia etnica e arraffò terre su vasta scala. Lo sfarzo, la pompa, l’eleganza – la pageantry, insomma – arrivarono solo in un secondo tempo. Il pugno di ferro del cavaliere normanno fu una forma molto più efficace per far accettare la propria autorità. E fu l’uso illimitato che egli fece della forza e della distruzione a gettare le basi per un potere regale lunga durata, fondato su una società rigidamente gerarchizzata in classi sociali strutturate, e su un governo centralizzato che ancora oggi permeano l'Inghilterra da cima a fondo. A quattro anni del suo arrivo in Inghilterra Guglielmo aveva più o meno eliminato l'aristocrazia nativa sassone e confiscato le sue terre. Entro il 1086 quello che era rimasto della nobiltà indigena controllava appena l'otto per cento del suo patrimonio originario, il resto era stato consegnato alla nobiltà franco-normanna di Guglielmo. Due soli dei circa 4000 nobili sassoni sopravvissero, e le ex contee separate, che sino ad allora erano regioni ben distinte - come nel sistema politico della Germania, fondato sulle autonomia locali – furono portate sotto il rigoroso controllo centrale.

Guglielmo sapeva anche esattamente ciò che possedeva e la sua capacità produttiva in quanto dal 1086 l'intero paese era stato censito e i dati erano stati tutti riportati nel Domesday Book, uno strumento molto utile per la riscossione delle tasse, ed un’istituzione di governo che segna un notevole progresso nella capacita intrusiva dello Stato nella vita dei privati cittadini.

Il suo regime coincise, per le varie tribù anglo-sassoni, con la repressione nel senso più duro della parola. E queste – marchiate con lo status di razza sconfitta – furono imprigionate all'interno di sistema di potere estremamente efficiente (per lo standard dei tempi), totalmente controllato a tutti i livelli da una gerarchia militare straniera, e che parlava una lingua diversa, il francese normanno. Londra fu il punto focale di questo potere non perché fosse necessariamente la migliore posizione per controllare e gestire l’interesse collettivo, ma perché era una posizione comoda e una roccaforte facilmente difendibile. E la Torre di Londra fu costruita per ulteriormente rafforzarla.

La monarchia e l’aristocrazia britannica non hanno alcun reale potere costituzionale ai nostri giorni, anche se nobili e vescovi non eletti si attardano ancora nella Camera dei Lords. Nel corso dei secoli coloro che si sono trovati in alto, dal monarca in giù, sono stati costretti, spesso a malincuore, a concedere alla popolazione quel che fa funzione di una versione britannica della democrazia, cioé un melange di poteri e libertà, che più che un riconoscimento di diritti appare come l’ammissione a partecipare a storici privilegi. Tuttavia, gran parte dell’eredità di Guglielmo vive ancora nel ventunesimo secolo attraverso fili che resistono nell’ordito e nella trama della vita britannica.

Il modello della proprietà sembra essere cambiato poco, tanto che circa due terzi dei terreni britannici rimangono nelle mani di meno dell’uno per cento della popolazione: un uno per cento di cui ovviamente fanno parte la Corona, differenti aristocrazie e la Chiesa d'Inghilterra. Nessuna imposta grava su queste proprietà, ed anche il potere di enti pubblici che dovrebbero controllare il corretto uso della terra, come l'Agenzia per l'ambiente, sembrano essere estremamente tenue.

La gerarchia sociale nata dalla nobiltà franco-normanna, fondata e ancorata nella proprietà della terra, maturata nel sistema feudale e sviluppatasi conseguentemente, è viva e vegeta. La famiglia del sovrano si trova a capo di una estesa trama di antica nobiltà, individui titolati, patrocinati e parassiti profondamente radicati nella società. D’altra parte, la coscienza di classe, le distinzioni sociali e la deferenza istintiva.verso le classi superiori rimangono anche fortemente radicate alla psiche delle masse britanniche Non sorprende che solo il giorno prima del matrimonio si sia ritenuto necessario annunciare che uno stemma nobiliare era stato attribuitoa Catherine Middleton, una plebea, al fine di sottolineare il suo status sociale.

Forse, nella composizione che viene tuttora mantenuta alla Camera dei Lords si può vedere il bisogno inconscio di mantenere un ulteriore livello di gerarchia neo-feudale come baluardo contro la marea crescente delle aspirazioni popolari. La Camera alta del Parlamento, dove siedono più di 700 membri non eletti, in gran parte clientele politiche dei vari governi, che la Regina ha strappato dalle profondità della pianura plebea dei vari “Mister” o “Mistress Smith”, per trasformarli in “Lords! e “Ladies” con tutte le bardature e pertinenze necessarie a sottolineare questa trasformazione. E quale colorito spettacolo essi forniscono quando sono in alta uniforme!

E’ come se, per promuovere la gente comune a più alto ruolo e responsabilità, non bastassero la saggezza e l'integrità; e sia necessario ricorrere all’immaginario radicato nel condizionamento storico, rafforzato dal fasto del cerimoniale. Nessun pugno di ferro, ma enorme peso sociale, sostenuto da l'imprimatur regale: il Conquistatore avrebbe capito.

Il concetti di parità e le masse sono insomma considerati elementi che potrebbero esse pericolosamente maneggiati nell’oratoria dei politici, altrettanto pericolosi quanto la nozione di autonomia regionale era per Guglielmo nell’undicesimo secolo. C’è ancora oggi il rischio che essi possano sconvolgere il subconscio collettivo delle classi dominanti d’Inghilterra, che sono tuttora arroccate sul potere di Londra e per le quali la monarchia è una fonte di sostegno politico e di legittimità istituzionale.

Certo, la Regina e la sua famiglia sono tenuti ad essere apolitici. Ma il governo britannico è ancora il governo della Regina e le sue politiche sono ancora proclamate ai sudditi inglesi (sudditi, non cittadini) nell’annuo discorso della Sovrana alla Camera dei Comuni.

Una popolazione che diventasse troppo ossessionata dal vivo dibattito politico si potrebbe chiedere in massa se una tale ingombrante e non eletto Capo dello Stato non sia in aperta violazione dei principi della democrazia. E potrebbe essere anche un ostacolo per l'idea di un futuro dell'umanità basato sul pari rispetto sociale di tutti gli esseri umani, fondato su quando realizzato e su quanto da ciascuno contribuito alla società. Una volta posti questi interogativi non si potrebbe infatti più dire dove una tale discussione possa andare a finire, soprattutto in considerazione del carattere frammentato della cultura britannica: del grande divario tra ricchi e poveri (echi ancora presenti del furto delle terre operato dai Normanni) e del crescente deficit democratico.

Quanto più sicuro nell'interesse della stabilità è distrarre le masse dal pensare a queste cose e tenere la sovrana e la sua famiglia proprio al centro della vita britannica come un simbolo al quale tutti possano tranquillamente in qualche modo trovare un punto di riferimento. Si tratta di un approccio non privo di pericoli, specie se si tiene conto del fatto che non c’è modo di garantire che tutti gli attori della sceneggiata siano all’altezza del ruolo, che tutte le dramatis personae reali siano a 24 carati. Ma si tratta di un approccio che ha funzionato bene nel caso dell’attuale regina, che ha svolto le sue funzioni con diligenza e senza sosta per oltre 50 anni. E lo status quo consente ai faziosi partiti politici britannici di continuare a combattere tra di loro, di creare e risolvere crisi, di governare bene e male, di gestire un enorme debito pubblico, di intraprendere guerre di dubbia legittimità e giustificazione, nella consapevolezza che il centro sarà tenuto saldamente insieme dalla monarchia come è stato, a parte qualche occasionale interruzione, sin dal tempo di Guglielmo il Conquistatore.

Un matrimonio reale con un’ottima coreografia è una pageantry perfetta per distrarre la popolazione da un'economia distrutta a causa della cattiva gestione politica. Ed infatti, uno degli scrivani che fanno gli “opinionisti” sui principali giornali nel Regno Unito è arrivato a scrivere del “broad sunlit uplands”, nientemeno che di “un grande e radioso avvenire” che il matrimonio potrebbe inaugurare per il paese. Un osservatore dell’Europa continentale è portato immediatamente a chiedersi come sia possibile che un essere umano, che dovrebbe essere dotato di intelletto, sia così assurdamente fasciato la testa e coperto li occhi con banalità totali come lo status sociale e gli abiti della regale (e plebea) sposa, con feticci, con simboli, con una storia ridotta a mito, a rito religioso, da non riuscire a vedere più nulla con i propri occhi, e andare in questo modo alla deriva, affascinato e confuso dalle immagini TV e dalle sciocchezze dei media.

E ' triste riflettere sul fatto che, sbarazzarsi degli idoli è una cosa, ma cambiare la natura umana in modo che essi non siano più necessari ne è tutt'altra, e assai più difficile. Tutto ciò ricorda come un feticcio caduto lascia un vuoto, che un dio che ha perso il suo idolo sarà presto sostituito da un altro con sacerdoti diversi e devoti immersi nelle vie del potere gerarchico e della manipolazione di massa. E così continua la commedia umana.
Oggi, delle spoglie mortali di Guglielmo il Conquistatore non rimane molto, solo ossa e polvere. La sua tomba ad Abbaye-aux-Hommes a Caen è stato violata due volte, durante le Guerre di Religione francesi, quando le sue ossa furono sparse per le vie della città, e ancora un’altra volta durante la Grande Rivoluzione. Tuttavia, l'anima di questo Normanno trapiantato nelle isole Britanniche “continua a marciare innanzi a noi”, ed ha buoni motivi di essere contenta.

I 68 metri di stoffa ricamata noto come la Tapisserie de Bayeux raccontano ancora al mondo intero la sua conquista dell'Inghilterra. E la Regina resta ancora il più grande proprietario terriero nel Regno Unito, fonte di clientelismo e di una influenza costituzionale dietro le quinte. L’esercito britannico è ancora definito “le forze armate di Sua Maestà”, la testa della Regina appare sulla valuta e i francobolli di tutto il regno, ed ella è ancora Duchessa di Normandia, sebbene il suo ducato si sia ormai ridotto alle sole isole franco-normanne della Manica. E nella pienezza dei tempi il nipote dovrebbe diventare Re Guglielmo V tracciando un’impronta simile alla sua nella società britannica e nelle Isole della Manica, dove si continuerà a brindare dicendo 'Le Roi, notre Duc'.

Insomma, quel bastardo figlio di Falaise, nella Normandia dell’undicesimo secolo, stende ancora la sua ombra – imponendosi al “cyberspazio” del ventunesimo secolo – fino all’Abbazia di Westminster, da dove tutto è partito, e dove ancora oggi il regime britannico celebra i suoi fasti e i suoi riti.
 





6.6.2011


Geopolitica.info ha incontrato presso la VII edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il giorn...[LEGGI...]



Lunedì 20 maggio, alle ore 18.00, presso Libreria UBIK, [LEGGI...]



Nicolas Maduro Moros è stato eletto presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela lo scorso 15 aprile c...[LEGGI...]



Una ricostruzione attendibile delle relazioni italo-giapponesi dal secondo Novecento ai giorni nostri non può...[LEGGI...]



Dal dominio della difesa a quelli dell’economia e della politica, dalle approfondite riflessioni sui principali...[LEGGI...]




Gli articoli pubblicati sono liberamente riproducibili, con l'obbligo di citare autore e fonte: www.geopolitica.info
Le foto sono in larga parte prese da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Qualora i soggetti o gli autori fossero contrari al loro utilizzo,
la redazione si impegna alla loro immediata rimozione previa richiesta all’indirizzo email redazione@geopolitica.info

www.geopolitica.info - Rivista online di geopolitica, relazioni internazionali e studi strategici
Powered by altastudio.it