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Domino n.4-5 - 2010
Bollettino mensile di approfondimento geopolitico - Questo numero è dedicato all'approfondimento della questione nucleare iraniana e della complessa rivalità tra Stati Uniti d'America e la Repubblica degli Ayatollah.

La classe dirigente romana e la questione nucleare
di Giuseppe Sacco
Centrali nucleari in Francia Il test delle regionali - Sia Il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che la Candidata del Centro-destra a Governatore del Lazio, Renata Polverini, hanno espresso serie riserve sull'opportunità di localizzare centrali atomiche o discariche di residui radioattivi nel territorio della Capitale. Come si inserisce questa posizione nel prudente ritorno dell'Italia alla produzione elettro-nucleare ?

 

 

Tutti i tabù, compreso quello dell’atomo, sono atteggiamenti irrazionali. E la loro caduta è sempre un fatto positivo. A condizione, ovviamente, che non si passi in maniera altrettanto superficiale a miti nuovi e del tutto opposti, che impediscono di vedere i problemi in maniera razionale.

Anche l’atomo è un mito; perché non è – come invece credono molti – una soluzione “miracolo”. A differenza della bomba atomica, che è infinitamente più distruttiva di una bomba normale, una centrale atomica non è infatti molto più potente di una centrale a combustibili fossili. Ed infatti, il paese che ha fatto la scelta più “nucleare” – la Francia – ha dovuto costruire circa una centrale per ogni milione di abitanti. Per soddisfare il 40 % del fabbisogno energetico di 63.000.000 di residenti sono necessarie ben 59 centrali. E il giorno che si affermasse veramente l’auto elettrica, su cui punta la Renault, bisognerebbe costruirne un’altra quarantina.

Chi, in Italia, dove la popolazione è più o meno la stessa della Francia, ma un territorio è solo la metà, ed è infinitamente più sismico, pensa che una soluzione analoga sia possibile? Non certo il governo, che ha indubbiamente rotto il tabù anti-atomico, ma si è limitato a prenotare dalla Francia solo quattro centrali di penultima generazione, e a prendere una quota nei nuovi progetti, in modo da recuperare competenza tecnica nel settore. Una posizione dunque molto prudente, non molto differente da quelle del Sindaco Gianni Alemanno e di Renata Polverini.

Tenere al minimo il numero delle centrali porta benefici evidenti, in particolare quello di ridurre i residui della combustione nucleare, la cui radioattività può durare anche 200.000 anni. Ed è per il fatto che è impensabile garantire un sistema di sicurezza su una durata anche lontanamente paragonabile a questa, che i rifiuti costituiscono il vero problema della produzione elettronucleare. Perciò, fino a quando i depositi di questi residui radioattivi restano fuori dal nostro territorio, il pericolo costituito dal fatto che Francia, Svizzera e Slovenia abbiano centrali vicine alle nostre frontiere rimarrà decisamente trascurabile. La Germania, peraltro, ha già cominciato a smantellare i suoi 19 impianti.

Il problema è che nessuno sa veramente come gestire tali rifiuti. E quando ci sarà un incidente più grave di quelli avvenuti di recente in Francia, è probabile che ci si debba decidere a espellerli dalla Terra con dei missili, su orbite aperte, in modo farli perdere nello spazio. Una soluzione tecnica possibile e forse efficace, ma che oggi come oggi i governi rifiutano, perché convinti che essa terrorizzerebbe l’opinione pubblica.

Giuseppe Sacco

Professore all’Università di Roma Tre





18.2.2010


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