Bollettino mensile di approfondimento geopolitico - Questo numero è dedicato all'approfondimento della questione nucleare iraniana e della complessa rivalità tra Stati Uniti d'America e la Repubblica degli Ayatollah.
Il 2010 un anno blindato
di Alessio Bini
UCRAINA -
Spesso e volentieri, in politica internazionale, i tentativi di predire il futuro si rivelano fallaci: troppe incognite impediscono di tracciare linee di sviluppo future che vadano al di là del comune buon senso degli ‘addetti ai lavori’. In questo caso l’Ucraina non costituisce assolutamente un’eccezione, anzi: l’instabilità’ e la precarietà del sistema politico, economico e sociale rendono assolutamente velleitario ogni tentativo di capire quale sarà il percorso che il Paese intraprenderà. Il problema, per quel che concerne l’Ucraina, giace nel gap, incolmabile secondo l’opinione di molti esperti, tra ciò che si vede della politica Ucraina e le forze che da dietro le quinte fanno il bello ed il cattivo tempo. Molte volte, per mancanza di informazioni sulle mani invisibili (che ci tengono a rimanere tali), gli analisti tendono a sovradimensionare la capacità della politica visibile di condurre il Paese in una direzione piuttosto che in un’altra.
Tornando alla possibilità di prevedere il futuro della politica ucraina, e’ opinione diffusa, non solo in Ucraina ma anche all’estero, che con il secondo turno e l’incoronazione del nuovo Re d’Ucraina (non si sa bene ancora quanto nudo) si chiuderà finalmente il lungo periodo di tensioni e campagne elettorali di pessimo gusto a cui ormai la politica locale ci ha abituati.
Purtroppo pero’ questa idea manca di fondamento. Il motivo di tutto ciò sta nel fatto che nuove e mirabolanti sfide aspettano la confusa classe politica di questo Paese: le elezioni parlamentari in Crimea (soldi permettendo si intende!); le elezioni parlamentari nazionali in Maggio; il reset delle relazioni diplomatiche con la Russia, a cominciare dalla questione della Flotta Russa ormeggiata a Sebastopol; la lotta alla corruzione senza la quale non ci può essere alcuna seria ripresa economica e forse, ma i dubbi in proposito sono molti, la necessaria revisione costituzionale di cui il Paese ha assolutamente bisogno per uscire dall’impasse politica ed istituzionale in cui versa. Insomma il 2010 sarà un vero e proprio anno blindato da cui il Paese potrebbe uscire con le ossa rotte e le sue aspirazioni politiche pesantemente ridimensionate.
Tra tutte le sfide che attendono l’Ucraina vale la pena attirare l’attenzione del lettore su una in particolare, cioè la riforma costituzionale: l’attuale testo non e’ in grado (soprattutto dopo la riforma voluta da Kuchma come contropartita per uscire di scena, durante i negoziati che seguirono la Rivoluzione Arancione nel dicembre 2004) di dare al Paese la necessaria spinta verso il futuro di cui necessita, manca cioè di quella programmaticità attorno a cui una popolazione deve o dovrebbe ritrovarsi. Anzi, la Costituzione aggrava le tensioni tra Presidente e Primo Ministro creando pericolosissime aree di sovrapposizione nella ripartizione dei loro poteri.
Sia ben chiaro però che la Costituzione non e’ colpevole di aver creato la situazione di emergenza in cui versa il Paese, questa situazione e’ il frutto di due trend infernali tipici della politica ucraina: da un lato il decadimento morale della classe politica che pubblicamente mercanteggia le cariche (e privatamente i voti!). Infatti, sia Yanukovic che Tymoschenko hanno offerto a Tgipko, terzo classificato nel primo turno delle Presidenziali, la poltrona di primo Ministro. Tgipko per parte sua ha tranquillamente dichiarato che non sosterrà nessuno dei due al ballottaggio, ma accetterà la poltrona di Premier da entrambi. E’ chiaro che questo sistema non può generare fiducia nell’elettore ucraino che si trova a fronteggiare problemi economici serissimi.
Dall’altro lato, la privatizzazione della politica e della sfera pubblica: le elezioni non sono un momento di scontro tra due candidati, portatori di idee politiche differenti su come dovrebbe essere organizzato il Paese e come meglio garantire gli interessi dei cittadini, ma sono invece un vero e proprio regolamento di conti tra bande, in cui i due candidati non rappresentano altro che la somma di interessi privati, spesso di dubbia legalità. Di fronte a questo spettacolo la riforma della Costituzione potrebbe essere il primo vero passo verso un’inversione di rotta di cui c’e’ veramente bisogno. In particolare urge definire con chiarezza i rapporti tra Presidente e Primo Ministro e soprattutto la creazione di un potere giudiziario forte, autorevole ed indipendente in grado di proteggere i cittadini dagli abusi del potere, ancora troppi nonostante quello che pensano molti della democratica Ucraina.
Sarà la classe politica ucraina in grado di recuperare la dignità perduta e marciare a tappe forzate verso la liberaldemocrazia e l’archiviazione del passato sovietico che sembra non voler passare? Come dicevamo, qui non si fanno previsioni…..
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