Una penisola a sé
La Crimea rappresenta probabilmente la Regione più complessa e più interessante dello Stato ucraino. Rappresenta altresì un punto di osservazione particolare e privilegiato per capire le dinamiche politiche che solcano il Paese. E’ bene chiarire fin d’ora che la Crimea e’ una regione con delle dinamiche politiche proprie che non sempre seguono i ritmi del resto del Paese. Inoltre, la presenza nella Penisola di un conflitto etnico a bassa intensità rende tutto più complesso e più rischioso per Kiev e per la stabilità nella regione del Mar Nero, una regione del mondo ancora alla ricerca di un ordine stabile e legittimo.
La Crimea è una penisola situata nella parte meridionale dello Stato ucraino. Essa è bagnata a occidente e a sud dal Mar Nero e ad oriente dal Mar d’Azov. La Penisola è collegata, a nord, al resto del Paese tramite l’Istmo di Perekop mentre ad est lo stretto di Kerch la separa dalla Federazione Russa. Proprio qui, nell’ottobre 2003 si verificò una crisi tra Ucraina e Russia in merito alla sovranità sull’Isola di Tuzla, collocata nel mezzo dello Stretto di Kerch. La superficie della Penisola si aggira intorno ai 26.100 KM quadrati circa ed il numero dei suoi abitanti è all’incirca di 2,033,700 unità. Le città più importanti e popolose sono: Simferopol (Capitale della Repubblica Autonoma di Crimea), Yalta, Kerch e Yepatoria e Sebastopol (quest’ultima, sotto il profilo amministrativo, è una città repubblicana sottoposta direttamente a Kiev), tutte situate sul litorale ad eccezione di Simferopol. La costa sud-orientale è fiancheggiata, ad una distanza di 8-12 km dal mare, da una catena montuosa, la Catena Crimea. Queste montagne sono accostate ad una catena secondaria parallela alle stesse. Il restante 75% della superficie della Crimea consiste di praterie semiaride, un proseguimento meridionale delle steppe pontiche, che degradano dolcemente verso nord-ovest.
Una delle caratteristiche geografiche salienti della Crimea, con ampie ripercussioni geopolitiche, è la condizione di dipendenza idrica ed energetica dal resto del Paese. Infatti, circa l’ottanta per cento degli approvvigionamenti idrici delle sue città più grandi, come Simferopol and Sebastopol, vengono dal Canale Dnepr. Ciò conferisce a Kiev un potentissimo strumento di pressione politica e strategica non solo su Simferopol ma, in un certo senso, anche su Mosca.
Sotto il profilo amministrativo la Crimea e’ una Repubblica Autonoma, la cui autonomia e’ tutelata dalla Costituzione Ucraina del 1996 e dotata di una propria Costituzione dal dicembre 1998.
Per comprendere le dinamiche politiche della Crimea e le forze che le animano, vanno sottolineate fin dal principio quattro questioni che costituiscono il necessario punto di partenza:
`42; la presenza, già rilevata, di un conflitto etnico a bassa intensità causato soprattutto dalla situazione di profonda emarginazione in cui versa la popolazione tatara di Crimea che patisce discriminazioni di tipo politico, economico, religioso, culturale e sociale;
`42; dopo il crollo della mobilitazione nazionalista russa guidata da Yuri Meshkov nel biennio 1994 – 95, seppur esistano le potenzialità per la diffusione di idee nazionaliste tra gli appartenenti all’etnia maggioritaria, non ci sono, almeno in apparenza, possibilità di una sua mobilitazione su ampia scala. Chiaramente l’esistenza di tale potenzialità è uno degli elementi che rende la Crimea un caso di conflitto etnico a bassa intensità;
`42; al crollo della mobilitazione nazionalista russa, che ebbe un supporto diffuso da parte non solo della popolazione russa di Crimea ma anche di molti ucraini russificati, ha fatto seguito un periodo di disillusione e disinteresse verso la politica in generale e verso l’attuale classe politica in particolare che ancora oggi caratterizza la maggioranza russa. Tale maggioranza etnica continua tuttora ad avere un orientamento pro – russo che si manifesta soprattutto su questioni molto delicate quali lo status della lingua russa e la permanenza della flotta russa a Sebastopol, orientamento privo tuttavia della spinta separatista presente nel biennio 1994 – 95;
`42; un’interconnessione profonda e ramificata tra politica, economia e criminalità organizzata che rende la Crimea una delle Regioni più corrotte del Paese. Non e’ casuale che la Crimea venga definita la Sicilia del Mar Nero.
La politica della regione tra rivendicazioni etniche e criminalità
E’ opportuno conoscere le forze politiche che contano in Ucraina e quale tipo di impatto avranno/potrebbero avere sia sulle elezioni di gennaio sia, cosa ancora più importante, sul dopo elezioni.
Una delle caratteristiche salienti della politica in Crimea e’ che, da un lato, non tutte le forze che contano e che bisogna dunque tenere sotto controllo sono rappresentate nell’Assemblea legislativa locale e, dall’altro, non tutte le forze presenti in Parlamento contano per davvero.
Le forze politiche su cui conviene concentrare l’attenzione in vista delle prossime elezioni sono due: il Partito delle Regioni, che detiene la maggioranza nell’Assemblea locale e le istituzioni paragovernative dei tatari di Crimea, Mejlis in primis, che al momento non sono rappresentati in Parlamento. Probabilmente qualcuno sarebbe tentato di aggiungere sia il Blocco Yulia Tymoschenko sia le forze nazionaliste russe. Ciò costituirebbe un errore: il BYT aspirava ad ottenere in Crimea un misero 10% dei voti, ma dopo lo scandalo ARTEK che ha investito molti esponenti locali del partito e’ improbabile che quell’obiettivo, veramente modesto, verrà raggiunto. Per quanto riguarda i movimenti ed i gruppuscoli appartenenti alla galassia del nazionalismo russo, pur essendo pericolosi per via del loro sciovinismo, sono troppo divisi ed incoerenti per rappresentare una vera forza politica in grado di fare la differenza.
Due sono i motivi per cui il Partito delle Regioni riveste un ruolo preminente:
`42; innanzitutto, perché il leader del partito, Viktor Yanukovic é, secondo i sondaggi più autorevoli, primo nelle preferenze di voto degli ucraini e stacca di misura la Tymoschenko. E’ probabile che, salvo colpi di scena, Yanukovic vinca le elezioni presidenziali ucraine conquistando la poltrona che la rivoluzione arancione gli negò nel dicembre del 2004. Se tale vittoria si materializzerà, la Crimea, assieme alle regioni orientali, sarà uno dei suoi bastioni in cui Yanukovic farà il pieno di voti;
`42; inoltre, partendo dal presupposto che non sembrano esserci spazi per una nuova mobilitazione del nazionalismo separatista russo, e’ molto probabile che il Partito delle Regioni, per via della sua politica più accomodante verso la Russia, riuscirà a catturare il voto, e di conseguenza a rappresentare, la comunità russa di Crimea. Non va dimenticato che, attualmente, il Partito delle Regioni detiene la maggioranza nel Parlamento locale.
Il Partito delle Regioni rappresenta, dal 2006, il cosiddetto partito del potere in Crimea.
Il partito del potere e’ quella formazione politica su cui Kiev, che non ha mai avuto un controllo saldo sulla Crimea, conta per mantenere i legami con la penisola. Kiev ed il partito del potere in Crimea sono sempre riusciti, indipendentemente dal colore di chi governava nella capitale, a trovare un compromesso che tutelasse gli interessi degli attori nazionali e locali coinvolti. Compromesso negoziato nelle stanze del potere, lontano da occhi indiscreti e chiaramente non finalizzato a servire l’interesse comune. La lentezza con cui le privatizzazioni sono procedute nella penisola è un buon esempio degli effetti negativi provocati da questa politica di patronage.
Chiaramente un governo dello stesso colore a Kiev e a Simferopol renderebbe, per le elite politiche ed economiche, tutto molto più agevole.
E’ probabile che, per via dell’atteggiamento più collaborativo verso la Russia, verranno soddisfatte alcune delle rivendicazioni care alla maggioranza russa di Crimea come quello dello status della lingua russa ed il rinnovo dell’affitto delle strutture portuali di Sebastopol alla Flotta russa con relativa modifica dell’attuale costituzione ucraina che, al momento, proibisce la permanenza di truppe straniere sul suolo nazionale.
Anche nel caso del Mejlis, vi sono due motivi che lo rendono importante e degno di nota nella comprensione delle dinamiche Simferopol – Kiev:
`42; innanzitutto non si può dimenticare che il Mejlis, il cui presidente e’ il leader storico dei tatari di Crimea Mustafa Jemilev, e’ l’istituzione paragovernativa che rappresenta i Tatari di Crimea e che cerca di promuovere e tutelare la posizione di estrema debolezza in cui i tatari si trovano. Al fine di ritagliarsi uno spazio politico al rientro dall’esilio in Uzbekistan, i tatari hanno dato vita a tutta una serie di istituzioni: un’assemblea eletta chiamata Kurultay che a sua volta nomina un esecutivo chiamato Mejlis. Come già detto esse sono istituzioni parallele alle istituzioni regionali ufficiali. Le istituzioni tatare non sono ufficialmente riconosciute, ma nel corso del tempo il Parlamento locale ha dovuto, al fine di gestire le cicliche tensioni tra tatari e russi, intavolare trattative con esse. Quello che sorprende di più dei Tatari di Crimea e’ il fatto che corso del tempo hanno mostrato, per necessità, di saper agire abbastanza compattamente per portare avanti le proprie rivendicazioni;
`42; il secondo punto ha a che fare sia con il conflitto etnico a bassa intensità sia con il probabile risultato delle elezioni di gennaio.
Essendo il tipico caso di minoranza etnica discriminata dalla maggioranza, nel corso del tempo si è assistito ad una convergenza geopolitica tra tatari da un lato e ucraini dall’altro ( nazionalisti in particolare, mentre Kiev invece ha mostrato più moderazione al fine di non urtare i sentimenti della maggioranza russa). I tatari hanno cercato di proporsi come i migliori alleati di Kiev in Crimea in chiave anti – separatismo e nazionalismo russo ed in occasione della ripetizione del secondo turno delle elezioni presidenziali del dicembre 2004 votarono per Yuschenko considerandolo un baluardo contro i russi e contro la Russia.
L’uscita di scena del leader della rivoluzione arancione e la probabile vittoria di Yanukovic mette i tatari di Crimea in una posizione di estrema debolezza: non c’e’, tra i candidati più accreditati alla vittoria, nessuno a cui poter affidare il proprio voto e le proprie speranze. Infatti, ne’ Yanukovic ne’ la Tymoschenko sembrano realmente interessati ad una risoluzione del conflitto etnico a bassa intensità presente in Crimea.
A causa di ciò, e’ molto probabile che i tatari di Crimea, in quanto minoranza etnica discriminata, siano, per l’ennesima volta, i veri perdenti in Crimea.
Sarebbe tuttavia ingenuo pensare che solo i tatari di Crimea siano gli unici a rimetterci: sicuramente essi sono coloro che pagano il prezzo più alto, ma sia ben chiaro che la presenza di un conflitto etnico a bassa intensità pone e continuerà a porre a tutti gli attori politici coinvolti, Kiev in primis, delle sfide politiche grandi e rischiose sia in ambito domestico che internazionale poiché la Crimea, essendo il cuore geopolitico di una regione, quella del Mar Nero, profondamente instabile e delegittimata, viene costantemente attraversata da dinamiche conflittuali che si vanno a saldare e a rinforzare vicendevolmente con il conflitto locale.
I tatari di Crimea non rinunceranno mai alla loro lotta volta a scrollarsi di dosso il giogo delle discriminazioni che quotidianamente patiscono, ad ottenere lo status di popolo indigeno e pari opportunità politiche, economiche, sociali e culturali.
Se a Simferopol e a Kiev nessuna formazione politica mostrerà di essere realmente intenzionata ad investire il proprio capitale politico nella risoluzione di tale conflitto etnico, e’ molto probabile che il fattore tataro rappresenterà, assieme alla criminalità organizzata diffusa, l’elemento più problematico che Kiev dovrà fronteggiare nei suoi rapporti con la Crimea.
Il protrarsi dell’attuale conflitto etnico a bassa intensità rende la volontà ucraina di giocare un ruolo chiave nel Mar Nero totalmente velleitaria.