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Bollettino mensile di approfondimento geopolitico - Questo numero, a cura di Andrea Carteny (Ricercatore confermato in Storia dell'Europa orientale - "Sapienza" Università di Roma), analizza il tema dell'unità europea alla luce della persistente crisi economica. 

 

Una consultazione attesa a lungo
di Giandomenico Pumilia
Joseph Kabila REP. DEMOCRATICA DEL CONGO - Nonostante numerosi rinvii sembra ormai essere arrivato il momento per la Repubblica Democratica del Congo di votare per il proprio futuro: le prime elezioni che si possano definire libere e multipartitiche sono state fissate per il 30 luglio prossimo. Il paese attende consultazioni elettorali a tutti i livelli, presidenziale, legislativo ed amministrativo, ma il primo turno servirà a dare per il momento un Presidente ed un’Assemblea Nazionale. I numeri danno le dimensioni di un grande evento: saranno chiamati alle urne quasi 26 milioni di elettori per scegliere un Presidente tra i 33 candidati, ed i 500 componenti dell’Assemblea Nazionale tra i 9632 candidati distribuiti nelle 169 circoscrizioni. Questo eccessivo numero di candidature e le complesse operazioni di censimento degli elettori con conseguente iscrizione nei registri elettorali hanno causato i numerosi rinvii di queste consultazioni, molto attese, almeno a giudicare dalla massiccia affluenza alle urne per il referendum sulla costituzione dello scorso dicembre.

Non sembrano al momento spiccare candidati sicuri della vittoria e neppure il Presidente Joseph Kabila, figlio di Laurent-Désiré Kabila assassinato nel 2001, pare poter confidare nella sua riconferma. Questo clima di incertezza è attribuibile in parte alla frammentazione dello scenario politico, provocata dall’alto numero di candidati e partiti, in parte al malcontento della popolazione nei confronti del presidente, accusato di essersi disinteressato della popolazione e dello stato di indigenza e di povertà in cui versa, preoccupandosi solo di utilizzare il potere per l’arricchimento personale. Di fatto l’esecutivo in carica è parte integrante di un processo di transizione alla democrazia, deciso durante gli Accordi di Pretoria del 2002, che in due anni avrebbe dovuto portare alle prime elezioni democratiche passando per il disarmo e la smobilitazione dei gruppi ribelli. Tale governo di unità nazionale, comprendente esponenti dell’opposizione, della società civile e dei movimenti ribelli, fu formato solo nel luglio del 2003 fissando poi al 30 giugno 2005 la data ultima entro la quale fissare le elezioni. Una scadenza che venne posticipata permettendo nel frattempo l’elaborazione, approvazione e promulgazione della Costituzione, l’approvazione della legge elettorale e la programmazione di un nuovo riassetto amministrativo del paese che prevede tra le altre novità l’aumento del numero delle province. Le elezioni, per la verità, sono da considerare il compimento di un più lungo periodo di transizione inaugurato dal Presidente Mobutu Sese Seko nel 1990, al termine di 25 anni di partito-stato da lui amministrato, e che lui stesso s’impegnò ad ostacolare.

La Repubblica Democratica del Congo deve approfittare della possibilità, che queste elezioni le offrono per innescare un processo di crescita e di sviluppo evitando di sottovalutare l’importanza di tutte le attenzioni che sta ricevendo da parte della comunità internazionale non solo nei rapporti politici-istituzionali ma soprattutto nelle relazioni economiche e commerciali: il ritrovato colloquio con gli istituti finanziari internazionali, il finanziamento di 400 milioni di dollari destinato alle prossime elezioni da parte della comunità internazionale, l’invio di gruppi di osservatori elettorali da parte degli USA e dell’Ue che ne consentiranno un corretto svolgimento. Tutti segnali questi che indicano la rinascita di quella che, dopo la promulgazione della Costituzione, viene considerata la terza Repubblica Congolese. La rinascita di questo paese rappresenterebbe un evento benaugurante e stimolante per processi analoghi per tutta la delicata area dei Grandi Laghi, ma la Rdc ancora oggi non è del tutto pacificata, e si contano quotidiani scontri nelle zone calde del paese come il Kivu e l’Ituri, non a caso confinanti con quei paesi attori principali del periodo di conflitti, 1998-2003, che provocò tre milioni di vittime. Proprio nell’Ituri nei giorni scorsi si è registrato l’uccisone di un membro della forza di pace delle Nazioni Unite, oltre al ferimento ed al sequestro di altri soldati durante scontri ingaggiati con dei gruppi ribelli che proprio i caschi blu stanno tentando di disarmare e di far confluire nei programmi di reinserimento nell’esercito nazionale di 150 mila soldati in fase di costituzione ed addestramento. Il contingente della missione delle Nazioni Unite (Monuc), presente nel paese dal 1999, rappresenta la maggiore missione dell’Onu mai messa in campo con i suoi circa 16.000 uomini, che in futuro potrebbero essere affiancati se non sostituiti da una forza militare europea, a più riprese richiesta dal Palazzo di Vetro. La ripresa economica del paese potrà e dovrà essere incentrata sulle forze e le possibilità interne che certo non mancano. La Rdc vanta invidiabili giacimenti minerari oltre a ricoprire già una posizione dignitosa nella produzione di energia e di legname: ci sono tutte le potenzialità per un progetto di sviluppo economico, invertendo la tendenza degli ultimi decenni al depauperamento del paese a favore delle imprese occidentali o degli stati confinanti.





14.6.2006


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